Venezuela, si media a Santo Domingo. Con default rischio rivoluzione

Le autorità e le forze dell'opposizione del Venezuela hanno proseguito, attraverso colloqui segreti e separati nella Repubblica Dominicana, con un gruppo di ex leader mondiali, nel tentativo di trovare una via di uscita alla crisi politica. Lo hanno annunciato le autorità del Paese sudamericano, che hanno confermato le morte di un ex capo riservista dell'esercito. I rappresentanti di entrambi gli schieramenti politici in Venezuela hanno incontrato nei giorni scorsi l'ex primo ministro spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero, l'ex presidente dominicano Leonel Fernandez e l'ex presidente di Panama Martin Torrijos "sotto l'egida dell'Unasur, per creare - ha spiegato in una nota l'organizzazione - la "cornice per un dialogo nazionale".
Gli ex leader mondiali hanno riscontrato "un desiderio di dialogo da entrambi i fronti", in virtù del quale hanno proposto nuovi incontri per "concordare un'agenda che assecondi le esigenze di ciascuna e un metodo per promuovere un dialogo nazionale", ha aggiunto la nota.
Gli incontri sono il risultato dello sforzo del presidente Nicolas Maduro, ha scritto su Twitter la ministra degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez (nella foto d'apertura con Zapatero), che ha aggiunto che queste iniziative "promuovono la pace, il rispetto per lo stato di diritto e la sovranità dell'integrità territoriale".

Ciò che anche i mediatori internazionali non affermano pubblicamente è che il dialogo è impossibile fra le opposte fazioni in quanto l'opposizione chiede che Maduro si dimetta per manifesta incapacità a risolvere la crisi economica e sociale di un Paese in ginocchio da troppo tempo a causa sì della siccità e del brusco calo del prezzo del petrolio ma non solo. I due terzi del Paese sono contro il Psuv chavista, come confermato dalle elezioni parlamentari dello scorso dicembre e dai sondaggi. Maduro lo sa e per questo non vuole dimettersi, anzi ha rilanciato con i poteri speciali. Il Venezuela ha finito da tempo le proprie riserve di valuta pregiata: forte del suo petrolio il chavismo ha pensato che era sufficiente a vita per incassare dollari e poter importare qualsiasi cosa e sovvenzionare i poveri con sussidi - invece che iniziare a sviluppare una propria industria anche per creare posti di lavoro - a cominciare dai prodotti alimentari, che oggi scarseggiano nei supermercati. Oggi il calo di consenso è dovuto anche al fatto che i poveri aumentano (sono di più dell'inizio del potere del chavismo) e il governo non ha più soldi per sovvezionarli. Per capire che il Paese ha di fatto dichiarato bancarotta basta sapere che due delle poche industrie che funzionavano alla grande, la birra Polar e la Coca-Cola, sono state costrette a sospendere la produzione, nonostante l'alta domanda, per mancanza di materie prime che il Paese importa. In un paese "normale" un presidente (colpito anche da scandali gravi personali) si sarebbe già dimesso da tempo. 

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