Missione in Venezuela, il sottosegretario Giro la racconta alla Voce d'Italia

Il sottosegretario agli Esteri Mario Giro è rientrato nel fine settimana dal Venezuela, dove ha incontrato sia il governo sia le imprese e i cittadini italiani lì residenti che soffrono la crisi economica e politica che sta vivendo il Paese. Non c'è stato molto interesse mediatico verso questa missione del Governo italiana a Caracas e neppure molta informazione sull'esito degli incontri da parte della Farnesina. Giro ha rilasciato un'intervista a Mauro Bafile, direttore de "La Voce d'Italia", il quotidiano degli italiani in Venezuela. Il giornalista spiega che la visita di Giro era necessaria "far sentire il sostegno dell’Italia sia alle aziende italiane che, per quanto capaci di autogestirsi nei momenti di crisi, vanno comunque salvaguardate, sia ad una collettività che chiede all’Italia di non essere lasciata sola in un momento tanto delicato come quello attuale". Giro ha detto che la missione "ha avuto come obiettivo principale quello di stare vicino agli italiani in questo momento di difficoltà per il Paese. Ho sottolineato sia ai rappresentanti della collettività sia ai miei interlocutori istituzionali che l’Italia sarà sempre vicina al Venezuela – lo è stata nei momenti di tranquillità, quando il Paese cresceva e accoglieva migliaia di nostri connazionali – e lo è anche adesso, in questa fase delicata della storia venezuelana". Circa gli incontri col governo, il sottosegretario ha detto che "hanno apprezzato molto il fatto che io sia venuto qui per capire cosa succede nel Paese, ascoltare tutti e portare il nostro contributo per una soluzione alla crisi venezuelana. Ho spiegato loro che anche l’Italia nella sua storia ha vissuto momenti di grande drammaticità, momenti in cui il dialogo è venuto meno e la violenza imperversava. Solo con la volontà di tutti anche noi abbiamo saputo superare quelle fasi. Ho invitato le parti al dialogo e alla condanna della violenza: non si può costruire il futuro con la violenza". L’Italia viene tenuta molto in considerazione nella mediazione fra governo e opposizione proprio per la forte presenza italiana nel Paese. Giro ha confermato che il nostro Paese "può giocare un ruolo in quella che non è una vera e propria mediazione ma un’azione di facilitazione del dialogo tra le parti. Per ora abbiamo espresso il nostro appoggio alla missione dell’Unasur e all’eventuale partecipazione della Santa Sede nel dialogo tra le parti. Ho anche offerto il nostro aiuto: vedremo cosa decideranno i venezuelani". Nel governo guidato da Nicolas Maduro ci sono anche ministri italo-venezuelani fra cui quello degli Esteri Elias Jaua Milano (a sinistra, nella foto con Giro) e dell'Economia Jorge Giordani. Nella stessa comunità italo-venezuelana ci sono simpatizzanti sia del chavismo (la minoranza) sia dell'opposizione. Alla curiosità di Bafile se con i ministri incontrati è stato affrontata la spinosa questione dei connazionali in carcere Enzo Scarano, ormai ex sindaco di San Diego, e Salvatore Lucchese, ex direttore della Polizia dello stesso Comune, Giro ha risposto che è ne ha "chiesto la loro liberazione" e che è "rimasto molto colpito dal coraggio della nostra comunità e dalla loro resistenza in tempi così difficili. Vogliono restare e fare la loro parte. Posso anche dire che abbiamo espresso al governo venezuelano la nostra preoccupazione per il fatto che alcuni nostri connazionali, come Scarano e Lucchese, persone conosciute e apprezzate nell’ambito della collettività, siano in stato di arresto". Questioni economiche, credito che vantano le ditte italiane verso il Venezuela ma anche il tema degli espropri subiti anche da molti imprenditori e privati italiani, senza nemmeno avere indennizzi: su questo fronte Giro che questa volta "il tema degli espropri non è stato toccato, mentre invece nella mia ultima visita a novembre scorso l’ho trattato in modo costruttivo. Abbiamo parlato di sicurezza, di economia, di dialogo, del futuro del Venezuela e del contributo che l’Italia può dare a questo Paese. Abbiamo anche parlato delle difficoltà delle nostre imprese su cui speriamo presto di avere risposte". Bafile annuncia nell'intervista la probabile delega agli Italiani nel mondo che Giro riceverà dal premier Matteo Renzi e come intenderà onorarla: "Se, come credo, tale delega mi verrà effettivamente data - ha risposto l'esponente del governo italiano - sarò particolarmente lieto di occuparmi delle nostre comunità all’estero. Grazie alla delega per l’America latina ho avuto modo di conoscere in maniera approfondita la nostra comunità residente in Sudamerica, i loro problemi, le loro aspettative. Certo, la situazione in Italia da un punto di vista finanziario non è rosea, ma si farà il possibile per aiutare. Innanzi tutto faremo quest’anno le tanto attese elezioni dei Comites come ha ricordato il ministro degli Esteri Federica Mogherini alla Camera. Poi ho intenzione di coinvolgere il Cgie negli stati generali della lingua di ottobre prossimo". Le nostre Collettività sono sempre definite “i veri ambasciatori dell’Italia all’estero” o considerate “una risorsa per il Paese”, come ricorda a Giro il direttore del giornale che vuol sapere come crede che queste espressioni possano uscire dalla vaghezza delle belle parole e trovare reale concretezza, dal momento che sono ormai diversi anni che gli italiani all'estero non godono più delle attenzioni anche economiche, soprattutto quelli che vivono oltreoceano e non godono delle protezioni sociali europee. "Un governo seriamente e rapidamente impegnato a risolvere la crisi del paese come quello del presidente Renzi, ha ben presente che bisogna lavorare su alcune priorità - spiega Giro - Gli italiani all’estero non saranno certo dimenticati. Il Governo s'impegnerà, compatibilmente con le risorse a disposizione, a portare avanti una politica di valorizzazione delle nostre comunità che includa appunto un’attenzione particolare alla promozione della lingua e della cultura, al ruolo fondamentale della stampa all’estero, all’assistenza ai più bisognosi".

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