Assistenti sessuali per i disabili: disegno di legge depositato al Senato

Riconoscere anche in Italia l'assistenza sessuale per i disabili. E' quanto propone un disegno di legge a prima firma del senatore Sergio Lo Giudice (Pd), sottoscritto da altri otto colleghi di gruppo e firmato da Pietro Ichino di Scelta civica e dall'ex M5s Marino Mastrangeli, ora nel Gruppo misto. Il testo è stato depositato ieri in Senato e propone, "al fine di tutelare il diritto alla sessualità e al benessere psico-fisico delle persone disabili a ridotta autosufficienza a livello di mobilità e motilità", la predisposizione di elenchi regionali di persone accreditate a svolgere sul territorio la funzione di assistenti "per la sana sessualità e il benessere psico-fisico" di chi ha un handicap grave. Si tratta, in pratica, di riconoscere anche in Italia legittimazione e dignità professionale a questa particolare figura sulla scorta dell'esperienza positiva di altri paesi europei: Svizzera, Danimarca, Germania, Olanda, Austria. L'operatore sessuale, viene spiegato nella premessa al ddl, "a seguito di un percorso di formazione di tipo psicologico, sessuologico e medico, dovrà essere in grado di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria o psichico/cognitiva a vivere un'esperienza erotica, sensuale o sessuale e a indirizzare al meglio le proprie energie interne spesso scaricate in modo disfunzionale in sentimenti di rabbia e aggressività". Il ddl Lo Giudice, consta di un unico articolo. Si stabilisce che per l'inserimento nell'elenco regionale degli assistenti sessuali occorre aver compiuto 18 anni, aver adempiuto all'obbligo scolastico, la sottoscrizione di un Codice etico, avere l'idoneità psico-fisica all'attività di assistente sessuale certificata dalla Asl competente. L'assistente sessuale dovrà inoltre essere accreditato secondo criteri stabiliti dalle Regioni e aver seguito un corso di formazione ad hoc. Le Regioni dovranno adottare misure che garantiscano la protezione dei dati sensibili relativi agli assistenti sessuali, secondo quanto disposto dal Codice della Protezione dei dati personali, e assicurare la libertà di ciascun interessato circa la pubblicazione o no del suo recapito professionale, salva la necessaria pubblicità dell'elenco. Compito delle amministrazioni regionali sarà anche di definire il tipo e gravità della disabilità dell'utente che rende funzionale l'intervento professionale dell'assistente per l'esercizio della sessualità e stabilire le modalità per il monitoraggio dell'equilibrio psico-fisico e dello stato di salute di ciascun assistente sessuale. Si precisa che l'attività di "assistenza sessuale" non può essere oggetto di un contratto di lavoro subordinato, né di un contratto di appalto, costituendo oggetto di una prestazione che deve rimanere caratterizzata da autonomia piena della persona che la esercita. Può però costituire oggetto di lavoro autonomo cooperativo. Nella premessa al suddetto decreto, si spiega che il testo "intende favorire il pieno sviluppo della persona anche sotto il profilo dell'espressione della sessualità. I diritti sessuali - si sottolinea - sono oggi considerati diritti umani, la cui violazione costituisce violazione dei diritti all'uguaglianza, alla non discriminazione, alla dignità e alla salute. Questo principio va adattato alle diverse necessità e alle differenti condizioni che le persone affrontano nella loro vita". Ogni persona, continuano i firmatari, "dovrebbe quindi avere la possibilità, indipendentemente dalla propria condizione di disabilità, di compiere scelte informate e responsabili riguardo alla propria salute sessuale e di disporre di opportunità e di mezzi adeguati a compiere tali scelte" anche perché "molte persone in condizione di disabilità non possono autonomamente intrattenere relazioni interpersonali complete sotto il profilo psicoaffettivo, emotivo e sessuale poiché impedite da una condizione di ridotta autosufficienza a livello di mobilità e motilità o a causa di un aspetto fisico lontano dai modelli estetici dominanti e ritenuti attraenti". A queste difficoltà si aggiunge "la persistenza nella nostra cultura del pregiudizio per cui le persone disabili sono percepite come asessuate, prive di una dimensione erotica e senza un desiderio di intimità".

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