Cassazione ancora su autovelox: infrazione va contestata sul posto

La Corte di Cassazione civile è dovuta tornare per l'ennesima volta sulle multe tramite autovelox agli automobilisti che avrebbero superato i limiti di velocità. La suprema Corte s'era pronunciata l'ultima volta lo scorso marzo e questa volta ha sentenziato su un ricorso contro il Tribunale di Chieti, nella stessa provincia dove sette anni fa, nel 2010, Il nostro direttore Pierluigi Spiezia, fu costretto a ricorrere al Prefetto per vedersi togliere una multa ricevuta dopo mesi per posta e non contestata sul posto. 

La Cassazione, con l’ordinanza 25030/17, pubblicata ieri 23 ottobre, ha riaffermato che è illegittimo il verbale per l’infrazione accertata con lo strumento elettronico di rilevazione della velocità, ex articolo 142 del Codice della Strada, se non motiva in merito alle ragioni della mancata contestazione immediata al trasgressore. Tanto vale a maggior ragione se il tratto di strada ove è stato effettuato l’accertamento è un lungo rettilineo e, quindi, spetta sempre all’ente accertatore motivare sul fatto che il veicolo che ha superato il limite non è stato fermato dalla pattuglia. Nella fattispecie i giudici della sesta sezione civile della Cassazione hanno rigettato il ricorso di un Comune avverso la sentenza del Tribunale teatino che a sua volta aveva ritenuto legittima la sentenza del Giudice di Pace con la quale era stato annullato un verbale elevato con autovelox.

Per l’amministrazione comunale, le decisioni di merito erano ingiuste in quanto, nel caso in cui la rilevazione dell’andatura avviene con autovelox che consentono la determinazione dell’illecito soltanto in un momento successivo, quando il veicolo trasgressore risulta ormai lontano dal posto di accertamento, alla polizia basterebbe indicare a verbale che è stato utilizzato un apparecchio con queste caratteristiche per essere esonerata da ulteriori precisazioni sull’omessa contestazione. Per gli ermellini ciò è vero nei casi previsti dalla legge, ma non quando lo strumento di misurazione viene gestito dalla pattuglia che opera in loco e il teatro delle rilevazioni è un lungo rettilineo. In tale situazione gli agenti di polizia stradale possono posizionarsi in modo tale che, misurata la velocità delle autovetture in transito, possono fermare l'autovettura di cui si era rilevato il superamento. Nel caso in cui non lo facciano, hanno l’obbligo di spiegarne le motivazioni nel processo verbale di contestazione. Peraltro, nella circostanza, il tratto in questione risulta essere una strada extraurbana secondaria e non principale né un’autostrada: si rende quindi tantopiù necessario indicare le ragioni che avrebbero impedito alla pattuglia la contestazione immediata.

(Si ringrazia Giovanni D'Agata dello Sportello dei Diritti per la collaborazione)

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