Venezuela, Mozione di Di Biagio, Casini, Mauro, Orellana, Longo e altri

Una Mozione al Governo sulla crisi in Venezuela è stata consegnata oggi dal primo firmatario Aldo Di Biagio, (foto sotto) senatore del gruppo "Per l'Italia" (di origini abruzzesi-laziali). La mozione è stata firmata anche dai compagni di gruppo Pier Ferdinando Casini (ex presidente della Camera e leader dell'Udc) e l'ex ministro della Difesa Mario Mauro.

Altri firmatari: Maria Paola Merloni e Andrea Olivero, più Alessandro Maran di Scelta civica, Luis Orellana (foto sopra), nato a Caracas e appena espulso dal 5 Stelle) e Fausto Longo (Psi), eletto in Sudamerica (Brasile). Recita quanto segue: "In Venezuela a partire dai primi giorni di febbraio 2014 si sono susseguite una serie di manifestazioni di protesta contro il presidente Nicolas Maduro, che hanno determinato una molteplicità di scontri tra gruppi di opposizione, con un forte coinvolgimento di studenti e giovani, e forze dell’ordine governative. Alla base del citato scenario di scontro, vi sarebbero le accuse rivolte a Maduro da parte dei manifestanti, che continuano a erigere barricate nelle principali piazze delle città del Venezuela, di essere responsabile di barbare violazione dei diritti umani, di aver oppresso i suoi contestatori, oltre che di essere causa della pesante crisi economica che sta attraversando il Paese, talmente violenta da rendere irreperibili, negli ultimi mesi, anche i beni di primaria necessità. Si ritiene opportuno evidenziare che dalla morte di Hugo Chavez, predecessore dell’attuale presidente, nello scorso marzo 2013, il Paese è stato condizionato da una vera e propria crisi di governance con forti riflessi negli equilibri geopolitici regionali alla luce dei quali bisogna leggere e inquadrare le tensioni di queste ultime settimane. Allo scenario di natura geopolitica vanno ad aggiungersi anche considerazioni di natura macro-economica: secondo i dati economici disponibili l’inflazione in Venezuela è al 56,2%, dunque un incremento significato proprio concomitante all’avvicendamento di Maduro, dopo la morte di Chavez. A tali complessi aspetti va ad aggiungersi anche un incremento del senso d'insicurezza tra i cittadini venezuelani in ragione dell’impennata di omicidi e di violenze che sta caratterizzando il paese: nel 2013 gli omicidi sono stati 23.763, uno ogni 20 minuti. Maduro, in riferimento alle due settimane di guerriglia urbana ha parlato di 'colpo di Stato di natura fascista', asserendo che gli Stati Uniti stiano finanziando e sostenendo il gruppo di manifestanti legati all’opposizione. Il Governo venezuelano oltre ad avere esplicitamente incolpato gli Usa di sostenere un golpe, nei giorni scorsi ha espulso i diplomatici statunitensi accusati di aver incontrato la frangia più violenta degli oppositori. Conseguentemente a ciò, in questi giorni dal dipartimento di Stato di Washington i diplomatici di Caracas sono stati dichiarati persone 'non grate' e ne è stata disposta l’espulsione. 

