Venezuela, passa risoluzione Moavero. Pd: 'Governo con Maduro, Putin ed Erdogan'

La Camera dei deputati e il Senato hanno approvato la risoluzione del governo italiano sul Venezuela, presentata in seguito alle comunicazioni del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. I sì alla Camera sono stati 266, i no 205 e nove gli astenuti. Il Senato ha approvato con 150 voti a favore, 120 contrari e due astenuti. 

Il governo italiano ritiene che le ultime elezioni presidenziali in Venezuela siano state inficiate nella loro correttezza, equità e legalità e non attribuiscono dunque legittimità a chi le ha vinte, Nicolas Maduro. Il governo chiede dunque nuove elezioni presidenziali, "libere, trasparenti e credibili" e "in condizioni di piena democrazia e giustizia", ha detto Moavero Milanesi. Palazzo Chigi considera "inaccettabile" e "condanna ogni tipo di violenza e violazione delle libertà fondamentali e dei diritti umani". 

L'Italia, ha sottolineato il capo della diplomazia (nella foto a destra), ritiene "importante favorire il dialogo e la riconciliazione nazionale" nel Paese sudamericano, ed "evitare che si creino contrapposizioni antitetiche che rallentino il processo verso nuove elezioni presidenziali, che restano la via di soluzione" della crisi. "La condanna della violenza e la richiesta di elezioni presidenziali sono i nostri punti cardine" sulla crisi in Venezuela, dove è "fondamentale" fare affluire aiuti umanitari. Secondo il governo italiano, che segue "con la massima attenzione" la crisi in Venezuela, ritiene che "gli elettori devono tornare padroni di scegliere chi li rappresenta". Da parte sua il governo, che è "concretamente impegnato sia nelle sedi multilaterali sia con interventi diretti attraverso appositi fondi", si sta muovendo "per tutelare la sicurezza dei nostri connazionali e delle aziende italiane". L'Italia ha, infatti, proceduto a un primo stanziamento di emergenza pari a due milioni di euro a favore della popolazione del Venezuela, da erogarsi nel più assoluto rispetto del diritto internazionale umanitario. Secondo Moavero, la posizione dell'Italia sulla crisi in Venezuela è "coerente" con il comunicato del Gruppo di contatto di Montevideo (Uruguay), dove ha partecipato, e "con la dichiarazione del 26 gennaio dei Paesi europei". Moavero ha spiegato che sulla linea scelta dal governo l'Italia ha tenuto "informati i suoi alleati tradizionali, l'Unione europea, gli Stati Uniti e l'Onu".

Il dibattito nelle due aule parlamentari, dopo le comunicazioni di Moavero e prima dei voti, è stato acceso. Da una parte le opposizioni dall'altra il Movimento Cinque Stelle, partito di maggioranza del parlamento che da sempre esprime una posizione filo-chavista e che detta la linea governativa sulla crisi venezuelana. Anche se la posizione della Lega è pro Juan Guaidò e contro Maduro e oggi le parole di Moavero fanno un passo in avanti verso la condanna del regime chavista da parte dell'Italia che in Ue è insieme solo con la Grecia fra le 24 nazioni.

