Venezuela, Risoluzioni in Europarlamento e Gruppo di Contatto a Quito (2)

(segue) - Dall'Ecuador Federica Mogherini - commissaria agli Esteri dell'Unione europea (nella foto d'apertura e alla conferenza finale col ministro degli Esteri ecuadoriano Josè Valencia) - ha detto: "Vogliamo sottolineare il nostro fermo rifiuto dell'uso della forza come mezzo per affrontare la crisi attuale" in Venezuela. "Allo stesso tempo condanniamo fermamente qualsiasi violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e chiediamo il pieno ripristino dell'ordine costituzionale democratico e dello Stato di diritto, a iniziare dal rispetto delle prerogative e delle immunità di tutti i membri dell'Assemblea nazionale". La Mogherini a nome dell'Europa ha espresso l'impegno a trovare una soluzione rapida e pacifica: "Siamo pronti a impegnarci ancora di più con tutti i soggetti interessati nella regione e a livello internazionale per costruire ponti per rafforzare un'intesa comune e spianare la strada a una soluzione pacifica e democratica della crisi venezuelana".

Nella stessa intensa giornata in cui fra i "due mondi" si discuteva di Venezuela, il Parlamento europeo, con 310 voti favorevoli, 120 voti contrari e 152 astensioni, ha approvato la seconda risoluzione di quest'anno sul Venezuela (la decima dall'inizio dell'attuale legislatura). I deputati condannano "i feroci atti di repressione e violenza" e ribadiscono la loro profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e politica nel Paese sudamericano. Sostegno alla tabella di marcia di Juan Guaidó che viene confermato nel riconoscimento come legittimo "presidente ad interim" del Venezuela ed esprimono pieno sostegno alla sua tabella di marcia, che consiste nel porre fine all'usurpazione, istituire un governo nazionale di transizione e indire elezioni presidenziali anticipate. Gli europarlamentari si dicono soddisfatti del riconoscimento della legittimità di Guaidò da parte della stragrande maggioranza degli stati membri dell'Ue, invitando quelli che ancora non l`hanno riconosciuto, a farlo con urgenza (fra cui c'è l'Italia). Bisogna poi fermare le molestie e le detenzioni di giornalisti e politici: l'Europarlamento chiede al "regime illegale di Maduro" di porre fine a tutte le forme di repressione contro giornalisti, leader politici e membri della squadra di Guaidó, compreso il suo capo di gabinetto Roberto MarreroAiuti umanitari e crisi migratoria: i deputati denunciano che il mese scorso, nonostante le già limitate forniture alimentari in Venezuela siano a rischio di deterioramento, gli aiuti umanitari offerti dalla Colombia e dal Brasile sono stati respinti e in alcuni casi distrutti dal regime. Inoltre, nella risoluzione si sottolinea l'aggravarsi della crisi migratoria in tutta la regione, riconoscendo gli sforzi e la solidarietà dei paesi vicini. I deputati chiedono alla Commissione europea di continuare a cooperare con questi paesi, non solo fornendo assistenza umanitaria, ma anche offrendo loro maggiori risorse.

Il Parlamento europeo (nella foto a destra) chiede infine l'introduzione di ulteriori sanzioni Ue contro i beni illegittimi detenuti dalle autorità statali all'estero e nei confronti delle persone responsabili di violazioni dei diritti umani e di atti repressivi, oltre a suggerire il divieto di visto per queste persone e per i loro parenti più prossimi. 

Il Parlamento con 289 voti contro 239 e 46 astensioni ha poi anche bocciato un emendamento che recitava testualmente: "Il Parlamento europeo respinge categoricamente qualsiasi proposta o tentativo di risolvere la crisi ricorrendo alla violenza o a un intervento militare; ribadisce la sua posizione secondo cui una soluzione pacifica, democratica e inclusiva rappresenta l'unica via d'uscita sostenibile dall'attuale situazione di stallo politico e dalla grave crisi sociale e umanitaria da essa provocata". Contro l'emendamento hanno votato compatti quasi tutti gli eurodeputati del Ppe, dell'Alde e del gruppo conservatore Ecr presenti (solo sette popolari e sei liberali dissidenti l'hanno appoggiato, mentre un conservatore s'è astenuto). A favore, in modo altrettanto massiccio, hanno votato i gruppi dei Socialisti e Democratici (S&d) e dei Verdi (con un solo astenuto ciascuno). Due gruppi, la destra sovranista dell'Enf e la formazione euroscettica Efdd, si sono divisi in tre tronconi: l'Enf, con quattro contrari, 12 astenuti (fra cui i cinque leghisti italiani presenti), e 13 favorevoli (fra i quali i francesi di Marine Le Pen); e l'Efdd con 14 favorevoli (tutto il M5s, compatto), 14 astenuti (soprattutto i britannci) e cinque contrari. La Sinistra unitaria europea (Gue) s'è spaccata esattamente a metà: 15 a favore e 15 astenuti. Al voto finale sulla risoluzione, dopo la bocciatura dell'emendamento contro la violenza, la grande maggioranza dei Socialisti e Democratici ha deciso di astenersi, ma 18 hanno votato contro e 13 a favore. Impressionante la compattezza del Ppe, dell'Ecr e dell'Alde: tutti a favore, con un solo astenuto, per ciascuno dei primi due gruppi, e un solo contrario per il terzo. Compatta anche la sinistra della Gue: tutti contrari tranne un astenuto. I leghisti hanno votato tutti a favore, mentre il grosso del loro gruppo Enf, compresi i francesi, ha votato contro, con cinque astenuti. Specularmente, gli eurodeputati del M5s hanno votato tutti contro, mentre il resto del loro gruppo Efdd s'è astenuto, con solo due favorevoli.

In un comunicato nel pomeriggio, il gruppo socialista e democratico ha denunciato che il Ppe e l'Alde per aver "spinto per una risoluzione che apre la porta all'uso di un intervento armato e nega la mediazione per un'uscita pacifica e democratica", e questo "in chiara opposizione alla posizione del Servizio europeo per l'azione esterna" guidato dalla Mogherini, "e a tutte le risoluzioni precedentemente approvate dal Parlamento europeo". La nota ricorda che il gruppo S&d "che ha votato a favore di nove precedenti risoluzioni che denunciavano gli abusi di potere" di Maduro, "sostiene gli sforzi attualmente compiuti dalla Mogherini, e rimane nella linea ufficiale dell'Ue che rifiuta l'uso della violenza o dell'intervento armato per risolvere la difficile crisi che il Venezuela sta attraversando".

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