Obesa un terzo d'umanità, Di Flaviano: "E' malattia non peccato di gola"

Il mondo ha bisogno di una dieta dimagrante, visto che ormai un terzo della sua popolazione è sovrappeso o obesa. Lo sottolinea un rapporto dell'ong britannica Overseas development institute, secondo cui tra il 1980 e il 2008 la percentuale di persone nel mondo con indice di massa corporea superiore a 25 è salita dal 23 al 34%. A determinare il boom di sovrappeso sono stati soprattutto i paesi in via di sviluppo, dove ormai sono quasi un miliardo, quattro volte di più rispetto al 1980.

Nonostante la salutare dieta mediterranea, anche in Italia i dati sull'obesità sono allarmanti già da tempo. In Abruzzo colpisce il 10% della popolazione. Un abruzzese su tre è in sovrappeso. La nostra regione è fra le più colpite in Italia da questa patologia che solo parzialmente viene riconosciuta come tale dal Sistema sanitario nazionale. Lo scorso settembre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ricevuto a Roma alcuni medici specialisti all’avanguardia in Italia e l’avvocato Angela Ferracci, presidente del Comitato italiano per i diritti degli obesi e affetti da disturbi alimentari (Cido). Fra i medici che ha sollecitato questo incontro l’abruzzese Camillo Ezio Di Flaviano, primario del reparto di Riabilitazione nutrizionale del Policlinico Abano Terme (Veneto) e, fino pochi mesi fa, anche nella Casa di cura Villa Pini di Chieti. Con la Ministra si è discusso degli ostacoli burocratici e normativi che impediscono il ricovero riabilitativo, sul pregiudizio socio-sanitario e sulle barriere strumentali che impediscono l’accesso alle cure per gli obesi. “L’esempio diretto è quella della Ferracci – rivela Di Flaviano – che è obesa e tempo fa, con un’emorragia celebrale, ha dovuto girare  mezza Italia per trovare una risonanza magnetica che la contenesse, senza trovarla. I cittadini non sanno che le strutture non sono a portata di obeso: al Pronto soccorso per loro non c’è il misuratore di pressione, così come lettini e sedie a rotelle. Vi è un atteggiamento bivalente fra Stati Uniti ed Europa: in Usa vi sono 12-13 molecole farmacologiche; in Europa una sola. Per alcuni l’obesità è una malattia per altri un peccato veniale (di gola), una responsabilità personale del paziente: sei grasso perché goloso e pigro. Con questo atteggiamento si fa fatica a trovare il farmaco adatto perché anche il più sicuro può avere effetti collaterali imprevedibili. Si pensa che per l’obesità non valga la pena rischiare tanto è una responsabilità personale, ed è, quindi, difficile da noi accettare farmaci che in Usa sono realtà. L’intervento riabilitativo ancora non accettato in tutto il territorio pur essendoci linee guida. C’è anche una tendenza a dire: se deve dimagrire che se lo pagasse da solo perché deve pagarlo il Ssn?”. Di Flaviano spiega perché, invece, che l’obeso va considerato sempre un malato: le complicanze del sovrappeso eccessivo “impattano sull’8% dei costi del Ssn – rivela – Poi ci sono i costi accessori o secondari per la collettività: chi è grasso ha più difficoltà a trovare lavoro ad avere relazioni sociali, si ammala di più e quindi si assenta di più dal lavoro. A Villa Pini, dove i miei collaboratori proseguono, abbiamo dato il via al reparto di Riabilitazione nutrizionale negli 1997 con sei posti letto per arrivare ai 60 del 2001. Riabilitazione è recupero di abilità perse o ridotte a causa dell’obesità, del comportamento alimentare, motorio e psicologico: le persone devono cambiare la testa per cambiare i comportamenti. A Chieti i pazienti extraregionali erano l’80%, pure dal Nord, viaggi della speranza al contrario e tutto in convenzione. Poi è arrivato il fallimento, ci siamo fermati per un anno e mezzo per poi ripartite, grazie a Nicola Petruzzi, ad Abano terme. Dopo la Lorenzin, siamo stati convocati in Regione per definire un coordinamento della attività di obesità e disturbi alimentari e definire le nuove regole per i ricoveri, regole certe e chiare come in Veneto, pubblicate sul Bura. Curare gli obesi significa ridurre i costi della sanità, l’intervento chirurgico non è l’unica cura anche perché non è soluzione definitiva ma definita: il paziente va preparato, abilitato sennò fallisce pure l’intervento. In Veneto deospedalizzano, il ricovero solo in casi acuti. Ad Abano – conclude – i reparti sono all’aperto, il paziente fa attività interne ed esterne seguito da un equipe di medici, dietisti, infermieri e fisioterapisti”. La Lorenzin ha dimostrato sensibilità anche perché ha confidato di avere un fratello obeso.

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