Rdc, Tridico replica a proteste: media è 520 euro. Chi aveva di più con Rei mantiene

E' bufera da ieri sui social network per le prime risposte ai beneficiari del Reddito di Cittadinanza (Rdc) che hanno ritirato la carta alle Poste e scopero, in molti casi, che l'assegno non è quello minimo di 500 o 780 euro (se in affitto) ma molto meno, in alcuni casi segnalati anche di 40 euro. Sulla pagina Facebook dell'Inps i post arrabbiati o ironici si sono moltiplicati, anche da parte delle risposte degli addetti dell'Istituto online. L'Inps si è pure scusata "per alcuni toni utilizzati per la gestione della pagina Facebook che non rispecchiano i valori e la missione dell'istituto - ha dichiarato il neo presidente Pasquale Tridico (che è anche l'ideologo del Rdc, nella foto d'apertura) - Obiettivo dell'Inps e della pubblica amministrazione in generale, deve essere quello di creare un dialogo costante e trasparente per avvicinarsi ai cittadini. L'istituto comprende il disappunto che la vicenda può aver creato. Pertanto si impegna a predisporre il necessario affinché quanto accaduto non si possa ripetere in futuro". Tridico afferma che in realtà la media dell'assegno per il Rdc è di "520 euro" e che "il 65% delle 473mila pratiche fino a oggi accettate ha un importo tra i 400 e 1200 euro. Tutto è stato calcolato in modo equo e spiace che si soffermi sui casi di singoli che, avendo già un reddito, percepiscono importi tra i 40 e 150 euro. Questi casi rappresentano il 17% della platea". In sostanza prende meno chi ha un reddito che va denunciato, come accadeva per il Reddito di Inclusione (Rei) nella piattaforma Inps Rdc/Com (che prima era ReiCom)

"Ho letto - prosegue Tridico - di una cittadina che afferma che sarebbe stata ammessa al Rdc per ricevere un sussidio di importo inferiore a quello che riceveva per il Rei. Stiamo eseguendo tutte le necessarie verifiche, ma l'ipotesi in questione è veramente remota, essendo il Rdc una misura più generosa del Rei. In ogni caso è evidente che, ove mai un caso del genere dovesse verificarsi, al cittadino che non aveva terminato la fruizione del Rei sarà assicurato il trattamento più favorevole".

Sette mesi fa avevamo già scritto che, alla fine, il Rdc sarebbe stato un Rei "con qualche spicciolo in più", ma mai avremmo immaginato che in alcuni casi il Rei sarebbe stato più generoso del Rdc. Aldilà delle propagande pre e post elettorali targate Cinque Stelle, Rdc e Rei sono lo stesso strumento di contrasto alla povertà (per il momento non anche alla disoccupazione). Cambiano solo gli importi (molto bassi comunque rispetto agli assegni nordeuropei), il nome, la tessera gialla anziché azzurra (foto a destra, giusto per sprecare soldi visto che la platea in gran parte coincidee alcuni parametri, a cominciare dall'Isee (9360 euro invece che seimila).

La novità, che certamente si presterà a ricorsi da parte degli esclusi (come anche gli stranieri) è che il Rdc pretende oltre l'Isee anche un reddito Irpef familiare che non superi i 12600 euro, dello stesso anno preso in considerazione per l'Isee, che attualmente è il 2017. Una "contraddizione in termini" la continuiamo a definire (che il Rei non aveva), perché l'Isee è lo strumento unico di legge concepito per misurare il patrimonio familiare e quasi tutte quelle famiglie (single a parte) che hanno un Isee prossimo ai 9360 euro hanno un reddito Irpef superiore a 12600 euro. Semmai avrebbe un senso riformare l'Isee (pure nella parte che riguarda i patrimoni all'estero, ora non previsti) non richiedere agli indigenti un doppione.

A proposito: se siete disoccupati e volete fare i navigator per trovare lavoro ai disoccupati che prendono il Rdc, potete candidarvi fino all'8 maggio online sul sito web dell'Anpal. Li assumerà quest'ultima e non più i centri per l'impiego delle regioni (dove opereranno), per evitare i boicottaggi delle amministrazioni avverse a governo giallo-verde. Anche qui, assumere delle persone per fargli fare cose che potrebbero fare i dipendenti già in forza ai Cpi appare un spreco di denaro pubblico oltre che offensivo nei confronti di chi già opera agli sportelli nati per trovare lavoro ai disoccupati.

 

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