Venezuela, Pompeo vedrà Lavrov. Maduro non è Allende: 'Mio padre socialista onesto'

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Una buona notizia giunge in queste ore per la preoccupante crisi internazionale che ha scatenato la situazione venezuelana: il segretario di stato americano, Mike Pompeo, discuterà della situazione nel Paese sudamericano col suo omologo russo Sergei Lavrov (i due nella foto d'apertura) la prossima settimana, a margine della riunione del Consiglio artico che inizia lunedì a Rovaniemi (Finlandia). Lo ha scritto l'agenzia di stampa France PresseNel corso degli ultimi colloqui telefonici con Pompeo (che riconosce il presidente ad hinterim e leader dell'opposizione Juan Guaidò), Lavrov (che difende il presidente chavista Nicolas Maduro) ha invitato il segretario di stato americano ad astenersi dal far rivivere la "Dottrina Monroe", aggiungendo che le intenzioni di agire in tal senso rappresentano una mancanza di rispetto per il Venezuela e le altre nazioni latinoamericane. La "Dottrina Monroe" (dal nome del James Monroe che la pronunciò al Congresso degli Stati Uniti nel 1823) fu una politica americana portata avanti negli anni a venire per assicurarsi un emisfero occidentale completamente democratico attraverso l'influenza sull'America latina.

"Ho avvertito gli Stati Uniti contro...la ricerca della 'Dottrina Monroe' dal momento che c'è il rischio di andare troppo oltre. E credo che dichiarazioni del genere, intenzioni così rumorosamente dichiarate di ritornare a una dottrina vecchia di 200 anni, rispecchino la mancanza di rispetto per il popolo venezuelano e per i popoli dell'America latina, nel complesso", ha detto Lavrov ai giornalisti, dimenticando che l'influenza statunitense nel continente è andata avanti praticamente fino agli anni 90 del secolo scorso. Ma se il controllo Usa nel continente ha voluto nel secolo scorso evitare altre rivoluzioni - dopo quella cubana del 1959 - e persino rovesciare governi eletti democraticamente (come quello socialista di Salvador Allende in Cile rovesciato dal golpe fascista del generale Augusto Pinochet).

Ma Maduro non è Allende (i due accostati "impropriamente" nelle foto a destra) e lo sottolinea anche sua figlia, la senatrice e leader socialista cilena Isabel Allende Bussi (nella foto a sinistra), che più volte si è pronunciata contro la politica pseudo-socialista dell'erede di Hugo Chavez. "la differenza è siderale: mio padre era un democratico, sempre eletto, impeccabile, a favore delle libertà, preoccupato sempre per i più poveri - ha ricordato la figlia del presidente destituito dal golpe che lo ha ucciso (o costretto al suicidio) - Chavez, invece, è stato un militare golpista (fallito nel 1992, ndr). Mio padre rispettava la Costituzione e non faceva prigionieri politici". Maduro in Venezuela e Daniel Ortega in Nicaragua "hanno fatto molti danni alla sinistra latinoamericana".

Tornando a Lavrov, ha inoltre ribadito a Pompeo che la posizione di principio della Russia è la non interferenza negli affari interni di altri paesi: Mosca ha esortato altri ad agire allo stesso modo. Lavrov e Pompeo hanno avuto ieri un colloquio telefonico. Ma se è sbagliata l'ingerenza in paesi democratici, è doverosa quella in nazioni come il Venezuela, dove il popolo non ha più da tempo di che mangiare e curarsi. Se Lavrov ci tiene a Maduro, gli spieghi, almeno, come si deve fare a governare bene e soprattutto onestamente una nazione che è la più ricca di petrolio delle Americhe. Nei paesi democratici chi è incapace si dimette e va a casa.

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