Maduro rieletto, Putin si congratula, Trump altre multe e Gruppo Lima si ritira

Il presidente della Russia Vladimir Putin ha riconosciuto l'elezione e si è congratulato con l'omologo venezuelano Nicolas Maduro per la sua rielezione, contestata invece dalla comunità internazionale e dell'opposizione. Il leader russo - che ha vinto le elezioni presidenziali poco più di un mese fa, con una percentuale (76,7) superiore a quella di Maduro (67,7) - è al potere dal 1999, esattamente come i due leader del chavismo, Maduro e il suo predecessore Hugo Chavez. A differenza di quella venezuelana però, l'economia russa non va male nonostante le sanzioni che pure Mosca ha come Caracas. Putin piace ai due leader italiani che si apprestano a formare il nuovo governo: Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle (che non ha mai fatto mistero delle simpatie per il chavismo e le rivoluzioni bolivariane in Sudamerica) e Matteo Salvini della Lega. 
"Il presidente russo ha augurato a Maduro buona salute e di risolvere con successo le questioni sociali ed economiche che sta fronteggiando il Paese", ha scritto il Cremlino in un comunicato.

Se la Russia applaude, gli Stati Uniti sono sempre più arrabbiati col Venezuela: il presidente Usa Donald Trump, dopo le elezioni di domenica scorsa, ha firmato un ordine esecutivo contro Caracas, in risposta alla consultazione elettorale, giudicata da Washington "false e irregolari". L'ennesimo provvedimento del presidente americano vieta la vendita e l'acquisto di debito emesso dal Venezuela. Il segretario di Stato italo-americano Mike Pompeo (nella foto a destra con Trump) ha minacciato una serie di sanzioni nei confronti del Venezuela dopo le elezioni definite "truccate". "Gli Stati Uniti stanno con le nazioni democratiche in sostegno dei cittadini del Venezuela e prenderanno provvedimenti economici e diplomatici per sostenere il ritorno della loro democrazia - ha detto Pompeo - Fino a quando il regime di Maduro non riporterà il Venezuela verso la democrazia con elezioni libere, giuste e trasparenti, il governo dovrà affrontare l'isolamento da parte della comunità internazionale".

Ieri i 14 paesi del Gruppo di Lima hanno richiamato i rispettivi ambasciatori dal Venezuela dopo la rielezione di Maduro, per protestare contro uno scrutinio "non conforme alle norme internazionali di un processo elettorale trasparente e democratico". Il gruppo, che include Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Perù e Santa Lucia, ha anche annunciato la convocazione dei rappresentanti diplomatici venezuelani nei loro paesi. Il Gruppo di Lima ha "ribaditola sua preoccupazione per la crescente crisi politica, economica, sociale e umanitaria che ha deteriorato la vita in Venezuela e si riflette nella migrazione di massa di venezuelani verso i nostri paesi". I paesi firmatati hanno previsto di convocare dalla prima quindicina di giugno una riunione in Perù con delle autorità responsabili della migrazione "per scambiarsi le idee e dare una risposta" al problema. Devono anche "coordinare delle azioni affinché gli organismi finanziari internazionali e regionali non concedino più prestiti al governo del Venezuela", considerando che è "incostituzionale" che il Paese "s'indebiti senza l'avallo della sua Assemblea nazionale", a meno che i prestiti non servano a finanziare l'aiuto umanitario.

Colpita dal crollo del prezzo del petrolio dal 2014, il Venezuela è sprofondato in una acuta crisi economica. In cinque anni il Pil è sceso del 45% secondo il Fondo monetario internazionale che anticipa una contrazione del 15% nel 2018 e una iperinflazione "reale" del 13800% (sì, tredicimilaottocento). La moneta bolivar, a cui Maduro ha recentemente tolto di nuovo tre zeri, è ormai cartastraccia.

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