Scontro sui fondi per papà separati: no di Lega a gay e coppie di fatto

I genitori separati da non più di tre anni potranno ricevere un contributo per 18 mesi e accedere con una corsia preferenziale alle graduatorie per le case popolari. E' il provvedimento presentato dalla lista "Maroni in Lombardia" che in queste settimane è in discussione in Commissione Sanità. Tutto bene, in teoria, se non fosse per i vincoli che alcuni emendamenti vorrebbero introdurre. Sarebbe una buona legge, se non fosse per la proposta della Lega Nord di sostituire il termine "genitori" con "coniugi", così da escludere le coppie di fatto da qualsiasi beneficio in merito. In tal modo, rischierebbe di trasformarsi in una legge altamente discriminatoria. Oltretutto, secondo la proposta della lista Maroni, gli aiuti dovranno essere destinati solo a persone che risiedono da almeno cinque anni in Lombardia e nate in Italia. Questo si vorrebbe fare con i fondi Nasko"Già i fondi sono pochi, cerchiamo di mirarli alla famiglia tradizionale", spiega Stefano Carugo (Ncd, lo stesso partito che per questi aiuti finanziari invitava la Lega a non discriminare gli immigrati). A quanto pare, per famiglia tradizionale si intende niente gay e niente coppie di fatto. Su un passaggio, però, c'è disaccordo anche con il Ncd, che rientra in quei rapporti tesi che da settimane corrono tra le varie anime della maggioranza: gli alfaniani chiedono sia un rimpasto in Giunta sia che i fondi Nasko non siano oggetto di quella riforma, voluta invece dalla Lega, che porterebbe l’introduzione dei cinque anni di residenza obbligatori in Lombardia quale criterio di accesso agli aiuti. La discussione sul provvedimento è stata rimandata alla prossima settimana, in attesa di una riunione di maggioranza. Mentre il relatore del progetto, il maroniano Antonio Saggese, rimarca che "non si devono fare polemiche politiche, ma sostenere quei padri costretti, dopo la separazione, a vivere in auto", le opposizioni insorgono per il no ai conviventi. Di parere contrario il Partito democratico e il Movimento 5 stelle. Come ricorda la "grillina" Paola Macchi "il 40% dei bambini cresce in una coppia di fatto e non si possono generare indegne discriminazioni tra genitori di serie A e genitori di serie B". Rincara la dose Marco Carra del Pd: "Si deve pensare a tutte le situazioni di difficoltà, senza discriminare tra figli di genitori sposati o nati all'interno di coppie di fatto". (Noemi Trivellone)

 

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