Kyenge: "Insultata più di prima, basta incitamento all'odio via web"

Ora che non è più ministro, Cecile Kyenge viene insultata più di prima. L’ex ministra dell’Integrazione è stata ospite ieri del programma "Un giorno da Pecora" su Rai Radio2. Tra ricordi autobiografici, battute e momenti “leggeri” (ha canticchiato pure "Vamos a la playa" con Johnson Righeira) ha parlato anche degli attacchi subiti.

“I leghisti? Sono perennemente in campagna elettorale e l'hanno fatta anche col mio nome. Più che per me – ha spiegato la deputata del Pd, medico oculista, di origine congolese - mi dispiaceva perché l’Italia era sotto gli occhi del mondo. Si dava un’immagine sbagliata del nostro Paese”, che secondo la Kyenge non si può definire razzista. “Ci sono persone che sono razziste, ci sono gruppi di persone razziste, questo non si può negare. Però prima di giudicare un intero Paese bisogna anche capire che strumenti gli abbiamo dato fino ad adesso a livello di comunicazione e culturale. Bisogna cercare di fare educazione civica, dare ai giovani strumenti per approcciarsi al diverso. È chiaro che quando non si ha consapevolezza del diverso, delle comunità che arrivano, è difficile capire”. Dopo la fine del suo mandato, ha rivelato l’ex ministra, “gli insulti sono aumentati, ma diciamo che non escono fuori. Tutti i giorni sulla mia pagina Facebook arrivano tanti messaggi di quel tipo, ma non se ne parla perché in Italia alcune cose diventano quasi abitudine e questa è una cosa pericolosa. In base alla mia esperienza, a quello che ho passato, credo che si debba lavorare contro l’incitamento all'odio razziale via web è pericolosissimo”. Infine, tracciando un bilancio della sua esperienza al governo, la Kyenge ha parlato di “un fortissimo impatto di rottura culturale, per la mia nomina ma anche per l’impostazione data al Ministero. Ho affrontato temi che hanno rotto alcuni tabù, come quello della riforma della cittadinanza posto con forza. La legislatura non è finita, la proposta di legge verrà portata avanti a livello parlamentare”. (Stranieriinitalia.it)

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