Taglio pensioni di guerra: incostituzionale secondo l'associazione vittime

"Le pensioni di guerra non si toccano”. Il secco no alla “sforbiciata”, prevista dal dossier del commissario alla Spending review Carlo Cottarelli diffuso stamattina alla stampa, arriva dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra, che, peraltro, sono sempre meno per ovvi motivi anagrafici.

“A distanza di poco più di un anno dal tentativo di tassare le pensioni di guerra da parte del governo Monti - poi rientrato a seguito della ferma opposizione del Parlamento e delle associazioni della società civile, ora queste sono di nuovo sotto tiro”, lancia l’allarme il presidente Giuseppe Castronovo. Il piano di tagli previsto dal governo investirebbe infatti anche le pensioni di guerra, dalle quali si prevede di ricavare 0,2 miliardi già nel 2014, poi altri 0,3 miliardi rispettivamente nel 2015 e nel 2016. “Tale ipotesi – commenta Castronovo – oltre che odiosa dal punto di vista morale, perché colpisce vittime della guerra, mutilati, invalidi, ciechi di guerra, vedove e orfani, è anche abnorme dal punto di vista giuridico perché incostituzionale, dal momento che ai sensi dell’articolo 1 del Dpr 915/78 la pensione, assegno o indennità di guerra costituiscono atto risarcitorio, di doveroso riconoscimento e di solidarietà, da parte dello Stato nei confronti di coloro che, a causa della guerra, abbiano subito menomazioni nell'integrità fisica o la perdita di un congiunto”. Quindi, secondo l’associazione delle vittime, “tagliare le pensioni di guerra a distanza di quasi 70 anni dalla fine del conflitto, significa insultare il sacrificio di questi figli dell’Italia, umiliarli e dimenticarli negli ultimi anni della loro già penalizzata esistenza”. Si tratterebbe, secondo l’associazione, di almeno 120mila beneficiarie di tale indennità. “Mai, neppure nei momenti più difficili del Paese – ricorda Castronovo - s'è ipotizzato di effettuare tagli sul risarcimento e sulla solidarietà che doverosamente lo Stato ha riconosciuto alle più innocenti vittime della guerra. Chiediamo al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia un cortese incontro urgente su tale questione, in difetto del quale saremo costretti a mettere in atto ogni più determinata e civile forma di protesta, per scongiurare questo sciagurato intervento”.

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