Venezuela, Papa nomina Porras cardinale. Nel 2010 lo incontrammo in Abruzzo

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Papa Francesco ha creato 17 nuovi cardinali di 11 nazioni diverse e in rappresentanza di tutti e cinque i continenti (di cui 13 elettori). Fra questi spiccano due nomi: Mario Zenari, primo nunzio apostolico a diventare cardinale e mantenere l'incarico attivo in Siria che il Pontefice ha definito un "laboratorio di crudeltà". La porpora a Zenari è il segno della volontà di Francesco a sostenere in ogni modo il popolo siriano vittima del conflitto. L'altro cardinale simbolo (e dal messaggio politico forte) è Baltazar Porras Cardoso (nella foto d'apertura col Papa), arvicescovo di Merida, città di un altro popolo sofferente, quello del Venezuela. “Diventare cardinale in Venezuela rappresenta un momento di speranza e felicità per la popolazione - ha detto Porras a Tv200 (video sotto a destra) - Ricevo questo mandato non come qualcosa di personale o un onore ma un dono del Papa per il Venezuela. La mia nomina è infatti un regalo di Francesco ai poveri”. Il Venezuela, ha detto Porras "ha bisogno di superare la crisi non solo politico-economica ma anche spirituale causata dalla mancanza di libertà, dalla paura e dall’odio". Anche se il Papa ha ottenuto dal presidente Nicolas Maduro il dialogo con le opposizioni, Porras ha denuncioato che "Il governo venezuelano non vuole parlare con i vescovi. Tutte le cose che abbiamo fatto sono contro il Governo. L’operato della Chiesa venezuelana è a favore del popolo e delle sue necessità. Siamo la voce di coloro che non hanno voce in un Paese in cui la libertà d’espressione e informazione è molto limitata. Se non arriva una risposta immediata, considerata la gravità della crisi, ci sarà una diminuzione della qualità di vita. Dovranno morire delle persone che invece sarebbero potute vivere. Penso soprattutto ai bambini e agli anziani”.

Chi scrive fu l'unico che il 25 settembre 2010 andò a cercare, incontrare e intervistare - per il quotidiano "La Voce d'Italia" di Caracas - l'allora arcivescovo di Merida, giunto in silenzio a Montesilvano (Pescara) per celebrare messa insieme a tre suoi sarcedoti venezuelani emigrati in Abruzzo per motivi pastorali. Quel sabato era la vigilia delle elezioni parlamentari venezuelane e nel 2010 il chavismo era ancora forte: Hugo Chavez (di cui Maduro è erede) era il popolare e carismatico presidente del Venezuela. Le avvisaglie di una crisi imminente venivano annunciate dall'opposizione che perse quelle elezioni di poco (47,22 a 48,13% a favore del Psuv al potere). Porras, invitò i venezuelani residenti in Italia (molti dei quali riempirono la chiesa di Sant'Antonio) ad andare a votare perché “è un’opportunità unica oltre che un dovere civico”. Fu accontentato anche nell'esito visto che si augurò alla viglia di un'assemblea "plurale", per riequilibrare il potere pubblico che era stato totalmente nelle mani del chavismo anche per colpa dell'opposizione.

Porras all'epoca era vicepresidente dei vescovi latinoamericani (Celam) ed era in Italia con anticipo per l’incontro in Vaticano con l'allora Papa Benedetto XVI. Chavez bollò Porras (i due insieme nella foto sotto a sinistra) come nemico giurato quando, durante la storica Assemblea del 2007 che la Celam tenne per la prima volta a Cuba, paese comunista da dove l'alto prelato venezuelano non si fece scrupoli a criticare pubblicamente la Rivoluzione socialista di Chavez e la sua pericolosa deriva autoritaria. Fidel Castro, che già nel 2010 non era più presidente di Cuba (scettro lasciato al fratello Raul), fece una sorprendente dichiarazione a un giornale americano che spiazzò anche l'alleato Chavez e cioè che il modello socialista cubano non era esportabile in nessun altro paese poiché non funziona neanche a Cuba. “Sono le stesse parole che aveva detto pochi giorni prima l’arcivescovo di Caracas Jorge Uroza subendo la violenta reazione da parte di Chavez che addirittura lo fece convocare dall’Assemblea nazionale - ci rispose Porras - Nelle parole di Castro leggo anche una critica indiretta alla politica del nostro Presidente. L’influenza ideologica di Cuba però persiste e la presenza massiccia dei cubani in Venezuela è negativa anche in termini occupazionali perché non è gratis e toglie tanti posti di lavoro ai venezuelani”. 

Eppure Porras fece delle ammissioni a favore del chavismo: “Riconosco i buoni risultati nel campo della salute e dell’educazione ma nel mio Paese nel 2009 ci sono state oltre 19mila morti violente, più dei morti della guerriglia colombiana. Abbiamo da mesi anche problemi di erogazione d’acqua ed elettricità e mancano molti alimenti necessari”. Parole che denunciarono già allora la crisi idroelettrica e il blackout di pochi mesi fa“Quella venezuelana – concluse Porras – è una democrazia populista, autoritaria e settaria che non assomiglia a nessun altro modello né europeo e nemmeno latinoamericano”. Grande religioso ma anche ottimo analista politico il nuovo cardinale venezuelano voluto dal primo Papa latinoamericano. (PS) 

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