Progetto 'Woundhead', perché violenze psicologiche non lasciano ferite visibili

  • Print

Inizieranno il prossimo mese di settembre le riprese del secondo cortometraggio di Monia De Lauretis "Woundhead", progetto dalla tematica piuttosto singolare che può riassumersi con una domanda: come sarebbe il mondo se anche le violenze psicologiche lasciassero sul volto delle vittime delle ferite reali, visibili e identificabili da tutti? "Woundhead" ("testa ferita", nel video a destra il trailer di presentazione) "tenterà di ridisegnare il mondo che conosciamo - spiega la De Lauretis, video-maker ma anche grafica e fotografa di Pescara - immaginando cosa cambierebbe nella società, nella credibilità delle vittime, nella privacy, sul lavoro, nella società e nella sua organizzazione, nella dinamica delle violenze, nelle relazioni interpersonali, ma anche legalmente".

L'autrice ha da poche ore lanciato anche una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma "Produzioni dal basso", per "finanziare l’opera e per assoldare Giorgio Mastrota come attore protagonista - rivela - Anche dei piccoli contributi saranno importanti per raggiungere un livello tecnico adeguato, pur rimanendo una produzione dallo spirito indipendente e alternativo. Come mai Mastrota? Perché coprirà un ruolo chiave forse prevedibile ma estremamente emblematico nel contesto", afferma l'artista pescarese.

L'opera prima della De Lauretis "Dis/quiet" (nel video qui a sinistra, il trailer), è stata selezionata in diversi festival internazionalied è arrivata finalista con proiezione a New York (Statu Uniti) nell'aprile 2019, e ha vinto il terzo premio al "Bizarro film festival" di Bologna.

 

 

e-max.it: your social media marketing partner