Kyenge: ''Fiera di essere donna, nera, mamma, medico e deputata"

“La mia figura è stata importante per il cambiamento culturale del Paese”, ma è anche stato un “freno per la società, perché ha risvegliato gli istinti di alcuni, che si sono manifestati attraverso gli insulti e gli stereotipi che tutti abbiamo visto in questi mesi”. A sottolinearlo è l’ex ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge in un’intervista oggi al programma "Farenheit" di Rai Radio3, dove ha presentato il suo libro “Ho sognato una strada” (Piemme).

“Con questo libro ho voluto lasciare un testamento culturale – spiega la Kyenge – si tratta di un manifesto sui diritti e sulla consapevolezza che ci dive essere intorno a loro”. Durante l’intervista, la ministra ha scelto di non entrare nella polemica sulla soppressione da parte del governo Renzi del Ministero dell’Integrazione, presieduto durante il governo Monti da Andrea Riccardi e successivamente, nell’esecutivo targato Letta, da lei. Incalzata dalle domande di Stefano Trasatti, direttore di "Redattore sociale", si è celata dietro un "no comment". “Le politiche dell’integrazione sono il futuro del nostro Paese – dice - ma sulle scelte del governo sono la persona sbagliata a cui chiedere. Quando sono stata chiamata mi sono messa al servizio del mio Paese, ma su cosa farà il nuovo governo non dovete chiedere a me, credo si tratti di un discorso che si aprirà nei prossimi giorni ma la giornata odierna è poco adatta per parlarne”. La Kyenge ha poi ricordato gli insulti ricevuti dalla Lega Nord durante i suoi dieci mesi di mandato. “Il mio obiettivo era far passare la lotta allo stereotipo e alla xenofobia – afferma – ma in questi mesi anziché valorizzare la figura di una donna nera, impegnata in politica, che è allo stesso tempo mamma di due ragazze, uno degli insulti che mi venivano rivolti era 'faccia da casalinga'. Io sono fiera di essere mamma, donna, professionista e attualmente deputata, ma molte persone faticano a vedere tutto questo in una donna nera - aggiunge - Io lo reputo un punto di forza e in questo senso il mio ruolo è stato quasi una provocazione per rompere molti tabù. Dall’altra parte è stato anche un freno per la società, perché ha risvegliato gli istinti di alcuni, che tutti abbiamo visto in questi mesi”. La Kyenge ha poi ribadito che in Parlamento porterà avanti alcune delle battaglie su cui si è concentrata in questi mesi e in particolare quella della riforma della legge sulle cittadinanza, attraverso uno ius soli moderato. Per quanto riguarda il suo libro, “Ho sognato una strada”, l'esponente del Pd spiega di aver voluto sottolineare il ruolo del migrante sotto quattro punti di vista: come lavoratore, come contribuente, come imprenditore e come cittadino. “Dobbiamo ribadire che l’immigrazione è una risorsa – afferma - e andare oltre gli stereotipi, ricordando che gli stranieri contribuiscono all’11% del Pil, non fanno solo lavori umili, ma anche impresa”. In tema di lotta alla discriminazione, durante la trasmissione è stato ricordato il volume "Parlare civile", il vademecum per una comunicazione oltre gli stereotipi. “Nei mesi scorsi è stata usata spesso la parola clandestino come sinonimo di delinquente – spiega Trasatti – ma sono tante le parole che vengono utilizzate in senso discriminatorio, da quelle desuete, ma non troppo, come 'vu cumprà', a quelle sensazionalistiche come esodo biblico e tzunami umano. Frasi che tendono a drammatizzare quello che non è neanche più un fenomeno, ma un aspetto normale della nostra società e che ha bisogno di un linguaggio che abbandoni questa drammaticità”. Il direttore di "Redattore sociale" ha poi annunciato che il lavoro di "Parlare civile" sulle parole, proseguirà con un lavoro che si concentrerà sulle immagini discriminanti.

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