"Vergognosi e irresponsabili sono coloro che, oggi come ieri, si ergono a difensori globali della democrazia e della libertà, soffiando sul fuoco di una crisi che rischia di trasformarsi nell'ennesima tragica esperienza di esportazione della democrazia". Lo ha dichiarato il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo del M5s alla Commissione Esteri. L'omologa Sabrina De Carlo (nella foto qui a sinistra), capogruppo pentastellata in Commissione Esteri della Camera, ha invece scritto su Facebook che "non siamo mai stati dalla parte di Maduro, non abbiamo mai legittimato un governo che ha violato i principi democratici in cui crediamo. Chiunque stia dicendo il contrario lo fa per scagliarsi contro il governo Conte ad ogni costo. Il Pd ha chiesto con una mozione che Guaidó venga riconosciuto come presidente ad interim, anche Silvio Berlusconi senza mezzi termini si è schierato allo stesso modo, lo hanno fatto calpestando con forza quel principio di non ingerenza e di autodeterminazione dei popoli che deve essere salvaguardato sempre e comunque". E via poi la retorica degli appetiti petroliferi come se in Venezuela la questione fosse solo democratica e non anche umanitaria: "E` evidente - prosegue la De Carlo - che dietro posizioni così nette si nascondono interessi di altro genere: la galassia petrolifera che il Venezuela possiede e che può spostare gli equilibri di potere che le ruotano attorno e che, di fatto, incidono sull`equilibrio internazionale. Noi abbiamo scelto di rispettare i principi del diritto internazionale che c'impone la non ingerenza, questo non toglie che siamo molto preoccupati per i nostri connazionali, per l`emergenza umanitaria che sta vivendo il Venezuela, per il conflitto intestino e la violenza che ne è scaturita e che condanniamo senza mezzi termini. La nostra posizione però è sempre stata chiara: abbiamo sempre ritenuto che nelle ultime elezioni in Venezuela siano mancate correttezza, equità e legalità, abbiamo chiesto nuove elezioni, libere, trasparenti che garantiscano il pieno esercizio della democrazia".

Il senatore grillino Alberto Airola ha detto "E ora di superare la logica manichea 'o con Guaidò o con Maduro'. Noi non vogliamo e non possiamo ergerci a giudici della legittimità dell'uno o dell'altro, questionabile per entrambi: solo i venezuelani hanno il diritto e il dovere di farlo, esprimendosi al più presto in elezioni libere e credibili. Oggi entrambi i contendenti devono dimostrare buon senso, altrimenti domani qualcuno dovrà assumersene le responsabilità davanti alla storia. Rivolgiamo quindi un accorato appello a Maduro affinché, riservandosi il legittimo diritto di controllare chi e cosa entra nel suo Paese, faciliti al più preso lo sblocco degli aiuti umanitari fermi da giorni al confine colombiano. Con altrettanta fermezza rivolgiamo un appello a Guaidò, affinché accolga la mediazione del Gruppo di Contatto Internazionale e delle stesse Nazioni Unite che, per bocca del segretario generale Antonio Guterres, si sono dette pronte a mediare per risolvere la crisi venezuelana".

Alle opposizioni le parole di Moavero non sono bastate: alla Camera Matteo Perego di Forza Italia (nella foto qui a destra) ha detto che "la neutralità del M5S, né con Maduro né con Guaidò, è una vergogna. Non c'è un'analisi costi-benefici da fare sul Venezuela: come si fa a non avere una posizione chiara? Come si fa a non condannare il regime di Maduro per le violenze che sta perpetrando in Venezuela, per i morti che sta provocando? Come si fa a ignorare che 500 persone sono morte per il solo diritto a manifestare? Come si fa a non sapere che in Venezuela vivono 500mila italiani e più di due milioni di italo-venezuelani che portano il nostro cognome e che soffrono per questa dittatura? E' una vergogna che Maduro ringrazi Roma: il governo deve vergognarsi, è una cosa indegna". Al Senato Fi con Andrea Cangini ha detto a Moavero di non credere "che le scelte di politica estera possano essere attribuite al presidente Giuseppe Conte, irrilevante anche in questo caso, né a lei. E quindi le domando: è il ventriloquo di Alessandro Di Battista? Voi ve ne lavate le mani e continuate a sostenere in maniera pilatesca un dittatore che affama il suo popolo mentre Guaidò difende la democrazia e rischia la vita. La politica è una cosa seria e quella estera è forse la sua espressione più alta". Il collega forzista Sandro Biasotti ha rincarato: "Non chiedo le sue dimissioni, ma un sussulto di dignità da un personaggio come lei sì. Come può accettare di appoggiare il governo di un dittatore violento? Come può accettare le cose che ci ha detto? Come può non ascoltare gli italo-venezuelani? Come può accettare un vice come Manlio Di Stefano?", riferendosi al viceministro grillino (nella foto sopra, è davanti a Moavero nei banchi del governo) che due anni fa andò addirittura a Caracas a commemorare la morte dell'ex presidente Hugo Chavez.

