Usa e Colombia 'uniti' per riportare la democrazia in Venezuela

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L'italo-americano Mike Pompeo, segretario di Stato americano prosegue il suo mini tour in America latina: dopo il giuramento in Brasile a Capodanno per il neo presidente Jair Bolsonaro (anche lui con origini italiane), Pompeo è giunto in Colombia ricevuto dal presidente Ivan Duque (nella foto d'apertura è a sinistra con l'ospite statunitense). I due alleati hanno concordato ieri di unire gli sforzi per isolare diplomaticamente il governo del presidente Nicolas Maduro (nella foto qui a destra) in Venezuela (a cui ha giurato guerra anche Bolsonaro che maduro manco lo avrebbe invitato al suo insediamento) e ripristinare la democrazia in quel Paese, duramente colpito da una crisi economica e umanitaria.

"La lunga tradizione democratica della Colombia rende il Paese un leader naturale degli sforzi della regione per sostenere la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela", ha detto Pompeo in una dichiarazione congiunta col capo dello stato colombiano, durante una breve visita nella splendida città di Cartagena de Indias, sulla costa caraibica. Pompeo ha affermato di aver discusso con Duque come "collaborare con alleati regionali e internazionali per aiutare i venezuelani a recuperare la loro eredità democratica e aiutare coloro che fuggono" da questo Paese. Da parte sua, il presidente colombiano, che è entrato in carica all'inizio di agosto impegnandosi a isolare diplomaticamente Maduro, ha invitato i paesi che difendono la democrazia a unirsi per respingere la "dittatura" di questo governo chavista, che ha ha generato un'ondata di migrazione senza precedenti in America latina e anche in Europa.
"Tutti i paesi che condividono i valori della democrazia devono unirsi per respingere la dittatura in Venezuela e compiere ogni sforzo per ripristinare la democrazia e l'ordine costituzionale", ha dichiarato Duque.

Pompeo è arrivato in Colombia dopo il Brasile, col cui nuovo governo di estrema destra gli Usa hanno rafforzato le relazioni. Durante la sua visita in Brasile, Pompeo (nella foto a fianco è il primo seguito da Bolsonaro e consorti) ha concordato con i ministri degli Esteri di Brasile e Perù di aumentare la pressione su Maduro, cosa che ha provocato rabbiose reazioni da Caracas. Il presidente venezuelano inizierà il suo secondo mandato il 10 gennaio dopo un'elezione boicottata dall'opposizione e non riconosciuta da gran parte della comunità internazionale. Duque da parte sua ha chiamato i "paesi difensori della democrazia" a non riconoscere il governo del Venezuela, mentre la stessa Colombia e il suo vicino di casa non hanno quasi più rapporti da metà 2017. Maduro accusa Colombia e Brasile di appoggiare il piano di Washington di rovesciarlo e farlo fuori. Bogotà e Brasilia hanno comunque respinto la possibilità di un intervento militare. Il presidente degli Usa Donald Trump ha imposto sanzioni finanziarie contro Caracas e ha detto che tutte le opzioni sono possibili, "forti e meno forti", per porre fine alla "dittatura" in Venezuela, paese ricco di petrolio di cui è uno dei principali acquirenti. Durante lo scorso weekend, intanto, il governo colombiano aveva denunciato una presunta cospirazione contro Duque con l'altrettanto presunta partecipazione dei venezuelani.

Ma se Maduro è bollato come "dittatore" di sinistra, negli Usa la presidenza di Bolsonaro (nostalgico della dittatura militare) desta comunque preoccupazione per la democrazia nel più grande Paese dell'America latina: Walter Shaub, ex direttore dell'ufficio etico-governativo della Casa Bianca, sia col democratico Barack Obama sia col successore repubblicano Trump fino a luglio scorso, ha duramente criticato su Twitter Pompeo per la sua missione a Brasilia: "Stai coronando un fascista - ha scritto Shaub a Capodanno - Questa è la cosa meno americana che un Segretario di Stato possa fare. Il tuo viaggio è un disonore".

 

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