Rifugiati, le associazioni denunciano il "business dell'accoglienza"

“Chiediamo che il Ministero dell’Interno ci convochi immediatamente per istituire un tavolo istituzionale sulla programmazione dell’accoglienza, che coinvolga i soggetti che di questo servizio si fanno carico sul territorio. Non è possibile che a ogni ripresa degli sbarchi si crei questa situazione. Il paese è in condizione di rispondere adeguatamente agli arrivi ma serve un piano, altrimenti continueremo a parlare sempre e solo di emergenza”. A sottolinearlo è Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci che insieme ad altre organizzazioni, invierà oggi al ministro dell'Interno Angelino Alfano una richiesta formale sulla gestione dell’accoglienza dei migranti, che continuano ad arrivare sulle coste della Sicilia. “Le persone in queste ore sono accolte in modo inadeguato anche da soggetti che non sono titolati a farlo. Ma questo comporta non solo un’accoglienza sbagliata ma anche uno spreco di risorse – continua ancora Miraglia, a margine dell’evento organizzato oggi a Roma da Legacoopsociali per presentare il video “Senza paura” realizzato da Giuseppe Manzo, Mario Leombruno e Luca Romano, in occasione della "Settimana contro le discriminazioni razziali". Nel corso dell’incontro unanime è stato lo sdegno contro le condizioni con cui vengono accolti i migranti, molti dei quali richiedenti asilo e rifugiati. Padre Giovanni Lamanna, presidente del Centro Astalli, ha tuonato contro il “business dell’accoglienza”. “Dobbiamo dire con chiarezza che ci sono persone che coi migranti ci guadagnano. Ma se c'indigniamo per i trafficanti in mare non possiamo non indignarci se queste persone vengono parcheggiate negli alberghi o negli agriturismi, magari su richieste delle prefetture. Nessuno controlla né si preoccupa di come sono trattati o dei soldi che le strutture percepiscono – afferma - Intanto, il reato di clandestinità non è stato ancora cancellato e in sede europea continuiamo a non avere credibilità. L’Ue ci ricorda infatti che gli altri paesi hanno numeri molto più alti dei nostri, la Germania, per esempio, ha più del doppio dei nostri rifugiati con standard decisamente migliori. Dovremo dar conto anche noi delle risorse che sprechiamo per questa accoglienza inadeguata”. Anche per Paola Menetti, presidente di Legacoopsociali, “non è più tollerabile che la prima accoglienza duri mesi. I centri in Sicilia dopo gli ultimi arrivi sono già strapieni – spiega – Chiediamo quindi che il governo riprenda in mano le politiche dell’accoglienza, anche per dare un senso al lavoro degli operatori nelle strutture. Si può partire da Lampedusa estendendo la riflessione a tutti gli altri centri, i quali piuttosto che svolgere la funzione di accoglienza o ricovero, diventano esclusivamente funzionali a un sistema basato sul contenimento e la reclusione delle persone”. Menetti è tornata poi a chiedere la chiusura dei Cie, l’abolizione definitiva del reato di clandestinità e la revisione della Bossi-Fini.

 

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=