Papa Francesco: no ad accanimento terapeutico non è eutanasia

Evitare l'accanimento terapeutico non significa aprire all'eutanasia, che rimane sempre illecita. Papa Francesco ha inviato un messaggio al "Meeting regionale europeo della World medical association" per fare il punto sulle delicate e complesse questioni del "fine-vita", organizzato nell'aula vecchia del Sinodo in Vaticano. "Oggi - scrive Jorge Mario Bergoglio - è possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona".
Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l'uso, equivale a evitare l'accanimento terapeutico, si legge nel comunicato del Vaticano, cioè compiere un'azione che ha un significato etico completamente diverso dall'eutanasia, che rimane sempre illecita, ribadisce il Pontefice (nella foto, mentre visita malati), in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte. Non si tratta di una posizione "rivoluzionaria" o innovativa nella Chiesa cattolica. Papa Pio XII, ha ricordato Francesco, in un discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, aveva già affermato che non esiste un obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene. Anche Benedetto XVI, intervenendo nel 2008 alla Conferenza internazionale sulla pastorale dei bambini malati, aveva dichiarato che la ricerca medica si trova spesso di fronte a scelte difficili, ma deve sempre trovare un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza.

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