Anpas e Misericordie protestano a Montecitorio. Ricevuti da Commissione

Rinnovare gli accordi con gli enti locali sull’affidamento dei servizi sanitari e sociali, modificare il codice della strada sull’esenzione del pedaggio per i mezzi impegnati nel servizio sanitario, stabilizzare il 5 per mille. Sono queste alcune delle richieste al governo Renzi avanzate dall’Associazione nazionale pubbliche assistenze (Anpas) e dalle Misericordie d’Italia. Questa mattina le due organizzazioni di soccorso si sono ritrovate in piazza Montecitorio per manifestare contro la chiusura delle istituzioni verso le loro istanze. In piazza diversi volontari giunti da tutta Italia e due ambulanze per chiedere attenzione ai parlamentari, che tuttavia non è mancata. In mattinata, infatti, un incontro tra i rappresentanti delle associazioni con alcuni membri della Commissione affari sociali. “La Commissione ha preso atto del buon senso delle proposte – ha spiegato Fabrizio Pregliasco, presidente di Anpas nazionale - Non hanno nascosto, però, le difficoltà di ottenere un risultato che vede la combinazione di competenze diverse e di strutture amministrative burocratiche che a volte sono un po’ sorde alle esigenze concrete del paese. Speriamo che questa disponibilità si concretizzi”. Leonardo Sacco, vicepresidente delle Misericordie d’Italia, ha aggiunto che sono andati a Roma "non per difendere i nostri diritti personali ma per difendere i diritti dei nostri cittadini. Di coloro che noi rappresentiamo con i nostri servizi. Di coloro che ogni giorno si affidano a noi per avere garantito quel minimo di servizio di soccorso, d'impegno che solo dalle nostre associazioni e non dagli enti pubblici può arrivare”. Tra le richieste avanzate dalle due associazioni, infatti, ci sono anche intoppi burocratici. Come quello che riguarda il peso delle ambulanze. “Secondo il Ministero dei Trasporti devono essere guidate con patente C – ha spiegato Pregliasco - Nulla da dire, ma per un volontario acquisire la patente C solo per questo rappresenta un problema”. C’è poi la questione dell’esenzione del pedaggio autostradale. “Diventa un costo aggiuntivo per il cittadino che fa servizio, per l’associazione o per lo Stato quando facciamo servizio per il Servizio sanitario nazionale – ha spiegato Pregliasco - Poi la questione per cui non possiamo portare dei familiari a bordo perché le norme burocratiche ci dicono che essendo un mezzo speciale la mamma del bimbo non può essere trasportato. Anche qui una circolare ci ha dato ragione, ma non si fa nulla lasciando la responsabilità penale all’autista”. Sulla chiusura della convenzione con Autostrade per l’Italia, ieri la società ha fatto sapere di aver prorogato la scadenza dei precedenti accordi annunciando un nuovo sistema per le associazioni. “Il Telepass è una modalità semplice per godere di un diritto che abbiamo, cioè l’esenzione del telepass per il soccorso – ha spiegato Pregliasco - Il problema è definire cosa si intende per soccorso perché l’interpretazione della società autostrade è molto restrittiva. Secondo loro abbiamo diritto all’esenzione solo se andiamo soccorrere un ferito sull’autostrada. Tutti quelli che sono servizi che non hanno questa urgenza non rientrano nell’esenzione, come portare il dializzato o chi deve fare terapie”. Anche le soluzioni prospettate dalla società Autostrade non convincono. “Il problema è l’aspetto burocratico – ha aggiunto il presidente dell’Anpas - Le soluzioni che ci prospettano diventano un appesantimento amministrativo: firme, autocertificazioni e passaggi via web”. Sulle irregolarità denunciate da Autostrade per l’Italia, Pregliasco aggiunge: “Le contestiamo. Dal 2006 abbiamo avuto 165 contestazioni, di cui 12 errori loro, 99 situazioni in cui per la burocrazia l’uso era autorizzato ma non sulla targa giusta perché non era facile cambiarla e 55 usi impropri tutti da verificare. Nulla rispetto ai seimila telepass che circolano tutti i giorni”.

Nella foto, l'onorevole Gianni Melilla (Sel) con alcuni manifestanti di questa mattina.

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