Condor, 8 ergastoli a Roma per i desaparecidos anche italiani in Sudamerica

Otto ergastoli, 19 assoluzioni e sei "non luogo a procedere". E' questa la sentenza della Corte d'assise di Roma sul processo "Condor" conclusosi ieri dopo un lavoro quasi ventennale di ricerca e analisi comparativo delle fonti, ascolto dei testi, esame delle sentenze dei tribunali esteri e più di due anni di dibattimento e di attesa, 60 udienze, decine di testimoni e 40 anni senza giustizia. Il processo riguarda il sequestro e l'omicidio di 42 giovani, tra cui 20 italiani, avvenuti in Argentina, Bolivia, Brasile, Cile e Uruguay tra il 1973 e il 1978, gli anni in cui questi paesi sudamericani sono stati governati da dittature fasciste e militari e che hanno generato i tristemente noti "desaparecidos", giovani militanti di sinistra che si opponevano ai "golpes" sostenuti dalla Cia statunitense. Gli Usa volevano evitare, senza esporsi in prima persona, che le sinistre socialiste e comuniste andassero al potere nel continente, anche democraticamente.

I 34 imputati appartengono alle più alte gerarchie dei regimi militari.  Gli otto condannati all'ergastolo sono Luis Garcia Meza Tejada (ex presidente della Bolivia), Luis Arce Gomez (ex ministro dell'Interno boliviano), Juan Carlo Blanco (ex ministero degli Esteri dell`Uruguay), il cileno Jeronimo Hernan Ramirez Ramirez, Francisco Rafael Cerruti Bermudez (ex presidente del Perù), Valderrama Ahumada (ex colonnello dell'esercito cileno), Pedro Richter Prada (ex primo ministro del Perù) e German Ruiz Figeroa (capo dei servizi segreti peruviani).

L'Uruguay è stato l'unico paese che s'è costituito parte civile della causa: da Montevideo è giunto il vicepresidente del Paese, Raul Sendic, parzialmente deluso perché tra gli imputati assolti c'è anche l'uruguayano Jorge Troccoli (ex servizi segreti, nella foto a destra in aula), accusato del sequestro e omicidio di 25 uruguaiani sequestrati in Argentina tra il 1977 e il '78. Troccoli s'era trasferito in Italia (Battipaglia, nel Salerinitano) proprio per sfuggire alla giustizia uruguaiana. 

Tra gli italiani vittime della repressione anche Juan Josè Montiglio, un giovane di origini piemontesi, socialista, membro della scorta personale del presidente cileno Salvador Allende, destituito e ucciso durante il golpe militare di Augusto Pinochet, l'11 settembre del 1973. Nello stesso giorno Montiglio venne sequestrato e morì poi nella caserma Tacna insieme ad altri membri della Guardia presidenziale.

Stamane all’Istituto italo-latinoamericano (Iila) in Roma, Sendici tiene una conferenza stampa di commento sulla sentenza, moderata dal giornalista peruviano Roberto Montoya, coordinatore di Mediatrends America.

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