Venezuela, manifestazione contro Maduro anche a Pescara. Sindaco presente

Dopo il "Flash mob" della vigilia di Pasqua, la comunità venezuelana è tornata sabato scorso anche a Pescara, in piazza della Rinascita (piazza "Salotto"), per manifestare contro la "dictadura" in Venezuela del presidente Nicolas Maduro e portare all'attenzione dell'opinione pubblica la grave situazione che sta passando il Paese sudamericano ricco di petrolio eppure ormai ridotto alla povertà estrema. Durano ormai da quasi un mese le proteste in strada e le manifestazioni contro il "regime" chavista a cui il governo risponde con la violenza delle armi: il bilancio dei morti è salito a 32. 

La comunità venezuelana abruzzese è voluta tornare in piazza per attirare l'attenzione degli italiani e dei media, accusati con tanto di espliciti cartelli ("il silenzio è complicità") di raccontare ancora troppo poco su cosa sta accadendo in un Paese dove vivono circa due milioni di italiani, fra cittadini e oriundi. Per ciò che ci riguarda, IlMondo.tv ha sempre scritto sulla crisi venezuelana e a onor del vero anche tg e giornali coprono quasi quotidianamente la "guerra civile" di fatto che si sta consumando a Caracas e nelle principali città del Venezuela. Paese che si chiama così grazie al navigatore italiano Amerigo Vespucci che così la ribattezzò, "Venezuela", "piccola Venezia", quando nel 1499 avvistò le palafitte degli indigeni sulla coste del continente nuovo, che gli ricordavano, appunto, la città lagunare italiana.

I manifestanti hanno rivelato in piazza che non si tratta di guerra civile perché a sparare è solo la polizia e i morti stanno solo dall'altra parte, di coloro che chiedono semplicemente che il fallito Maduro si dimetta prima delle fine del suo mandato, che scade nel 2018, e si vada a elezioni anticipate così come che si voti per quelle regionali, sospese.

Bella, toccante, incisiva la rappresentazione di una danzatrice venezuelana - interpretata da Caroni Mora - che, mentre esprime, ballando, la sua "libertà" viene arrestata e legata da due chavisti-oppressori con il volto della morte come maschera (nella foto a destra e sotto a sinistra). A inizio manifestazione chi non sapeva della performance teatrale in scaletta ha pensato a una presenza a sorpresa di militanti chavisti veri e propri (che in principio erano senza maschere) a controllare la manifestazione. Ma poi ben presto ci si è accorti che erano comparse i due chi indossavano la famosa maglietta rossa dei "tempi d'oro" del defunto presidente Hugo Chavez e il cartello del "Tribunal supremo de Justicia", la corte suprema venezuelana che invece di rimanere "super partes" ha ultimamente gettato la maschera e fatto capire di essere sottomessa persino lei al potere chavista che governa il Paese dal 1999. 

Oltre al teatro di strada anche la musica, come si conviene a un popolo latinoamericano che non rinuncia alla propria allegria nemmeno nei momenti tristi e che vede a Pescara l'attiva presenza di cantanti come Angela Parra e Sheila Perez. Le due artiste hanno cantato in principio anche gli inni nazionali d'Italia e Venezuela. Un italo-venezuelano emigrato e contro-emigrato, ha avuto da ridire: "Non c'è niente da cantare, siamo in lutto" ha lamentato agli organizzatori prima di prendere la parola "anche perché dobbiamo spiegare bene agli italiani che passano ma non si fermano cosa avviene in Venezuela". Una volta col microfono in mano, però, il manifestante ha parlato in spagnolo e non nell'italiano che pure conosce e, quindi, comunicato ai suoi connazionali sudamericani e non alle persone di cui avrebbe voluto attirare di più l'attenzione. E proprio, in sostanza, ciò che accade ai venezuelani che sono andati via dal Paese: un popolo afflitto che fino a un mese fa non riusciva a far comprendere bene cosa accadesse in Venezuela da un punto di vista innanzitutto politico e in maniera credibile. 

Fra i politici intervenuti il sindaco di Pescara Marco Alessandrini, che ha salutato, il consigliere comunale Carlo Masci e l'ex consigliere regionale e del Cram Ricardo Chiavaroli (nella foto d'apertura i tre pèolitici con due delle organizzatrici, Maria Claudia Lopez e Yaimary Velazco). Masci e Chiavaroli sono entrambi figli di emigrati in Venezuela. 

L'assessore regionale agli Abruzzesi nel mondo, Donato Di Matteo, ha inviato per i saluti la sua addetta stampa Alessandra Portinari. Il Comune di Pescara era rappresentato col Primo cittadino ma anche l'assessore comunale alle Politiche sociali e Immigrazione, Antonella Allegrino, ha trasmesso vicinanza e dimostra non da oggi attenzione verso la questione venezuelana, anche con azioni concrete tipo la raccolta di medicinali fatta alla Pizzeria del Massimo in occasione della "Festa delle birre latinoameriane" (fra cui la venezuelana Polar, azienda che pure vive una situazione paradossale). Ad Alessandrini (foto sopra a sinistra) sono state fatte vedere fogli a lutto stesi per terra con i nomi e le foto di alcuni venezuelani morti in questi giorni violenti come mai prima.

Di Matteo ha stanziato recentemente 10mila euro come Cram Regione Abruzzo per l'invio di medicine in Venezuela tramite i canali umanitari che in Italia sono rappresentati dalla Ali (intervenuta al microfono con Maria Melchionna) del presidente medico italo-venezuelano Edoardo Leombruni. L'invio dei medicinali che sono scomparsi dagli scaffali delle farmacie è stato pure ricordato dagli organizzatori, fra mille difficoltà, visto che il governo non riconosce l'emergenza nazionale e, quindi, blocca, se intercetta, l'ingresso di medicine dall'estero. Dei 10mila euro del Cram, già inviati alla Fondazione "Abruzzo Solidale" di Caracas, nessun accenno. Chissà perché.

Il medico italo-venezuelana Hayde Soto ha ricordato che a causa della crisi sanitaria i bambini non bevono latte e non fanno nemmeno le vaccinazioni obbligatorie, col rischio che in futuro si scatenino epidemie di malattie debellate da tempo. Patrizia Pagano, farmacista, ha rivelato che alcuni italiani stanno chiedendo asilo politico dentro l'Ambasciata d'Italia a Caracas che ne ha già rilasciati un paio. 

Se l'obiettivo della manifestazione era quello di attirare l'attenzione di un'Italia ancora troppo distratta sul Paese-fratello Venezuela, si può dire che è stato centrato. Gli italiani oggi sanno - grazie anche ai media - ma il problema Venezuela deve essere risolto dai venezuelani e non dagli organismi stranieri che pure si sono espressi e hanno approvato risoluzioni di condanna vero il regime chavista. Risoluzioni Ue e del Parlamento italiano pure ricordate al microfono. Così come quelle dell'Oas e degli Stati Uniti. La libertà, la democrazia e soprattutto il benessere economico si tornano a conquistare anche con la lotta armata, se necessario, è bene stanno facendo i manifestanti di oggi a rischiare la vita per una giusta causa. Una cosa è certa: Maduro ha i giorni contati, farebbe bene a dimettersi per evitare il peggio al suo popolo martoriato. Ma il mediocre erede di Chavez rimane incollato alla poltrona anche per rinviare quel giorno in cui dovrà scappare e rendere conto al mondo intero i suoi crimini contro l'umanità.

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