Dalla discoteca ai social, così le mafie persuadono i giovani. Convegno a Bologna

Dalla discoteca fino al ristorante dove i ragazzi prendono una pizza il sabato sera, oggi le mafie entrano in contatto con giovani e giovanissimi anche attraverso vie apparentemente innocue. Se ne è parlato a Bologna, in Regione Emilia Romagna, al convegno "Come le mafie persuadono i giovani", organizzato da Assemblea legislativa regionale, nell'ambito del progetto "ConCittadini", con CortoCircuito, associazione culturale antimafia di Reggio Emilia. Il consigliere regionale componente l'Ufficio di presidenza dell'Assemblea, Yuri Torri (primo a destra nella foto d'apertura), ha ricordato come l'Assemblea, attraverso il progetto "ConCittadini", da tempo si occupa di questi temi promuovendo la cittadinanza attiva affinché chiunque possa dare il proprio contributo costruendo rapporti interpersonali sani. "Anche l'esecutivo non è stato a guardare", ha continuato Torri. La Regione ha finanziato le due aule bunker del processo "Aemilia" a Reggio Emilia e Bologna "perché fossero più accessibili ai giornalisti della stampa locale; inoltre, per evitare zone grigie è stato approvato il Testo unico regionale sulla legalità".

Elia Minari di CortoCircuito (secondo da sinistra nella foto d'apertura), autore del libro-inchiesta "Guardare la mafia negli occhi" (pubblicato dalla Rizzoli) ha detto che "la cultura mafiosa cerca di essere appetibile per i giovani: dalle serie tv ai film fino ai videogiochi è rintracciabile il mafioso nel ruolo del 'vincente'. Cosa più sconvolgente sui social network ci sono ragazzi che si atteggiano come piccoli boss ostentando banconote, macchine costose e armi enfatizzando i privilegi dell'essere mafioso". Giuseppe Borrelli (secondo da destra nella foto d'apertura) procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e di Catanzaro, è intervenuto spiegando che le rappresentazioni delle mafie che ci danno serie tv come "Gomorra" sono del tutto parziali. La Camorra, nella fattispecie, non è più solo omicidi, estorsioni e traffici illeciti, ma si rivolge a nuovi attori sociali. La criminalità organizzata si fa imprenditoria, ed è in questo contesto che i giovani si trovano a contatto con la realtà mafiosa.

"Il contrasto alle mafie deve essere contrasto alla criminalità economica - ha detto Francesco Greco (primo a sinistra nella foto d'apertura) procuratore capo di Milano e già 'mente' del pool "Mani pulite" ai tempi di Tangentopoli proprio sui reati finanziari - oggi sono spesso gli imprenditori locali a cercare la mafia per questioni di smaltimento dei rifiuti o disinquinamento ambientale. Esiste una criminalità degli affari che sta impoverendo le nuove generazioni senza che loro se ne rendano conto".

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