Venezuela, "Flash mob" mondiale contro Maduro. Esercito per ora fedele

"Flash mob" sabato scorso contro il presidente Nicolas Maduro e la sua "dictadura" nelle principali città del mondo, organizzati dai venezuelani che si oppongono al "regime" e al disastro economico, politico e sociale che è riuscito a creare il capo di Stato del più ricco produttore di petrolio delle Americhe. Un tam tam che si è diffuso viralmente via social network - seguito ai violenti incidenti in varie città del Venezuela durante la settimana che ha preceduto la Pasqua (cinque morti) - e che ha portato la comunità sudamericana a riunirsi nelle piazze di città anche piccole come la nostra Pescara (nella foto d'apertura). Nelle foto che seguono, le riunioni in altre città come Barcelona (Spagna), Buenos Aires (Argentina), Londra (Gran Bretagna, foto qui a destra), Milano o Toronto (Canada). Le reazioni dentro e fuori il Paese sono scaturite a seguito dell'incredibile decisione della Corte suprema (anche per essere tornata indietro sui suoi passi) di aver avocato a sé i poteri del Parlamento in mano all'opposizione al chavismo. Un'anomala misura che ha fatto gridare all'"autogolpe" di Maduro che ha bisogno dell'ok dell'Assemblea nazionale per evitare il fallimento della compagnia petrolifera Pdvsa.  

Maduro rimarrà incollato alla poltrona fino a quando avrà il sostegno dell'esercito che potrebbe fare un golpe militare in qualsiasi momento e far passare il venezuela da una presunta dittatura a una vera e a tempo indeterminato. Certo, peggio di così non si può stare, si fa fatica a trovare persino il pane e le medicine salvavita, oltre che tutti i beni di prima necessità. Proiprio ieri il presidente erede di Hugo Chavez ha ricevuto ieri il sostegno "incondizionato" dei militari che hanno dichiarato: "Le forze armate nazionali bolivariane hanno ratificato la loro fedeltà incondizionata al presidente", anche se a dichiararlo è stato il generale Vladimir Padrino Lopez che è sì capo di Stato Maggiore ma è anche ministro della Difesa. Maduro è "un presidente veramente chavista che le forze armate ammirano profondamente", ha detto Padrino Lopez, ringraziato pubblicamente dal presidente. "La lealtà si ripaga con la lealtà", ha detto il capo dello Stato ordinando all'esercito di difendere "la rivoluzione bolivariana" e di scendere in strada per l'ennesima volta contro la protesta che secondo l'opposizione sarà "la madre di tutte le proteste" prevista per domani 19 aprile, per il giorno in cui si celebra l'inizio della guerra d'indipendenza nel 1810.

"Dalla prima levata, dal primo canto del gallo, le forze armate della nazione bolivariana saranno nelle strade...per dire 'Lunga vita alla rivoluzione bolivariana'", ha dichiarato Maduro in un discorso in tv con una retorica fuori luogo. La televisione pubblica ha mostrato le immagini dei soldati che marciano per le strade di Caracas. Padrino Lopez (nella foto a fianco è a destra con Maduro) ha spiegato che l'esercito mostrerà "il suo spirito combattente in vista di domani ma ha spiegato che lo spiegamento di forze "è un invito alla pace" perché "non vogliamo conflitto".

Anche i chavisti (che ormai sono sempre meno nel Paese, ridotti a meno di un terzo, che è la proporzione delle forze in Parlamento) hanno indetto per domani una manifestazione. La siotuazione è incandescente e, a prescindere dalla parole "rassicuranti" di Maduro e Padrino Lopez, tutto potrà succedere in qualsiasi momento. Il Paese non ce la fa più e sarà lunga e difficile la strada per far uscire fuori il Venezuela dalle macerie di una politica senza fondamenti. Nemmeno quelli del socialismo democratico tanto invocato e criticato dalla stessa Internazionale Socialista che chiede la liberazione dei prigionieri politici, a partire dal socialdemocartico Leopoldo Lopezraffigurato sulla maglietta indossata dalla manifestante pescarese Maria Claudia Lopez (foto a destra), componente l'Osservatorio Emigrazione della Regione Abruzzo, organismo che sta inviando in Venezuela medicinali e cure grazie all'impegno dell'assessore del Pd Donato Di Matteo che da medico aveva capito già 10 anni fa che la cosiddetta "Rivoluzione bolivariana" andava nel senso inverso ai principi socialisti democratici.

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