Premio Sakharov, ex schiava Murad: messaggio contro disumanità Isis

Una delle due donne yazide, la 23enne Nadia Murad, sfuggita alla schiavitù dell'Isis e che ieri ha ricevuto il Premio Sakharov da parte del Parlamento europo, ha dichiarato che questo riconoscimento è "un potente messaggio" contro la "disumanità" dello Stato Islamico. Con questo premio "il mondo libero condanna la disumanità criminale dell'Isis e onora le sue vittime" ha affermato in un comunicato pubblicato a Washington (Stati Uniti) la giovane donna (nella foto col segretario generale dell'Onu Ban-Ki Moon nel giorno in cui è stata nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite), divenuta insieme alla 18enne Lamia Haji Bashar, la seconda premiata, uno dei simboli della difesa della comunità yazida perseguitata dai jihadisti.
"Questo riconoscimento è un messaggio potente al nostro popolo e a più di 6700 donne, ragazze e bambini diventati vittime della schiavitù e del traffico di esseri umani dell'Isis, e che dice che il genocidio non si ripeterà più".

Nadia e Lamia hanno vissuto mesi di incubo, ridotte in schiavitù, torturate e stuprate dai jihadisti dello Stato islamico, prima di riuscire a fuggire e diventare il volto della lotta in difesa del loro popolo, gli yazidi, minacciato da un vero e proprio genocidio. Le due giovani furono rapite due anni fa nel loro villaggio di Chocho, nel nord dell'Iraq, e portate a Mosul, conquistata dall'Isis. 
La Murad è anche candidata al Premio Nobel per la Pace. Da quando ha ritrovato la libertà, la giovane donna ha dedicato tutte le sue energie per far conoscere al mondo la tragedia delle persecuzioni contro gli yazidi - comunità curda che professa un'antica religione con oltre mezzo milioni di fedeli concentrati nella provincia di Sinjar al confine tra Siria ed Iraq - chiedendo che vengano considerate un genocidio.
"La prima cosa che hanno fatto è stata costringermi a convertirmi all'Islam", ha raccontato Nadia all'agenzia "France Presse". Prigioniera degli uomini del califfo, viene costretta a sposare un jihadista. "Non ce la facevo più a sopportare stupri e torture", ha raccontato la ragazza, per spiegare come avesse deciso di fuggire rischiando la morte. Nell'assalto dei jihadisti al villaggio, Nadia ha perso la madre e sei fratelli e sorelle. Poi, una volta fuggita, ha raggiunto un campo sfollati in Kurdistan, dove poi ha contattato una ong yazida che l'ha aiutata a raggiungere la Germania e a ritrovare una sorella.
Anche la Bashar è stata rapita a Kocho quando aveva appena 16 anni.
"Si tratta di una donna straordinariamente forte che ha sopportato cose che non augurerei a nessuno - ha spiegato uno psicologo che l'ha aiutata in Germania, Jan Kizilhan Molti dei suoi parenti e conoscenti più stretti sono stati uccisi davanti ai suoi occhi dallo Stato islamico prima che fosse catturata, asservita, venduta più volte e ripetutamente violentata assieme ad altre ragazze yazide". Dopo 20 mesi di prigionia e diversi tentativi di fuga falliti, Lamia è riuscita ad arrivare a Kirkuk con alcune compagne, ma una di loro è saltata su una mina che l'ha uccisa, mentre il neo Premio Sakharov ha perso un occhio e ha subito gravi ustioni al volto e al corpo (nella foto a destra).
Adesso Lamia vive in Germania con una sorella e riesce di nuovo a camminare autonomamente. Sogna di diventare un'insegnante di scuola elementare e di rimanere in Germania.

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