"Sos Venezuela", piazza gremita a Pescara: cori e candele accese a lutto

Grande partecipazione oggi pomeriggio (22 febbraio) anche a Pescara, in piazza della Rinascita, come in tutti gli appuntamenti di oggi in Italia, di "Sos Venezuela", la manifestazione internazionale organizzata dalla comunità venezuelana per richiamare l'attenzione verso la difficile situazione politica ed economica che sta passando il Paese sudamericano.

Manifestazioni di studenti e oppositori al governo chavista di Nicolas Maduro in ogni città represse con violenza (cinque morti e 70 feriti) e arresti (circa 130). Una piazza dove il giallo, il blu e il rosso, i colori della bandiera venezuelana, erano ovunque, anche sui visi di molti manifestanti. Circa 500 i partecipanti giunti da ogni parte della regione a cui si sono uniti anche molti pescaresi attratti dalla carica emotiva che contraddistingue questa comunità latinoamericana, divisa fra dolore, preoccupazione, lutti, nostalgia per la terra lontana ma anche tanta simpatia. Capo animatrice la cantante Sheila Perez (nella foto) che ha diretto parlato e cantato, a partire dall'Inno venezuelano "Gloria al bravo pueblo!", per passare a canzoni popolari come "Viva Venezuela, mi Patria querida" e persino "El pueblo unido jamas sera vencido" degli Inti Illimani, colonna sonora della sinistra antifascista cilena e internazionale, presa in prestito anche dai venezuelani che oggi combattono pacificamente contro un partito, il Psuv, al potere dal 1999 e accusato di essere "comunista", "castrista", antidemocratico, "dittatoriale", oltre che la causa di una crisi economica e sociale senza precedenti nella storia del ricco (di petrolio) Paese sudamericano. Alla manifestazione, organizzata in pochi giorni via Facebook, Twitter, Whatsapp e qualsiasi social network utile per una comunità che in Abruzzo non è organizzata affatto a livello associazionistico o politico, ha partecipato anche Rosalia Di Fabio, la sorella di Giuseppe, il giovane politico d'opposizione d'origine abruzzese arrestato giorni fa insieme ad altri 130 manifestanti in tutta la nazione. Rosalia (nella foto sotto è al centro fra la deputata Maria Vittoria D'Incecco e il consigliere regionale e Cram Ricardo Chiavaroli) ha avuto proprio durante la manifestazione, verso le 18, la notizia che i fratello è stato scarcerato, ricevendo da Giuseppe stesso la telefonata da Barcelona, città dov'era rinchiuso insieme ad altre sei persone, in un'angusta cella. Di Fabio è stato l'unico liberato: per telefono non ha voluto parlare (le linee telefoniche dei Di Fabio sono intercettate) ma certamente la decisione della magistratura inquirente è stata condizionata dalle pressioni del governo italiano attraverso l'ambasciatore Paolo Serpi, interessato dall'ex ministro Emma Bonino a seguito d'interrogazione parlamentare della D'Incecco e di altri parlamentari che hanno avuto risposta scritta da Serpi. La notizia della liberazione è stata data anche al microfono della manifestazione, suscitando gioia per questa liberazione ma anche disappunto per i tanti arrestati (circa 130) di questi giorni ancora in galera, a cominciare dal leader dell'opposizione nazionale Leopoldo Lopez, compagno di partito (Voluntad popular) dello stesso Di Fabio, consigliere comunale all'isola di Margarita. Oltre ai due politici in foto, alla manifestazione hanno partecipato anche il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, gli assessori comunali Berardino Fiorilli (vicesindaco) ed Eugenio Seccia, quello provinciale Aurelio Cilli e l'assessore regionale Carlo Masci, il cui papà è emigrato in Venezuela nel 1947. La comunità venezuelana è, infatti, composta soprattutto da tanti discendenti di italiani emigrati nel Dopoguerra e rientrati in questi anni anche a causa della crisi venezuelana. Giovani perlopiù non ancora ben integrati nel nostro Paese per via del fatto che hanno il cuore e la testa più nella terra dove sono nati e cresciuti che in quella da cui sono partiti genitori o nonni. A ciò si aggiunge anche la difficoltà per il riconoscimento dei titoli di studio venezuelani, la conseguente difficoltà a integrarsi anche professionalmente e, infine, il dispiacere per il disinteresse che l'Italia ha sinora manifestato verso la difficile situazione che ha colpito il Venezuela, uno dei paesi nel mondo a maggior concentrazione d'italiani emigrati (oltre tre milioni). Ci volevano morti, feriti e arrestati per far sì che i media nazionali si cominciassero a interessare a dovere di un Paese dove vive una buona fetta dei cittadini italiani residenti all'estero, in grande difficoltà. 

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