Usa, Trump, via 150mila soldati trans, 15 procuratori lo attaccano

I procuratori generali di 14 Stati americani più il District of Columbia hanno unito le forze per opporsi al divieto con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole impedire dal marzo 2018 che tra i soldati Usa ci siano transessuali. In un documento depositato in un tribunale della capitale Usa, la coalizione sostiene che un simile divieto è "incostituzionale, contro l'interesse della sicurezza nazionale e dannoso per la comunità transessuale in generale".
Eric Schneiderman, procuratore dello Stato di New York, ha spiegato in una nota che "soldati transessuali lottano per noi ogni singolo giorno. Si meritano un governo che lotta per loro". Secondo lui, il divieto voluto dal presidente Usa "è l'ennesimo tentativo incostituzionale di discriminare". Per questo intende lottare per garantire "che ogni newyorchese e ogni americano siano trattati con la dignità e il rispetto che si meritano".
Oltre all'Empire State, sono scesi in campo contro Trump i procuratori generali di California, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Iowa, Maryland, Massachusetts, New Mexico, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, Vermont e Washington. Secondo loro sono circa 150mila tra reduci di guerra, soldati e membri della Guardia nazionale a essersi identificati come transessuali (nella foto d'apertura, una riunione internazionali di militari che hanno cambiato sesso). La tesi è che essendo usciti allo scoperto non hanno intaccato la prontezza, l'efficacia operativa né la morale nell'esercito. "Al contrario, prove dell'impatto positivo dell'inclusione iniziano a manifestarsi visto che individui capaci e qualificati che erano già nell'esercito sono stati capaci di farlo in modo autentico".

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