Reddito Cittadinanza, Avvocato di Strada: 'Per poveri ma non anche per i clochard'

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Sono circa 1600 gli emendamenti presentati in commissione Lavoro del Senato al cosiddetto `con le misure su Reddito di cittadinanza e Quota 100. Solo da Fratelli d'Italia sono arrivate 900 proposte di modifica. Il termine è scaduto alle 9 di ogi 12 febbraio. Movimento Cinque Stelle e Lega ne hanno presentati poco più di 70 in tutto, Forza Italia e Partito Democratico circa 230 a testa, Leu poco meno di 140. Fra Senato e Camera si spera di modificare in meglio le tante proteste che provengono dalle organizzazioni sociali: dopo la protesta degli invalidi anche l'associazione "Avvocato di strada" che assiste i senza fissa dimora ha sottolineato che la misura di contrasto alla povertà voluta dai pentastellati esclude molti poveri che non hanno una casa dove risiedere. "Il Dl 4/2019 introducel’ormai noto Rdc, che ammonterà a 780 Euro mensili. Di questi, 280 saranno versati a titolo di contributo per l’affitto a chi potrà dimostrare di essere titolare di un contratto di locazione - scrive Antonio Mumolo (nella foto a destra a Tv2000), presidente della onlus di assistenza legale gratuitaLe poche persone senza dimora che, come vedremo, riusciranno ad avere i requisiti per accedere al beneficio, non potranno comunque ricevere i 280 euro, perché vivono in strada o nei dormitori e dunque non sono locatari di immobili. Rimangono 500 Euro. 
"Lo stesso Dl stabilisce che, per ottenere questo beneficio, è necessario essere stati residenti in Italia per un minimo di 10 anni, di cui consecutivamente almeno gli ultimi due che precedono la presentazione della domanda. Sono quindi escluse tutte quelle persone, e sono tante, che sono diventate povere, sono finite in strada ed hanno perso la residenza ovvero sono state cancellate dalle anagrafi dei comuni in cui prima risiedevano. Allo stesso modo vengono escluse tutte quelle persone che, avendo chiesto la residenza in una via fittizia, istituita da alcuni comuni proprio per dare la residenza alle persone senza dimora, l’hanno ottenuta ma non hanno ancora maturato i due anni consecutivi di iscrizione anagrafica. Bisognerà poi mantenere la residenza per tutto il periodo in cui si percepisce il Rdc. Sono perciò escluse tutte quelle persone che, pur ottenendo il beneficio perché povere, perdono la residenza mentre stanno percependo il Rdc, con l’ulteriore paradosso di perdere questo contributo proprio quando ne hanno più bisogno. Ecco allora perché molte persone senza dimora, le più povere e le più deboli, non potranno avere accesso a questa misura.
"Non sembra questo lo scopo della legge. Non sarebbe il caso di cambiarla rivedendo questi requisiti? - chiede Mumolo. Speriamo che il governo lo faccia, sempre che si comprenda che la realtà è più complicata di slogan o proclami".
L'Istat ha fatto sapere in Commissione Lavoro al Senato che il Rdc potrebbe interessare un milione e 308mila milioni di famiglie e due milioni e 706mila di individui con un importo annuo medio per famiglia pari a 5045 euro, corrispondenti al 66,7% del reddito familiare, e un costo totale pari a 6,6 miliardi di euro su base annua. La Commissione ha sentito anche il presidente dell'Inps Tito Boeri (nella foto a sinistra) secondo cui il beneficio sarà prevalente per i single a scapito dei nuclei familiari numerosi "dove si registrano i tassi di povertà più elevati. I single rappresentano più del 55% dei nuclei beneficiari" mentre col Reddito di Inclusione (Rei) erano "solo un quarto". Questa concentrazione, ha aggiunto Boeri, è dovuta "alla peculiare scala di equivalenza adottata" che "non trova corrispettivo in alcuna delle scale di equivalenza utilizzate a livello internazionale per graduare i trattamenti assistenziali in base al numero dei componenti il nucleo famigliare, oltre che all'imposizione di un tetto". Tutto questo "riduce il beneficio in termini di benessere economico personale per i nuclei con figli o comunque numerosi, quelli dove si registrano i tassi di povertà più elevati". Secondo Boeri "il problema è che il Rdc fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo e quindi, per esigenze di contenimento della spesa, adotta scale di equivalenze restrittive e un tetto molto basso".
Rimane la questione, poco evidenziata in Commissione da Istat e Inps e su molti media, ma denunciata dal nostro giornale, che pretendere dei tetti per i redditi familiari Irpef oltre l'Isee rappresenta un'illeggittimità che escluderà molte famiglie che daranno seguito a ricorsi. Come è successo a Lodi per le mense scolastiche

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