Certificato penale per chi opera coi minori, "impossibile adeguarsi"

Proseguono le reazioni all'obbligo dal prossimo 6 aprile dell'esibizione dei certificati penali per tutti i collaboratori di imprese e no-profit che sono a contatto con i minori. “Capiamo la preoccupazione per un tema importante come è quello della pedofilia, ma i tempi sono troppo stretti e sarà impossibile adeguarsi”. Esprime preoccupazione Gianni Fulvi del Coordinamento nazionale delle comunità per minori (Cncm), sulla norma contenuta nel Decreto legislativo 39/2014, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 marzo scorso, che prevede il certificato penale del casellario giudiziale per coloro che lavorano e operano con i minori. In particolare a destare sconcerto è la scadenza fissata a domenica 6 aprile, data entro la quale le associazioni dovranno adeguarsi per non correre il rischio di una sanzione amministrativa pecuniaria, che varia dai 10 ai 15mila euro. “Fermo restando che sono comprensibili tutte le norme a tutela dei minori, sui tempi non ci siamo, sono troppo stretti – continua Fulvi – Sarà difficilissimo adeguarsi e lunedì in molte comunità potrebbero esserci brutte sorprese. Potremmo essere in tanti, infatti, a trovarci in difficoltà. E’ materialmente impossibile avere per tutte le migliaia di persone che operano sull’intero territorio nazionale un certificato entro lunedì. Tra l’altro molte associazioni neanche lo sanno, il problema si pone quindi con molta urgenza”. Già ieri sull’argomento si era espresso Edoardo Patriarca (foto), deputato Pd nella Commissione affari sociali e presidente del Centro nazionale volontariato (Cnv). "Siamo favorevoli a norme che tutelano i minori ed esibire un certificato che esclude carichi penali è cosa giusta. Ma la norma, così fatta, non funziona – spiega Patriarca - Ci sono ancora molti punti incomprensibili. A partire dalla scadenza del 6 aprile. Non è, infatti, chiaro se quello è davvero il termine ultimo per la consegna dei certificati. L'eccesso di burocrazia, complice la farraginosa comunicazione e la difficoltà nell'interpretazione del testo, rischia di abbattersi pesantemente sulle attività delle associazioni e di creare il collasso nelle cancellerie dei tribunali, che si troverebbero sommerse da centinaia di migliaia di richieste".

 

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