Alunni stranieri, nuove Linee guida per accoglienza e integrazione

Il mondo è arrivato da tempo tra i banchi delle nostre scuole, ma ora che gli alunni non italiani sono 830mila arrivano anche nuove linee guida per l’accoglienza e l’integrazione. Dedicate a dirigenti scolastici, insegnanti e genitori e firmate ieri dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ribadiscono che gli studenti di origini straniere sono “un’occasione di cambiamento per tutta la scuola”.

Puntando a un’ educazione interculturale che “rifiuta sia la logica dell’assimilazione sia quella della convivenza tra comunità etniche chiuse”, centrata sul dialogo e sul “reciproco riconoscimento e arricchimento”Il contesto è una scuola nell’arco di dieci anni ha visto aumentare gli alunni stranieri da 100mila a oltre 800mila, con una crescita di 60-70mila unità l’anno che però ultimamente sta rallentando. Una popolazione che è cambiata, con l’aumento progressivo dei nati in Italia, a fronte di una riduzione dei neo arrivati, “due lati opposti del pianeta alunni stranieri” con esigenze molto diverse. Tra le novità principali, l’aumento degli studenti stranieri alle medie e superiori, dove i nati in Italia sono ancora minoranza e ci sono più problemi di insuccesso e dispersione scolastica. C’è anche una “segregazione formativa”, con i ragazzi stranieri che si concentrano in istituti tecnici e professionali, lasciando i licei agli italiani. Scelte che al Ministero sembrano “determinate più dalla condizione socio-economica che dalle capacità e dalle vocazioni elettive degli studenti” e sulle quali bisognerebbe intervenire con un adeguato orientamento. Parliamo di seconde generazioni e quindi non poteva mancare un accenno all’attuale legge sulla cittadinanza.“Essa pone la cittadinanza – denunciano le "Linee guida"come traguardo troppo lontano per chi arriva in Italia, ma soprattutto per chi vi nasce, cresce, studia, dovendo aspettare la maggiore età per ottenerla”. Diventa poi sempre più importante lo studio della Costituzione, che può fornire una “mappa di valori indispensabili per esercitare la cittadinanza da parte di chi ha scelto di vivere stabilmente in Italia”. Le "Linee guida", pur non citando il famoso tetto del 30% introdotto dalla Circolare dell'ex ministro Mariastella Gelmini, insistono sulla necessità di evitare concentrazioni di alunni stranieri in una scuola o in una classe, che hanno “conseguenze negative, sia dal punto di vista scolastico, che dal punto di vista sociale e individuale”. Come? Con un mix d'interventi che chiama le scuole a coordinarsi tra loro e con gli enti locali e a coinvolgere anche i genitori, stranieri e italiani, presentando loro “le sfide ma anche le potenzialità positive di crescita” di classi eterogenee. Del resto, nel percorso di accoglienza e integrazione degli alunni stranieri il coinvolgimento e la partecipazione delle famiglie alle attività della scuola è fondamentale. Un obiettivo che secondo il Ministero si può centrare anche utilizzando mediatori culturali e interpreti, creando materiale informativo in più lingue e favorendo lo scambio di esperienze e suggerimenti all’interno delle associazioni dei genitori. Uno degli aspetti sui quali le "Linee guida" insistono molto è, naturalmente, l’apprendimento dell’italiano come lingua seconda, soprattutto nelle scuole medie e superiori. I ragazzi stranieri che non parlano italiano, fa sapere il Ministero, vanno inseriti in classe con gli italiani, che “rappresentano la vera autorità linguistica e il modello d’uso al quale riferirsi”. Servono però anche laboratori linguistici dedicati. “L’esperienza consolidata ci dice che sono necessari tempi, strumenti, risorse di qualità” scrive il Dicastero, che per i neo arrivati propone questa formula: “Circa otto-dieci ore settimanali dedicate all’italiano L2 (circa due ore al giorno) per tre-quattro mesi”. In questi moduli intensivi si possono raggruppare ragazzi di classi diverse e possono essere organizzati “in collaborazione con gli enti locali e con progetti mirati” C’è, infine, un capitolo dedicato all’istruzione degli adulti, anche per “recuperare” giovani adulti stranieri, tra i quali ci sono molte ragazze, che hanno lasciato la scuola prima del tempo, ma sono anche fuori dal mercato del lavoro regolare, con titoli di studio bassi e scarse competenze linguistiche. “E' perciò importante sostenere e sviluppare percorsi integrati tra istruzione scolastica, formazione professionale e corsi serali degli istituti tecnici e professionali in cui conseguire sia titoli di studio e qualifiche che competenze linguistico”. (Stranieriinitalia.it)

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