In Siberia più caldo che a Londra, climatologi in allarme

Mentre in Europa si gela, un'ondata di caldo senza precedenti incombe in questi giorni sull'Artico e obbliga i climatologi a riconsiderare anche le più pessimistiche previsioni sui cambiamenti climatici. La preoccupazione principale degli scienziati riguarda il vortice polare - quei venti gelidi che d'inverno ghiacciano l'area più settentrionale dell'emisfero - che potrebbe essere stato scomposto in tanti mini vortici polari a causa del riscaldamento globale. Uno di questi - spiega il quotidiano inglese "The Guardian" - ha raggiunto l'Europa e investito anche gli stati più meridionali del continente, mentre nelle zone geografiche solitamente gelide, le temperature sono decisamente più miti: in Siberia - regione che copre il 75% della Russia, oltre 13 milioni di km, con tre abitanti ogni km (nella foto d'apertura, il suo lago Baikal, attraversato a cavallo) - si registrano temperature fino a tre gradi Celsius superiori alla media (non è un errore di battitura) mentre in Groenlandia dall'inizio dell'anno ci sono state ben 61 ore sopra lo 0 termico, il triplo di sempre. I climatologi non hanno parole per definire la situazione: "folle", "innaturale", "semplicemente scioccante".
"Si tratta di un'anomalia nell'anomalia. E' ampiamente al di fuori di qualsiasi statistica storica e questo suggerisce che ci saranno ulteriori sorprese se continueremo a colpire la bestia arrabbiata e ferita che è il nostro clima - ha spiegato Michel Mann, direttore dell' Earth system science center della Pennsylvania state university (Stati Uniti) - l'Artico ci sta inviando un avvertimento molto chiaro".
Il Guardian prosegue portando esempi: a Cape Morris Jesup, la punta più settentrionale della Groenlandia (nella foto a destra, una zona abitata), la colonnina di mercurio negli ultimi giorni era ben più alta che a Londra (Gran Bretagna, nella foto sotto a sinistra) o Zurigo (Svizzera), che si trovano migliaia di chilometri più a Sud. Le cause e le conseguenze di questa situazione sono allo studio. 

La questione principale è capire se siamo in presenza di un indebolimento o addirittura un collasso del vortice polare: il vortice infatti dipende dalla differenza di temperature tra l'Artico e le medie latitudini, differenza che si sta assottigliando poiché il Polo Nord si riscalda a velocità superiore a qualsiasi altra zona della Terra. Se ovunque le temperature media sono aumentate di circa un grado, al Polo nord siamo già attorno ai tre gradi e secondo la Nasa il ghiaccio artico si sta sciogliendo del 13,2% per decennio.
Finora molto controversa, l'ipotesi quindi di una situazione invertita, nota come "Artico caldo e continenti freddi", si fa sempre più strada tra gli scienziati e i modellisti lavorano a nuovi scenari.

 

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