Venezuela, morto pure minorenne. Ministro Alfano teme guerra civile

Un 15enne è morto ieri "durante una manifestazione" nello Stato occidentale di Tachira, in Venezuela, portando a 43 il numero delle persone rimaste uccise dall'inizio delle proteste contro il governo di Nicolas Maduro, da inizio aprile scorso. Il governo chavista ha annunciato l'invio di 2600 soldati a Tachira, al confine con la Colombia, dove ci sono stati assalti e saccheggi a siti della sicurezza durante le recenti manifestazioni. "Ho ordinato il trasferimento di duemila guardie e 600 militari delle forze speciali", ha detto il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez (nella foto sotto a destra con Maduro), ai microfoni dell'emittente televisiva Vtv.

In Italia aumenta la preoccupazione del governo Gentiloni che ha inviato aiuti in Venezuela: il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha detto che esiste il "concreto rischio di una guerra civile" a fronte della "mancanza di volontà politica di superare lo scontro e avviare un dialogo genuino". Il capo della farnesina lo ha detto in Senato rispondendo sulla situazione in Venezuela, esprimendo al contempo "grande preoccupazione per i 150mila italiani residenti" e i quasi due milioni di oriundi. Secondo Alfano, "il governo di Caracas non ha compiuto nessuno degli atti necessari per un dialogo sostanziale", perchè "non è stata messa mano a un calendario elettorale, non sono stati liberati i prigionieri politici" e "non si è cessato di assumere provvedimenti discriminatori contro i leader dell'opposizione", come l'interdizione dagli incarichi pubblici per 15 anni del leader dell'opposizione Henrique Capriles, che recentemente ha polemizzato con Papa Francesco. 

"Tali atti sembrano aver rafforzato l'unità dell'opposizione parlamentare, e lo si è visto dalle manifestazioni" di piazza in atto dall'inizio di aprile, ha aggiunto il ministro (nella foto a destra), "represse con crescente violenza". Ad oggi sono oltre 40 le persone rimaste uccise nel corso delle proteste. Alfano ha rimarcato come "un fronte ampio di paesi ha inviato al presidente Maduro messaggi convergenti" di condanna delle violenze e di appello al dialogo, ma "nonostante le pressioni, il governo di Caracas ha scelto l'isolamento e il rifiuto del dialogo. Nei giorni scorsi ho reiterato la preoccupazione italiana per la crescente violenza, che non è la soluzione e la manifestazione del dissenso è un diritto". Quindi, ha proseguito, "ho esortato il governo a prestare ascolto alla popolazione e ai suoi rappresentanti eletti, a rispettare la volontà popolare, la separazione dei poteri, la democrazia... ho invitato Caracas a non alimentare la contrapposizione interna", ma "il mio appello è stato respinto e le mie dichiarazioni definite perniciose e caratterizzate da finalità interventistiche. Ribadisco che non è nostra intenzione interferire negli affari interni di uno Stato sovrano... ma che non possiamo rimanere inermi davanti alla crisi". Alfano ha quindi precisato che il governo "continuerà a rimanere in contatto col Vaticano", coinvolto nei mesi scorsi nel dialogo tra governo e opposizione, e che "alla diplomazia vaticana va tutto il nostro sostegno con la speranza che apra spiragli di soluzione".

Il ministro ha poi riferito al Senato sulle iniziative del governo per "cercare di fornire sostegno e assistenza" agli italiani residenti nel Paese sudamericano, garantendo in particolare aiuti alimentari e farmaci, a "fronte della carenza di medicinali salvavita. La Farnesina ha pronto un piano di emergenza di un milione di euro, insieme ai fondi già disponibili, pari a 400mila euro - ha precisato - ha rafforzato le risorse umane della rete diplomatica e le misure di sicurezza in tutte le sedi". In ultimo, Alfano ha ricordato i "crediti vantati dalle nostre aziende, che non hanno abbandonato il Paese", pari a tre miliardi di euro, e il governo "sta continuando a impegnarsi per approfondire le modalità per recuperare tali crediti".

 

 

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