Fuocoammare candidato all'Oscar, ma Bartolo sogna la fine degli sbarchi

Il suo sogno è la fine degli sbarchi, consentire che i "migranti" possano vivere nel proprio Paese senza dover fuggire. E il suo appello all'Europa, Pietro Bartolo, medico di Lampedusa dal 1991,  continua a lanciarlo in ogni occasione, anche dopo la notizia della candidatura all'Oscar di Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi di cui è stato protagonista. 

"Siamo riusciti ad accendere un faro in Europa. Ora lo abbiamo acceso nel mondo. Questo grazie a Gianfranco. Sono anni che volevamo che si accendesse questo faro e spero che attraverso questo messaggio si possa contribuire a dare fine a questa tragedia. La gente comincia a capire e voglio sognare che sarà così. Per me Gianfranco è stato il genio della lampada. Per me io ho già vinto tutto", ha commentato Bartolo (fonte Ansa).

Pietro Bartolo, nel marzo scorso, ha ricevuto a Pescara il premio "Sì all'Uomo", organizzato ogni anno dall'associazione "Domenico Allegrino Onlus" per riaffermare il valore della vita. Anche in quella occasione,  la sua fu una drammatica e toccante testimonianze sulle storie dei migranti che sbarcano a Lampedusa lasciandosi alle spalle violenze, miseria e atrocità. "E' un dovere di ogni uomo accoglierli, nessuno si può rifiutare davanti a chi ha bisogno di aiuto. Non sono un eroe, faccio quello che è giusto fare – disse durante la manifestazione - Non riesco a chiamarli clandestini, sono persone come noi. Penso a un bambino di sei mesi, di un anno, che reato ha commesso per essere considerato clandestino? Allora siamo tutti clandestini!” (nel video in basso a sinistra l'intervista).

La storia de "u dutturi" è raccontata anche nel libro in uscita da Mondadori, ''Lacrime di sale'' scritto con Lidia Tilotta, giornalista della Tgr, quasi un'autobiografia


 

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