Spagna e Gb contro Maduro. Salvini: 'Non in grado nemmeno di guidare condominio'

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Il premier spagnolo socialista Pedro Sanchez ha insistito sulla necessità di nuove elezioni in Venzuela in un colloquio telefonico con il leader dell'opposizione e autoproclamatosi "presidente ad interim" del Venezuela, Juan Guaidò: lo ha reso noto lo stesso Sanchez. Il premier spagnolo, che ha precisato di aver chiamato di propria iniziativa, ha espresso a Guaidò la propria "riconoscenza per il coraggio di cui ha dato prova in questa situazione", ribadendo inoltre "la legittimità dell'Assemblea Nazionale venezuelana" di cui Guaidò è presidente. Sanchez ha inoltre illustrato a Guaidò la posizione dell'Unione europea, i cui Stati membri hanno espresso "il proprio comune sostegno a favore di libere elezioni e un categorico respingimento dell'uso della forza e della violenza", senza tuttavia arrivare al riconoscimento di Guaidò, come invece fatto dall'amministrazione Usa e altri paesi americani. Un'analoga insistenza era stata espressa dal ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrell: "Dobbiamo fare in modo che la situazione non peggiori ulteriormente è ciò richiede senza alcun dubbio un processo di intervento per garantire l'unica soluzione possibile, che sono le elezioni".

Per Regno Unito, invece, Nicolas Maduro (nella foto d'apertura, è a sinistra di Guaidò"non è il presidente legittimo del Venezuela - ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico conservatore Jeremy Hunt - Siamo assai preoccupati per la situazione ma è evidente che Maduro non è il legittimo presidente del Venezuela" si legge in un comunicato in cui Hunt ha sottolineato come le elezioni del 20 maggio del 2018, che hanno confermato Maduro per un secondo mandato, fossero "profondamente irregolari".

In Italia il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere, senza sbilanciarsi troppo: "Seguo gli sviluppi in Venezuela ed esprimo forte preoccupazione per i rischi di un'escalation di violenza. Siamo vicini al popolo venezuelano e al fianco della collettività italiana nel Paese. Auspico un percorso democratico che rispetti libertà di espressione e volontà popolare". Conte è infatti espressione del Movimento Cinque Stelle, un tempo apertamente filo-chavista, calato poi nel silenzio più totale una volta al governo, dopo il precipitare nei mesi scorsi della crisi venezuelana. Il candidato alla segreteria del Pd Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, ha scritto "La situazione in Venezuela è molto preoccupante. Esprimiamo la nostra vicinanza al popolo venezuelano e alla nostra comunità. Su una cosa bisogna essere chiari: Maduro ha la responsabilità di aver stremato il Paese e averlo condotto sull'orlo della guerra civile. Il governo italiano esca dall'ambiguità e batta un colpo per evitare che la situazione degeneri e per favorire un percorso democratico".

La leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni scrive: "Crisi in Venezuela: chi tace e non riconosce Guaidò presidente è complice del dittatore comunista Maduro e della sanguinosa repressione del popolo venezuelano. Vergognoso il silenzio del Governo italiano, finora ostaggio dell'estremismo di sinistra del M5S schierato con Maduro. Fratelli d'Italia chiede al Governo di riconoscere Guaidò come presidente del Venezuela e di difendere la più grande comunità di italiani all'estero, riconoscendo immediatamente un permesso di soggiorno speciale per i cittadini venezuelani di origine italiana in grave difficoltà". Il vicepremier leghista Matteo Salvini (nella foto qui sopra è a destra con Conte) ha, però, fatto sapere che "sto con il popolo venezuelano e sto contro tutte le dittature. Sicuramente non sto con Maduro, che ha affamato il suo popolo. E' un regime fondato sulla violenza, sulla paura e sulla fame. E quindi quanto prima cade, senza altrettanta violenza, meglio è. Maduro non è persona in grado di guidare neanche un condominio". Al massimo Maduro può guidare un autobus, che è il mestiere che faceva prima di diventare politico.

Importante, invece, ciò che ha fatto sapere la Cgil riunita a congresso: "La Cgil non sta con Maduro né con le ingerenze esterne". Il più importante sindacato (di sinistra) italiano respinge così le letture "interessate e pretestuose", di queste ore, dopo che era stata approvata una mozione pro-Maduro, poi rettificata. "E' assolutamente sbagliato e fuorviante descrivere una Cgil amica di dittatori sanguinari. I dittatori noi li abbiamo sempre combattuti, in patria e fuori, quando è stata messa in discussione la libertà dei cittadini. A quanti oggi ci criticano senza ragione, diciamo che avremmo voluto sentire la loro voce quando in Brasile si organizzava un vero e proprio golpe bianco volto ad escludere l`ex presidente Luis Inacio Lula da Silva dalla competizione elettorale per le Presidenziali. In quel caso, invece, solo un silenzio assordante". La Cgil ha espresso "profondissima preoccupazione per quando accade in Venezuela e ha chiesto il rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani, evitando, da parte di quanti sono coinvolti, ogni azione di violenza e repressione. Abbiamo anche sottolineato la gravissima crisi economica e sociale nel Paese, diretta conseguenza delle scelte del governo. E' una situazione di crisi che vede i cittadini venezuelani soffrire della mancanza di generi di prima necessità e di cure mediche, oltre che di perdita di potere di acquisto dei salari. Questa situazione si deve risolvere con gli strumenti della politica e del confronto, senza violenza e rispettando il diritto all`auto determinazione del popolo venezuelano". Alla sindacato che passa oggi dalla segreteria Susanna Camusso a quella più di sinistra-radicale di Maurizio Landini (i due nella foto qui sopra a sinistra) sembra "non accettabile sul piano democratico che il presidente del Parlamento si possa auto proclamare Capo dello Stato, altrettanto inaccettabile è che a questo atto di imperio venga data legittimazione da parte di stati stranieri che così facendo, contribuiscono ad alimentare la tensione, anziché ridurla. Infine abbiamo rivolto un appello alle autorità del Venezuela perché garantiscano diritti e libertà di espressione chiunque perché è solo attraverso la pratica della democrazia che quel paese potrà uscire rafforzato dalla terribile situazione attuale".

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