Per il Pd è intervenuto alla Camera Ivan Scalfarotto (nella foto a sinistra): "Nel caso del Venezuela, tra la dittatura e la democrazia l'Italia dove sta? Questa è la domanda alla quale il governo deve rispondere. Non ci sono altre questioni o giri di parole. Ventuno paesi dell'Unione europea hanno riconosciuto come presidente ad interim Guaidò. L'Italia dov'è? E' con Vladimir Putin e Recep Erdogan (i presidenti russo e turco che riconoscono e sostengono Maduro, ndr). La storiella della non ingerenza è una presa in giro. Perché altrimenti la maggioranza avrebbe denunciato la presenza di 400 contractors russi inviati dal Cremlino per proteggere la sicurezza personale di Maduro o i contratti che il dittatore ha firmato per comprare più di 10 miliardi di dollari di armi, quando non ci sono né medicine né acqua potabile negli ospedali e nove venezuelani su 10 sono malnutriti. L`Italia ha il dovere di prendere una posizione. Perché ci riguarda, se un dittatore non permette ai convogli umanitari di cibo e medicine di raggiungere una popolazione stremata dalla fame. Ci riguarda se tre milioni di venezuelani si sono riversati nei paesi vicini e se gran parte dell`esercito oggi è coinvolto nel narcotraffico e il 50% della droga che arriva in Europa è transitata dal Venezuela. Basta ambiguità quindi, si riconosca l`autorità di Guaidò come previsto dalla Costituzione venezuelana, e si arrivi alle elezioni. Perché altrimenti sarebbe un tradimento del popolo venezuelano, della nostra comunità di connazionali e degli italiani che credono nella democrazia".

Al Senato la pd Roberta Pinotti: "La politica estera è la carta d'identità di un paese, il volto con cui ci si presenta al mondo. Per la sensibilità e la capacità di ricucire, l'Italia è sempre stata un punto di riferimento internazionale. In politica estera abbiamo sempre avuto alcuni fari: europeismo, alleanza atlantica, multilateralismo, sostegno alle istituzioni internazionali. Con questo governo, e la drammatica vicenda del Venezuela lo dimostra, stiamo perdendo il nostro ruolo internazionale e disperdendo un patrimonio. Sulla vicenda del Venezuela Moavero purtroppo non può arrivare al succo del discorso, preso com'è tra il vicepremier Matteo Salvini che è contro Maduro e l'altro vicepremier, Luigi Di Maio, che fa mostra di un'equidistanza dietro la quale si celano i convegni organizzati in passato dal M5s con i rappresentanti del chavismo e di Maduro".

La sinistra di Leu si è espressa alla Camera con Erasmo Palazzotto (nella foto a destra), in una posizione simile al M5S: "Le Nazioni Unite sono il grande assente di questo dibattito parlamentare. Le iniziative unilaterali di riconoscimento di Guaidó come presidente ad interim non aiutano a trovare una soluzione politica che scongiuri il rischio di una guerra civile. Non si tratta qui di condannare o meno le violazioni dei diritti umani in Venezuela, ma di riaffermare il diritto internazionale e il ruolo delle Nazioni Unite nella soluzione di questa crisi. L'interesse principale del nostro Paese dovrebbe essere quello di tutelare la comunità italiana presente in Venezuela scongiurando qualsiasi azione militare".

Fratelli d'Italia col deputato Giovanni Donzelli (che tiene al centro la bandiera venezuelana nella foto d'apertura) si è rivolto al M5S: "Ci pensi due volte prima di parlare della politica estera di Silvio Berlusconi, leader che ha fatto sedere allo stesso tavolo Putin e George Bush a Pratica di Mare. Il M5S, al massimo, è andato in Francia a sostenere il movimento sovversivo dei gilet gialli. La politica estera italiana non può essere schiava dei selfie di Di Battista e dei suoi deliri sui paesi del Sudamerica. Il governo s'è spaccato e il M5s prima ha sostenuto Maduro e oggi balbetta. Il Venezuela deve certo andare a libere elezioni al più presto, ma a guidarle deve essere Juan Guaidò".

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