Venezuela, Ue e Usa invitano Maduro a rinunciare a Costituente

Il capo della diplomazia europea, l'italiana Federica Mogherini, ha lanciato ieri un appello al governo del Venezuela a sospendere la convocazione prevista dell'Assemblea costituente, che rischia a suo giudizio di aumentare tensioni e violenze in un Paese già in profonda crisi. Questa Costituente, i componenti della quale devono essere eletti il 30 luglio, mira ufficialmente a garantire pace e stabilità al Paese. L'opposizione teme invece possa servire a "bypassare" l'Assemblea nazionale, dove dal 2016 ha la maggioranza di due terzi anche se fortemente limitato nei suoi poteri da organismi che dovrebbero essere indipendenti in una seria democrazia.
"La violenza è già costata troppe vite e rischia ancora di aumentare prima dell'assemblea costituente", ha avvertito la Mogherini, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles (Belgio), dopo una riunione con i ministri degli Esteri dei Paesi dell'Unione europea incentrata su altri dossier.

Non si è fatta attendere la replica del presidente venezuelano Nicolas Maduro (nella foto d'apertura a fianco alla Mogherini), che ha la Mogherini "insolente". "Oggi è toccato alla Mogherini, cancelliere dell'Ue, dare ordini al governo del Venezuela. Insolente! Cosa pensi, che siamo nel 1809, quando ricevemmo ordini dagli imperi europei? Il Venezuela è un Paese libero, sovrano e nessuno ci dà ordini! In Venezuela comandano i venezuelani. Federica, hai sbagliato Paese. Il Venezuela non è una colonia dell'Unione europea", ha commentato Maduro in un intervento televisivo trasmesso a reti unificate. Maduro ha spiegato che il progetto dell'Assemblea costituente andrà avanti: le elezioni restano convocate per il 30 luglio. "Io le convoco, e l'Europa dica quello che vuole. Non ci importa ciò dice l'Europa, ci importa la dignità della nostra terra, che è la terra dei liberatori dell'America! - ha insistito Maduro - Li abbiamo cacciati via a colpi di machete gli eserciti della Mogherini, gli eserciti delle minacce europee. Li abbiamo cacciati a colpi di machete, siamo andati ad Ayacucho per cacciarli. Ora lo faremo con i voti della gente", ha concluso il presidente venezuelano.

E pensare che solo pochi giorni fa la Mogherini aveva incontrato il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez (nella foto a destra) per la ratifica dell'accordo di cooperazione fra Cuba e Ue, ribadendo l'amicizia fra i due governi, ribadita anche dall'Italia. Cuba è notoriamente alleata del governo chavista di Maduro, anche se ultimamente non ne riceve più i benefici petroliferi sul quale si è fondata la storica alleanza fra Caracas e L'Avana. Rodriguez aveva però detto la sua contrarietà alle ingerenza straniere verso il Venezuela. Insomma, l'amicizia fra Cuba e Ue si rafforza mentre da Caracas arrivano solo insulti verso Bruxelles, colpevole di essere solo preoccupata, così come Roma, di ciò che accade in Venezuela, Paese dove vivono tanti italiani, spagnoli e portoghesi. Maduro farebbe bene - oltre che a cercarvi ispirazioni ideologiche "sane" (finora non pervenute) per una "rivoluzione bolivariana" che nessuno ha capito a cosa miri - a seguire Raul Castro perlomeno nel suo esempio di diplomazia (che Fidel Castro aveva meno). 

Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto ieri a Maduro di ritirare il progetto di Assemblea costituente, minacciando "forti misure economiche", dopo che la consultazione simbolica organizzata dall'opposizione ha visto la partecipazione di 7,2 milioni di venezuelani, per oltre il 98% contrari al progetto presidenziale. "Gli Stati Uniti non resteranno immobili mentre il Venezuela crolla. Se il regime di Maduro imporrà la sua Assemblea costituente il 30 luglio, gli Usa adotteranno misure economiche forti e veloci", ha detto Trump in un comunicato, senza fornire ulteriori precisazioni. Definendo Maduro un "cattivo dirigente che sogna di diventare un dittatore", Trump ha chiesto "lo svolgimento di elezioni libere ed eque" e ha assicurato che gli Stati Uniti "saranno al fianco del popolo venezuelano nel loro tentativo di portare il loro Paese sulla strada di una democrazia piena e prospera".

Dal punto di vista del governo chavista, la consultazione di domenica scorsa è considerata "illegale". Sollecitando una "opportunità" per il suo progetto, Maduro ha chiesto ieri ai suoi avversari di "non perdere la testa" con i risultati della consultazione e di "sedersi a discutere". Ma l'opposizione venezuelana ha invece indetto uno sciopero nazionale di 24 ore contro la Costituente chavista, alla quale non è candidato nessun loro componente. I progetti per una 'serrata' e una "protesta di massa" sono stati annunciati da uno dei leader dell'opposizione, Freddy Guevara.  "Chiediamo a tutto il Paese che questo giovedì ci sia uno sciopero generale di massa e senza violenze di 24 ore, per esercitare una pressione (sul governo) e prepararsi all'escalation definitiva della prossima settimana", ha detto Guevara, che è anche vicepresidente del parlamento. "Il mondo e il palazzo presidenziale di Miraflores devono ascoltare la crisi di tutto il Paese. Ora dobbiamo mettere in pratica il mandato ricevuto", ha dichiarato alla radio Julio Borges, presidente del Parlamento (nella foto a sinistra col suo vice Guevara).

"Si percepisce una richiesta persistente nel tempo di un cambiamento politico", ha commentato all'agenzia di stampa Afp il politologo John Magdaleno. "L'opposizione deve avere una tabella di marcia, dopo aver suscitato tanta speranza. In caso contrario, la sua legittimità può accusare un colpo, le persone si aspettano un'azione decisa", ha detto da parte sua Felix Seijas, direttore dell'Istituto di sondaggi Delphos.

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