Convegno a Perugia sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari

La tutela della salute mentale e la responsabilità penale degli operatori dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari: sono stati questi i temi al centro del convegno che si è svolto oggi alla Scuola di amministrazione pubblica "Villa Umbra" di Perugia. Obiettivo del seminario di studio è stato quello di esplorare e tentare di comprendere, attraverso il contributo di studiosi e operatori del diritto e della salute mentale, il senso delle trasformazioni in atto e i risvolti sul lavoro di chi è chiamato ad affrontarle. In apertura dei lavori, Alberto Naticchioni, amministratore unico della Scuola, ha sottolineato la volontà di proseguire e accrescere la proficua collaborazione con l’Università di Perugia, tra i soci fondatori del Consorzio, e attivare dei master universitari su materie di competenza della Scuola.

Sulla stessa linea Fabrizio Figorilli, prorettore dell’Università, che ha sottolineato come il convegno di oggi vada in direzione di questa importante integrazione tra Università, strutture pubbliche di formazione e operatori del settore sanitario e come la salute mentale sia uno degli elementi che va affrontato con estrema urgenza e delicatezza. La presenza a Villa Umbra di un così elevato numero di giuristi, medici ed amministratori che si occupano di questo particolare settore della salute, ha rilevato il prorettore, è un ottimo segnale per sottolineare la progressiva e necessaria collaborazione tra queste realtà in grado di dare un contributo per l’individuazione delle migliori soluzioni. Emilio Duca, direttore alla Salute e coesione sociale della Regione Umbria, ha ricordato le novità legislative che sanciscono la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, prevista per il primo aprile 2014. L'Umbria, in vista di queste novità, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con le Regioni Toscana, Liguria e Sardegna per garantire l’assistenza necessaria a tutti i pazienti che oggi sono ospiti di queste strutture. “L’incontro di oggi – ha spiegato Duca - ha una doppia valenza: informare e formare gli operatori sul settore della responsabilità degli operatori sanitari, e avere un’occasione per mettere a confronto tutti gli operatori dei servizi legati alla salute mentale per poter pianificare insieme scelte organizzative e tecnico-scientifiche in modo da creare percorsi di assistenza ai malati psichiatrici che siano omogenei su tutto il territorio regionale”.

L'imminente chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari così come prevista da recenti normative e le sue conseguenze legali e operative, che coinvolgono a vario titolo e livello le diverse categorie professionali (giuridiche, cliniche e sociali) che si occupano della materia, aprono il campo ad una serie di rilevanti questioni. Alcune affrontano nuovi ambiti di intervento, come, per esempio, quello derivante dal fatto che la misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedali psichiatrici giudiziari dalla data del 1 aprile 2014 verrà eseguita all’interno di nuove strutture di carattere psichiatrico, denominate “Rems” (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), gestite direttamente dalle Regioni e a carattere esclusivamente sanitario, con la previsione di “eventuale” attività perimetrale di sicurezza e vigilanza. Altre, invece, colgono le contraddizioni della persistenza, in tale quadro, di elementi sostanziali risalenti all’impostazione giuridica degli anni 30 del secolo scorso: sotto questo profilo, ci s'interroga su quale sia il significato odierno del concetto di pericolosità sociale in senso psichiatrico come previsto nei codici vigenti, alla luce sia dei molti interventi giurisprudenziali in materia, sia degli orientamenti della psichiatria assertiva e di comunità. Altre questioni, infine, riportano a problematiche apparentemente già note e dibattute, ma forse mai risolte, e recentemente rianimate da cambiamenti nelle sensibilità sociali e negli orientamenti giurisprudenziali: tra queste, spicca quella relativa al complesso percorso terapeutico e trattamentale del “folle reo”, nella misura in cui esso viene, da un lato, scandito dal dovere di cura dell’operatore e dal diritto alla cura del paziente; dall’altro, dalla cosiddetta posizione di garanzia dello psichiatra e dalla responsabilità penale ricollegata a una stringente prevedibilità degli eventi connessi al suo operare, ove le istanze di tutela della collettività rispetto ad eventuali condotte etero-aggressive del paziente tendono ad esondare nell’attribuzione (esplicita o implicita) di compiti di controllo disciplinare, antitetici a quelli che si realizzano sul piano terapeutico.

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