Venezuela, 3500 arresti. Maduro aumenta salari e Papa prega ad Angelus

Sabato scorso la polizia del Venezuela ha arrestato 62 studenti che stavano manifestando contro il presidente Nicolas Maduro, a cui si chiedono dimissioni ed elezioni perché il leader chavista è responsabile della crisi senza precedenti che colpisce il Paese sudamericano più ricco di petrolio nel continente. Maduro, nella retorica che contraddistingue il regime in difficoltà da quando lui è al potere, sostiene che la crisi è il risultato di una cospirazione appoggiata dagli Stati Uniti. 

La metà degli studenti è stata arrestata mentre cercava di marciare verso gli uffici dell'autorità elettorale a Caracas, ha dichiarato Daniel Ascanio, leader degli studenti dell'Università "Simon Bolivar": "Non c'è alcuna ragione per il loro arresto" ha dichiarato sottolineando che stavano protestando "pacificamente". Con questi arresti le persone recluse dal regime sono diventate 3500: lo rivela la ong Foro Penal, la quale ha denunciato che nelle proteste di massa sono state arrestate 3.500 persone mentre i morti, secondo fonti ufficiali, sono arrivati a 89 (ma sarebbero di più). Trentuno studenti arrestati sono stati poi rilasciati ieri su disposizione del giudice. 

 

La procuratrice generale Luisa Ortega, responsabile di più alto rango che ha rotto con Maduro, ha annunciato un nuovo passo della sua battaglia legale contro il presidente: ha denunciato il capo dell'intelligence Gustavo Gonzalez Lopez (nella foto a destra con Maduro) per presunta violazione dei diritti umani.

Papa Francesco ha lanciato domenica un nuovo appello per il Venezuela. "Il 5 luglio - ha detto Jorge Mario Bergoglio a conclusione dell'Angelus - ricorrerà la festa dell`indipendenza del Venezuela. Assicuro la mia preghiera per questa cara Nazione ed esprimo la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza. Faccio appello affinché si ponga fine alla violenza e si trovi una soluzione pacifica e democratica alla crisi. Nostra Signora di Coromoto interceda per il Venezuela e tutti noi preghiamo Nostra Signora di Coromoto per il Venezuela".

Il Papa ha ricevuto recentemente i vertici della Conferenza episcopale del Venezuela e il nunzio apostolico a Caracas, monsignor Aldo Giordano. Il Vaticano è da lungo attenta al degenerare della crisi venezuelana. Prima che la crisi degenerasse, Maduro aveva parlato personalmente con il Papa in occasione di una sua non preventivata tappa a Roma ad aprile dell`anno scorso. 

Nel corso del 2016 la diplomazia vaticana ha preso parte come soggetto facilitatore insieme all`Unione della nazioni del Sudamerica (Unasur) al tavolo di mediazione tra Governo e opposizioni, dapprima con il nunzio apostolico in Argentina, monsignor Emil Paul Tscherrig, e poi con l`arcivescovo Claudio Maria Celli, navigato diplomatico di lungo corso. Un tentativo, ha detto il Papa in persona il 29 aprile sul volo di ritorno dall`Egitto, che "non ha avuto esito perché le proposte non sono state accettate o venivano diluite". La stessa opposizione, ha peraltro rilevato il Papa in quell`occasione, "è divisa", suscitando reazioni come quella del leader Henrique Capriles (nella foto a sinistra col Pontefice). Il 30 aprile, Francesco ha poi fatto appello "al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione". In una lettera consegnata all`episcopato locale lo scorso venerdì 5 maggio tramite il nunzio Giordano, Francesco esprimeva la propria convinzione che "i gravi problemi del Venezuela possono essere risolti se c`è volontà per costruire ponti, se si desidera dialogare seriamente e rispettare gli accordi raggiunti". Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, in passato nunzio apostolico in Venezuela, ha più volte affermato, in queste settimane, che le elezioni sono la condizione per la ripresa del dialogo politico nel Paese. Parole ora richiamate implicitamente dal Papa che ha parlato di una "soluzione democratica" alla crisi. Elezioni anticipate che Maduro non vuole perché sa di perderle.

Il capo dello Stato - per cercare di riconquistare un minimo di popolarità nel Paese distrutto, dove ormai non è più seguito nemmeno dai poveri che per anni hanno sostenuto il chavismo in cambio di sussidi generosi - ha annunciato l'aumento (il terzo nel 2017), del 50% del salario minimo, a 97351 bolivares, che equivale a soli 12,51 dollari al cambio "parallelo", quello reale che si fa per strada. Il capo dello stato, analogamente, ha annunciato un aumento del valore della borsa degli alimenti, che accompagna il salario minimo, portandolo a 153mila bolivares. Gli aumenti mirano a contenere l'inflazione, che quest'anno dovrebbe essere del 720%, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale.

 

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