Comboniani: aiutare i migranti a casa loro? Ma la casa è crollata

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"Ho sentito che politici di destra e di sinistra in Italia stanno usando lo slogan: `Aiutiamoli a casa loro`. Idea che fa presa perché sembra sensata ma non tiene conto di una realtà più complessa. I campi rifugiati di cui l`Africa è piena possono forse essere considerati casa loro? Di quale casa stiamo parlando se è stata scossa fin nelle fondamenta? Per ripararla oltre ad un intervento locale, occorre anche un impegno più globale". Così padre Christian Carlassare, comboniano che opera in Sud Sudan (nella foto è al centro, fra sudanesi del Sud), in occasione di una conferenza stampa - intitolata "L'Africa non è una fake news" - ospitata alla sede della Radio Vaticana. L'emktten det della Santa Sede ha offerto ai missionari comboniani, nel 150mo anniversario della loro fondazione, l'occasione di fare il punto sulle molte questioni di attualità legate all'Africa sulla quale, in Italia e non solo, vige una forte disinformazione.
"Ormai - afferma padre Carlassare - non ci sono più case nostre o case loro, ma una sola casa comune che va restaurata nel suo splendore originale. Ci sono cause più profonde all`origine della fame nel mondo che la semplice mancanza di cibo. Ci sono radici profonde nel conflitto in Sud Sudan che la semplice responsabilità della gente e dei suoi governanti". Quindi, "a partire da casa nostra, occorre fare pressione per la risoluzione dei conflitti. Occorre smetterla di fare a gara per le risorse abbagliati da un progresso economico che va contro la dignità umana: qual è la nostra risorsa più preziosa se non la nostra umanità? Occorre tagliare i finanziamenti ai gruppi che producono e commerciano armi e destabilizzano per accaparrare potere: dovremmo essere coscienti del rischio di guerre sempre più pericolose. Occorre anche andare controcorrente e tagliare seriamente le emissioni di Co2 e aiutare le comunità ad adattarsi a un clima che cambia. Ma occorre soprattutto non allarmarci quando l`altro bussa alla nostra porta". 

Capovolgere i luoghi comuni, gli stereotipi e i pregiudizi sull`Africa e gli africani, raccontare attraverso la testimonianza diretta dei missionari comboniani il volto autentico del continente, è stato l'obiettivo della conferenza stampa organizzata dai Comboniani il 14 novembre scorso. Primo tema, migrazioni e crisi economica. "Lo `sconosciuto` provoca in noi sconcerto e paura - spiega padre Rogelio Bustos, messicano, del Consiglio generale dei comboniani - riempie la nostra testa di fantasmi. Inoltre, direi che anche la crisi economica di questi anni abbia esacerbato gli animi, per cui si vede lo `straniero` come un possibile contendente per un lavoro che scarseggia. Naturalmente, parte della stampa e settori politici senza scrupoli alimentano questo clima di sospetto e di paura". Tuttavia non va dimenticato che "se i popoli esistono è grazie a quel seme che germinò migliaia di anni fa in un continente che chiamiamo `Africa` e che ha reso possibile la formazione di razze e gruppi etnici diversi. Le migrazioni sono esistite da sempre. Basta pensare ai primi cacciatori nomadi, arrivati alla sedentarizzazione con l`agricoltura, o ai pastori che si spostavano cercando l`alimento per allevare i loro capi di bestiame. Cosa hanno fatto tante volte l`Europa e altre potenze internazionali con l`Africa? Una volta scoperte le grandi risorse naturali, hanno spogliato il continente per il proprio beneficio", ha ricordato padre Bustos.

Leadership africane inadeguate o corrotte, spesso al soldo di potentati stranieri (cinesi, americani, europei...), l'aumento di fenomeni come l`esclusione sociale o il "land grabbing" (il cosiddetto accaparramento dei terreni da parte di imprese straniere), sfruttamento delle "commodity" (materie prime), accordi commerciali predatori. "I popoli africani - spiega ancora padre Bustos - secondo la testimonianza di tanti dei nostri missionari e missionarie, di tanti volontari, offrono anche quella dose di umanità così necessaria ai nostri tempi ricordandoci i valori fondamentali che sono andati persi a causa del ritmo frenetico della nostra vita. Credo che sia arrivato il momento di promuovere una maggiore cooperazione internazionale nel rispetto reciproco delle varie culture in vista di una crescita olistica in cui constatiamo che dobbiamo aiutarci gli uni gli altri diventando veri fratelli in grado di contribuire alla costruzione di un mondo più giusto e fraterno".

In questo contesto cade anche la ricorrenza per i 150 anni dalla fondazione dei comboniani. L`eredità più importante di Daniele Comboni (oggi santo) sta propria nel suo amore per l`Africa e nella sua grande fiducia negli africani, nell`idea, cioè, che l`Africa potesse essere protagonista del proprio destino, in un`epoca, peraltro, in cui la grande spartizione del continente da parte delle potenze coloniali stava cominciando e la piaga dello schiavismo era ancora presente; al contrario Comboni pensava che l`Africa stessa avesse la sua parte da giocare per arricchire la Chiesa e il mondo dei suoi valori spirituali. All'incontro con la stampa hanno preso parte padre Domenico Guarino, comboniano della comunità di Palermo (impegnato nell`accoglienza dei migranti), suor Gabriella Bottani (comboniana, coordinatrice di "Talitha Kum", rete mondiale della vita consacrata contro la tratta delle persone), padre Elias Sindjalim (comboniano togolese), Luciano Ardesi (africanista, collaboratore del giornale "Nigrizia"). Ha moderato l`incontro padre Giulio Albanese, direttore della rivista "Popoli e Missione". 

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