Chaouki (Pd): "Governo Renzi sopprime Ministero Integrazione e Ius soli"

“Sullo ius soli non scenderemo a patti, è inaccettabile il ricatto del Nuovo Centro-destra, data anche la loro consistenza numerica. La riforma della cittadinanza doveva essere il primo punto del governo Pd e non possiamo fare ulteriori passi indietro, lo dobbiamo alle migliaia di bambini che oggi in Italia chiedono di vedersi riconosciuto questo diritto fondamentale”.

Non usa mezzi termini Khalid Chaouki, deputato Pd e responsabile dei "Nuovi italiani", tra i maggiori fautori di una riforma della legge sulla cittadinanza, per rimandare al mittente le voci di un possibile patto tra Pd e Ncd, che renderebbe ancora più blanda la proposta di uno “ius soli moderato”. La corrente di Angelino Alfano, infatti, vorrebbe una legge che nei fatti consentirebbe solo uno sconto di quattro anni a chi, nato in Italia da genitori stranieri, vuole essere riconosciuto cittadino italiano: si parla di uno “ius culturae” che vincolerebbe il diritto alla conclusione dell’intero ciclo scolastico (elementari più medie). E così, anziché a 18 anni, il minore potrebbe fare richiesta a 14. Anche una parte del Pd, vicina al nuovo premier, si starebbe orientando sul vincolo scolastico per tutti, concedendo la cittadinanza però alla conclusione di “almeno” un ciclo scolastico (elementari per chi è nato qui, medie per chi arriva in tenera età). Una linea diversa e ancor più edulcorata di quella che era la proposta iniziale del Partito democratico. “La nostra proposta deve rimanere quella ufficiale – sottolinea Chaouki – e cioè del diritto di cittadinanza per i figli di immigrati regolarmente residenti da almeno cinque anni sul suolo italiano, e nel caso di bambini arrivati in tenera età e non nati in Italia, il vincolo del ciclo scolastico. Si tratta di una proposta responsabile, in cui già siamo scesi a patti rispetto a chi chiedeva uno ius soli puro. Non possiamo cedere ad ulteriori ricatti, in particolare è irricevibile la proposta del vincolo per tutti dell’ obbligo scolastico, significherebbe tradire il patto con tutti i cittadini che hanno raccolto le firme per la campagna l’Italia sono anch’io, con tutti i minori stranieri che chiedono di essere riconosciuti italiani e con tutti coloro a cui abbiamo assicurato che questo sarebbe stato un punto centrale del governo Pd.”
Che quello dello ius soli sia un punto sensibile del nuovo esecutivo lo conferma anche Roberta Angellilli, vicepresidente del Parlamento europeo e alfaniana doc. Ieri sera ai microfoni di Rainews 24 ha infatti sottolineato che la riforma della cittadinanza non è in nessun modo una priorità del Ncd, lasciando intendere che se si vuole forzare la mano su questo tema e sui diritti civili, il partito potrebbe arrivare a una rottura del patto Alfano-Renzi. “Questo ricatto è fuori luogo – sottolinea Chaouki, famoso per essersi autorinchiuso nel Centro accoglienza di Lampedusa per prostestare contro i maltrattamenti agli immigrati rinchiusivi - data la strumentalità con cui si utilizzano questi temi. Per noi ora la partita si gioca in Parlamento dove è iniziato già un primo confronto sulle proposte di riforma. Ci fa anche ben sperare che questo nuovo esecutivo sia un governo dei sindaci, che già in passato hanno voluto rilanciare l’importanza del diritto di cittadinanza per allineare l’Italia agli altri paesi europei”. Graziano Delriosottosegretario alla Presidenza del Consiglio e braccio destro di Matteo Renzi, è stato infatti portavoce della campagna “’Italia sono anch’io”, che chiede il riconoscimento del diritto di cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri legalmente soggiornanti da almeno un anno. Una proposta decisamente più forte rispetto allo ius soli moderato a firma Pd. “Anche Renzi, come tutti i sindaci d’Italia si è dimostrato sensibile a questo tema – continua Chaouki – dopo la tragedia di Firenze s'è ingaggiato in prima linea nella lotta al razzismo, lo stesso ha fatto dopo il rogo di Prato. Oggi il nostro governo deve investire sulla cittadinanza. Già il fatto che non ci sia più il Ministero dell’Integrazione in un paese senza ius soli e con cinque milioni di nuovi italiani è davvero incomprensibile”. Nonostante in passato il deputato Pd non avesse risparmiato critiche alla ministra Cecile Kyenge e al suo ruolo quasi esclusivamente simbolico nel governo, oggi ritiene che la soppressione del ministero sia un vero autogol: “Non andava eliminato ma semmai rafforzato, i ministri possono cambiare ma il tema dell’integrazione rimane attualissimo e centrale. In questo senso abbiamo chiesto al presidente Renzi di assicurare almeno una delega forte”.
Sulla soppressione del dicastero della Kyenge sono molte le voci critiche (su Change.org è stata lanciata anche una petizione), ma c’è anche chi come Andra Sarubbi, firmatario di una delle proposte di riforma della legge sulla cittadinanza in discussione alla Camera (la Sarubbi-Granata), lo considera, così come è stato in questi anni, un “vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro”, e nel caso della Kyenge, un atto più “mediatico” che altro. Intanto l’ex ministra dell’Integrazione, in queste ore ha scelto di non entrare nella polemica, e ha deciso di non rilasciare interviste. Alle 15 però sarà ospite della trasmissione “Farenheit” su Radio3, per la presentazione del suo libro e potrebbe togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

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