Colombia, Duque neo presidente di destra del Paese. Pace con Farc minacciata

Il candidato di destra Ivan Duque ha vinto le elezioni presidenziali in Colombia, ottenendo il 54% dei voti al ballottaggio contro Gustavo Petro (di sinistra). Duque è Delfino dell'ex presidente Alvaro Uribe e contrario agli accordi di pace con le Farc sottoscritti dall'uscente Juan Manuel Santos (moderato), che per quell'accordo ha ottenuto Premio Nobel per la Pace nel 2016. L'affluenza in questo secondo turno è stata del 10% in meno rispetto al primo, ha votato infatti il 44% degli aventi diritto.

Visto l'esito L'ex Farc - oggi partito legale - ha lanciato un appello al "buonsenso" dopo l'annuncio sulle correzioni all'accordo di pace. "È necessario che il buonsenso s'imponga; quello che il Paese chiede è una pace integrale, che procediamo verso la riconciliazione attesa...(...) Bypassare questo obiettivo non può essere un programma di governo", ha indicato quella che oggi si chiama "Forza alternativa rivoluzionaria comune" (Farc, ieri "Forza armata rivoluzionaria della Colombia") in un comunicato, in cui il partito chiede di incontrare il candidato di destra, vincitore del ballottaggio delle elezioni presidenziali di ieri. 

Duque, infatti, s'è impegnato a modificare questo testo che ha diviso il Paese e che giudica troppo permissivo nei confronti degli ex leader della guerriglia. Il neo presidente colombiano è il più giovane capo dello stato eletto in Colombia dal 1872: avrà 42 anni il 1 agosto e succederà il 7 a Santos. Con lui è stata eletta la prima donna vicepresidente del Paese, Marta Lucia Ramirez (nella foto d'apertura festeggia con Duque), che è stata inoltre la prima donna ministro della Difesa in Colombia durante il primo anni di presidenza Uribe (2002-2010).

Il capo della Farc, Rodrigo Londono (nella foto a fianco, è a destra mentre firma l'accordo di pace con Santos a L'Avana, davanti al mediatore Raul Castro), aveva sottolineato che la Colombia ha "vissuto le elezioni più tranquille degli ultimi decenni, il processo di pace porta i suoi frutti (...) Rispettiamo la decisione della maggioranza e ci congratuliamo con il nuovo presidente".

La Farc ha inoltre detto che "è necessario che il buonsenso s'imponga; quello che il Paese chiede è una pace integrale, che procediamo verso la riconciliazione attesa...(...) Bypassare questo obiettivo non può essere un programma di governo".

Un sospiro di sollievo l'hanno tirato tutti gli antichavisti di Colombia e Venezuela: lo sconfitto Petro non ha mai nascosto le sue posizioni filochaviste che, oltre a distruggere l'economia del Paese confinante, colpisce duramente la Colombia, dove ogni giorno scappano migliaia di venezuelani. Anche se ha dichiarato che "Hugo Chavez (con lui nella foto qui sopra a destra di alcuni anni fa, ndr) non era un dittatore mentre Nicolas Maduro sì".

 

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