Venezuela, con Di Fabio liberi anche gli altri sei. Bilancio morti salito a 11

Insieme a Giuseppe Di Fabio (nella foto) sono stati scarcerati - ma rimangono tutti in libertà vigilata - anche gli altri sei venezuelani arrestati all'inizio di febbraio con le accuse di associazione a delinquere, istigazione alla violenza e resistenza al pubblico ufficiale. Secondo l'avvocato difensore Diomedes Potentini, tutti e sette sono stati scarcerati perché "c'era incongruenza e incoerenza con le accuse".

Infatti, la famiglia Di Fabio aveva dimostrato con prove che Giuseppe il giorno della manifestazione di protesta dinanzi all'Hotel Venetur di Margarita, dove era ospite la squadra cubana di baseball, era da tutt'altra parte del Paese, nello stato di Anzoategui (quindi, nel continente) per partecipare a una caccia e a una manifestazione di rodeo. Per tutti gli indagati, rimane il divieto di partecipare alle manifestazioni e parlare con i giornalisti. Un imprenditore abruzzese che vive a Barcelona, ci ha rivelato che il carcere della sua città dov'erano detenuti i sette è famoso per essere un vero e proprio lager: i familiari degli arrestati avevano, infatti, denunciato che i detenuti erano tutti insieme in una piccola cella che nel pomeriggio veniva inondata d'acqua (per farli bere come bestie) fino alle caviglie col pericolo pure di rimanere fulminati dalla corrente, per via di fili scoperti penzolanti.

Intanto continua la protesta dell'opposizione in tutto il Venezuela: il bilancio dei morti è salito a 11 ed è stato arrestato un'altro italo-venezuelano, Gabriel Gallo, pure lui come Di Fabio militante del partito d'opposizione Voluntad popular, il cui leader nazionale Leopoldo Lopez è in carcere dal 18 febbraio. Manifestazioni di protesta e sostegno agli oppositori in tutto il mondo, Italia compresa, dove la comunità venezuelana ha manifestato nelle principali piazze lo scorso week-end.

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