"Il Paese - prosegue la Mozione - è letteralmente diviso in fazioni contrapposte e per le strade, stando a quanto si apprende dalla stampa, circolano cortei di chavisti che chiedono a Maduro di risolvere pacificamente gli scontri e di manifestazioni di oppositori che proseguono con le proteste. Il governo di Caracas avrebbe riferito che il bilancio degli scontri è di almeno 15 morti, 150 feriti e 579 arrestati, raggiungendo livelli di particolare violenza e degenerazione negli ultimi giorni. In questo scenario rischia di essere compromessa anche la libertà di stampa: infatti Maduro ha ritirato le credenziali a quattro giornalisti della Cnn, perché accusati di trasmettere informazioni mistificate circa i reali accadimenti sul territorio. Appare opportuno evidenziare che il governo venezuelano controlla quasi completamente le emittenti locali, nelle quali non vengono correttamente trasmesse informazioni e aggiornamenti in merito alle rivolte e alle conseguenze di queste, e di conseguenza Cnn en Espanol è diventata un riferimento informativo significativo per molti venezuelani che cercano di seguire le tensioni politiche nel Paese. Le suddette tensioni stanno coinvolgendo anche la comunità italiana in Venezuela che è molto numerosa e storicamente radicata, costituita da circa 130mila individui (con passaporto, ndr), con una concentrazione di oltre 13mila connazionali solo nello Stato del Miranda (che comprende parte di Caracas, ndr). Il senso d'insicurezza tra i nostri connazionali è particolarmente elevato in questi giorni. Nello specifico, appare opportuno evidenziare che il 3 febbraio è stato arrestato un cittadino italo-venezuelano, Giuseppe Di Fabio, consigliere di Voluntad Popular, una formazione d'opposizione, reo di avere partecipato alle manifestazioni di protesta e accusato di associazione a delinquere, istigazione alla violenza e resistenza a pubblico ufficiale. La sua liberazione, sebbene Di Fabio mantenga la libertà condizionata, è avvenuta nelle ultime ore grazie alla lodevole attività di mediazione della rappresentanza diplomatica sul territorio. Oltre al caso di Di Fabio, esistono diversi altri casi di connazionali arrestati o accusati di supportare e partecipare alle manifestazioni di protesta: si apprende da notizie di stampa di queste ore che il numero di connazionali arrestati ammonta a cinque per i quali risultano essersi già attivati gli opportuni canali diplomatici. Appare evidente che il livello di attenzione mediatico in Italia così come nel resto dello scenario internazionale in merito alle suddette preoccupanti tensioni sociali e politiche che stanno condizionando il Venezuela appare notevolmente basso, quasi a voler inquadrare gli accadimenti venezuelani come 'marginali' e limitati sotto il profilo delle potenziali influenze geopolitiche. In questa prospettiva di 'ridimensionamento mediatico' della vicenda venezuelana è possibile leggere anche la mancata attenzione della comunità internazionale che sembra voler categorizzare la contrapposizione tra 'rivoltosi' e forze governative come espressione di un fermento sociale orientato a contrapporre da un lato le nuove forze della 'middle class', tendenzialmente filo-americane a un governo che mantiene l’essenza chavista: siffatto scenario oltre a non essere rispondente alla realtà dei fatti rischia anche di legittimare una pesante disattenzione internazionale con il rischio di consentire un inasprimento dei livelli di violenza e repressione sul territorio, in assenza di osservatori internazionali. Sarebbe indispensabile che venisse delineata una strategia internazionale d'intervento e di mediazione che coinvolga il governo di Caracas e i leader delle forze di opposizione, finalizzata a riportare la situazione sul territorio entro i parametri del confronto politico". La Mozione conclude impegnando il Governo "a farsi portavoce, nell’ambito di tutti i consessi internazionali, di iniziative urgenti volte a determinare la cessazione degli scontri, delle violenze e delle attività di repressione da parte del Governo di Caracas; a coinvolgere tutte le istituzioni internazionali, al fine di avviare un costruttivo dialogo con le autorità venezuelane finalizzato a determinare le condizioni per una celere risoluzione dello scontro; a massimizzare l’impegno delle autorità diplomatiche italiane sul territorio al fine di garantire la massima sicurezza, oltre che aggiornata informazione, ai connazionali residenti in Venezuela, intensificando gli strumenti d'intervento e di mediazione a tutela di quei cittadini italo-venezuelani ancora in carcere per accuse connesse alle rivolte di cui in premessa; ad avviare ogni possibile iniziativa, per quanto di propria competenza, al fine di ripristinare la libertà d'espressione e di manifestazione dei cittadini".

 

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