Di Giannantonio (Sip): risorse per psichiatria la metà di Francia e Germania

Sollecitare gli stati membri dell`Unione europea a intraprendere le dovute azioni programmatiche e a stanziare le risorse necessarie per la tutela della salute mentale. Queste sono le proposte contenute nella "Carta della salute mentale", un documento che deriva da due risoluzioni approvate dall`Organizzazione mondiale della Sanità (oms), nel Piano d`azione globale per la salute mentale 2013-2020. Seguendo queste linee, la Carta individua tre macro-aree d`intervento prioritario: miglioramento della qualità della vita dei pazienti e dei familiari con nuovi approcci terapeutici; sviluppo di interventi basati sulle evidenze in servizi integrati e orientati alla guarigione (recovery); revisione di finanziamento e strategica dei i servizi di salute mentale pubblici e privati nelle regioni.
"Le risorse che la psichiatria italiana ha a disposizione dal servizio sanitario nazionale, però - spiega Massimo Di Giannantonio (nella foto d'apertura), presidente eletto della Società italiana di Psichiatria (Sip), professore ordinario di Psichiatria e direttore del Dipartimento di salute mentale all`Università di Chieti-Pescara - sono in Italia drammaticamente inferiori rispetto a quelle degli stati che ci stanno accanto. In Germania sono al 7,5% del Pil, in Francia al 6,5%, noi siamo al 3,2%. A causa di questa `dicotomia` vi è quindi un`evidente distanza tra quello che si potrebbe realizzare grazie alle nuove conoscenze sulle patologie mentali e quanto viene garantito dal servizio sanitario. L`obiettivo della carta è di ridurre questa distanza con la maggiore dotazione e miglior utilizzo di personale e risorse".
Le principali criticità da affrontare sono sei: la mancanza di un equo accesso nelle regioni ai trattamenti innovativi farmacologici; l`insufficiente integrazione del privato sociale e imprenditoriale con i servizi pubblici di salute mentale nell`ambito della residenzialità territoriale e ospedaliera; la discriminazione dei malati di mente su lavoro, pensionamento e assicurazioni (nell'ultima foto sotto a sinistra, spettacolo teatrale dell'Associazione Percorsi di Pescara con attori pazienti psichiatrici); l`aumento dei compiti dei dipartimenti di salute mentale (Dsm) - autori di reato, autismo, disturbo da deficit dell`attenzione e iperattività (Adhd), disturbi del comportamento alimentare (Dca) - senza proporzionali incrementi delle risorse; la carenza dell`integrazione con i servizi di confine; l`assenza dei programmi per le patologie gravi all`esordio (fascia di età 15-30 anni).
In attesa di partecipare ai lavori del tavolo tecnico sulla salute mentale al Ministero della Salute, i rappresentanti della Sip, nell`audizione che s'è svolta alla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, hanno ribadito questi punti contenuti anche nella Carta scritta insieme alla Società italiana di Farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie (Sifo), al Coordinamento toscano delle associazioni per la salute mentale, alla Fondazione "Progetto Itaca" e alla Fondazione "Don Luigi Di Liegro".

"Uno dei principali problemi che i Dsm stanno affrontando sono i percorsi per i pazienti autori di reato - prosegue Di Giannantonio - e la Sip ha posto da tempo l`attenzione sulle liste d`attesa nelle residenze per l`esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Le Rems non possono essere considerate i sostituti degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), esse sono parte di un percorso clinico di trattamento con le sue indicazioni e contro-indicazioni. Il ruolo di custodia non compete alla Sanità e non dovrebbe essere confuso con quello terapeutico. Questa dicotomia di competenze determina una situazione di difficoltà principalmente per gli operatori dei Dsm che ottemperano a ordinanze giuridiche che mettono a rischio i diritti alle cure degli operatori e dei pazienti non autori di reato. Un altro grave problema è l`assenza di politiche nelle fasce più giovani - aggiunge Di Giannantonio - oggi sottoposti anche a rischi maggiori dovuti a nuove sostanze e droghe che spessissimo coinvolgono minorenni. Il caso della cannabis rinforzata è all`ordine del giorno, e coinvolge i dipartimenti di Pediatria e le strutture di pronto soccorso. I dipartimenti di Psichiatria non possono ricoverare i minori, dunque la gestione di questi ragazzi, a volte poco più che bambini, è drammatica. Senza contare il problema della `doppia diagnosi`, cioè della concomitanza di malattie mentali e abuso di sostanze psicoattive. Il tema dell`esordio psicotico nell`infanzia e nell`adolescenza è dunque un problema assolutamente irrisolto. 

"La Sip - prosegue Di Giannantonio - vuole dunque che si arrivi ad un `progetto-obiettivo` rinnovato perché sono cambiate le condizioni sociali, ambientali nel campo della salute mentale. Vi sono state anche profonde trasformazioni della psicopatologia in occidente e in Italia, e non si può più non tenerne conto. Serve una profonda riorganizzazione dei servizi, accompagnata da un adeguato finanziamento per poterli attivare e gestire".

Gianmarco Polselli, consigliere Sip e direttore della struttura complessa di Psichiatria nel Dsm Asl Roma 1, aggiunge: "Le associazioni dei familiari lamentano come questo scarso investimento di risorse in salute mentale si ripercuote soprattutto su chi si trova tutti i giorni in casa una persona malata non adeguatamente supportata e reinserita socialmente. La richiesta è accessibilità maggiore dei servizi sanitari e integrazione con quelli sociali. Ogni utente, secondo i flussi registrati dal Sistema informativo salute mentale (Sism), riceve in media 1,5 prestazioni al mese. Troppo poche per garantire un intervento moderno, integrato, personalizzato e orientato alla recovery".

 

 

 

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