Discriminazione razziale, 'New York Times' scrive di ricerca italiana in Usa

Un riconoscimento prestigioso, ancorché non proveniente dal mondo accademico, è andato a Mirco Tonin, docente di Politica economica ed Economia del settore pubblico alla Facoltà di Economia della Libera Università di Bolzano. Il quotidiano Usa "New York Times", sia nella versione cartacea che in quella online, ha recentemente dedicato un lungo articolo, dal titolo "It’s not easy to prove racism. This study does" (Non è facile provare il razzismo. Questo studio ci riesce), a una ricerca condotta da un team di economisti tra cui Tonin (nella foto d'apertura) e Corrado Giulietti e Michael Vlassopoulos, colleghi di Tonin all’Università inglese di Southampton. La ricerca s'intitola "Racial discrimination in local public services: a field experiment in the Usa" ed è stata presentata lo scorso anno alla conferenza annuale del National bureau of Economic research (Nber) di Cambridge (Stati Uniti). La ricerca mirava a individuare se il trattamento delle amministrazioni statunitensi nei confronti della popolazione afroamericana sia viziato da pregiudizio. Gli autori della ricerca hanno scritto a circa la metà del totale degli indirizzi email di servizi pubblici sparsi nei 50 stati degli Usa: amministrazioni scolastiche, centri per l’impiego, uffici degli sceriffi, biblioteche, uffici dell’amministrazione finanziaria. Le richieste erano molto semplici, per non scoraggiare un’eventuale risposta da parte degli impiegati. Hanno quindi analizzato le diverse reazioni dei dipendenti pubblici statunitensi nei confronti dell'email di cittadini a seconda della loro presunta appartenenza etnica, inferita dal nome fittizio utilizzato: Jack Mueller e Greg Walsh come nomi “bianchi”, DeShawn Jackson e Tyrone Washington come nomi tipici di afroamericani.

“Il tasso di risposta è stato abbastanza elevato: ha risposto circa il 70% degli uffici. La percentuale è buona ma l’analisi di chi effettivamente ha ottenuto una risposta ha evidenziato considerevoli differenze di trattamento tra cittadini con nomi e cognomi da bianco e quelli con nomi da afroamericano - rivela Tonin - i primi hanno ricevuto una risposta nel 71% dei casi mentre i secondi solo nel 67%”. Il divario maggiore è stato registrato nelle risposte date dagli sceriffi. Essi rispondono al 53% delle mail dei bianchi, mentre i neri hanno ottenuto una risposta solo nel 46% dei casi. La discriminazione esplicita da parte del settore pubblico, negli Usa, è illegale. Con il nostro esperimento abbiamo voluto saggiare la discriminazione sottotraccia, che è doppiamente odiosa perché in particolar modo il settore pubblico dovrebbe promuovere la mancanza di pregiudizi e facilitare l’integrazione delle minoranze, come è successo in passato”.

Prima di rientrare in Italia per insegnare a Bolzano, Tonin è stato professore ordinario all’Università di Southampton (cui continua a essere affiliato) e consulente della Banca Mondiale e dell’Organizzazione mondiale del Lavoro.

 

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