Ritenuta 20% su rimesse da estero con bonifici: Pd Mondo corre ai ripari

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I deputati del Partito democratico eletti all'estero (Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca e Fabio Porta, nella foto col ministro Cecile Kyenge) cercano di mettere una pezza all'ultimo balzello introdotto dal governo Letta prima delle dimissioni: la ritenuta del 20% che le banche sono tenute per legge ad applicare a tutti i bonifici bancari provenienti dall'estero verso le persone fisiche.

I parlamentari fanno sapere con una nota che "hanno chiesto al Ministro dell’Economia di prendere provvedimenti così da limitare le trattenute ai casi necessari e per invitare le banche a non dare un’interpretazione restrittiva alle indicazioni regolamentari adottando un automatismo che alla fine scarica in modo generalizzato sui cittadini adempimenti burocratici di cui francamente non si sente il bisogno". Vi è anche la possibilità di compilare "un modello per l’autocertificazione sui flussi finanziari di provenienza estera, che i connazionali possono compilare e inoltrare alla loro banca in Italia". Tassare le rimesse degli emigrati all'estero verso le famiglie (e non solo) in Italia è una tassa particolarmente odiosa, non solo perché si applica su importi considerati intanto redditi, compensi, ma soprattutto perché va a tassare un importante sostegno storico che ha significato la sopravvivenza di tante famiglie che hanno dovuto patire, oltre che la povertà anche l'emigrazione (e, quindi, il distacco) dei propri cari. Nel 2011 le rimesse dall'estero ammontavano a 478 milioni di euro l'anno (nel '68 erano quasi il doppio).

Il primo febbraio, infatti, è entrato in vigore il provvedimento che prevede il prelievo del 20% dai bonifici in arrivo dall’estero e indirizzati ai conti correnti italiani. La ritenuta d’acconto è automatica e spetta al contribuente dimostrare che le somme non hanno natura di “compenso reddituale” per chiedere la restituzione dell’imposta. La misura è stata subito presa di mira dalle associazioni di consumatori, che minacciano azioni legali. “E’ una vergogna, è sadismo fiscale - ha detto Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef - Se non ritirano questo provvedimento lo impugneremo perché è illegale e incostituzionale: se qualcuno lo impugnasse davanti a una commissione tributaria, infatti, vedrebbe sicuramente riconosciuti i propri diritti. E’ assurdo colpire qualcuno basandosi soltanto sulla presunzione di colpa, equivale a cacciare una persona in galera e farla uscire dal carcere se si scopre innocente”. Inoltre “è un boomerang per lo Stato, perché farà scappare persone e capitali”. Verrebbe da pensare, senza dover compilare moduli preventivi, che se si specifica nel bonifico che si tratta di donazione o restituzione di denaro, dovrebbe essere possibile da parte delle banche non operare la ritenuta fiscale. E, invece, la dimostrazione che non si tratta di redditi spetta al contribuente, cioè a chi li riceve e non a chi l'invia. Infatti, il testo del provvedimento precisa che “il prelievo va in ogni caso effettuato, a meno che il contribuente non attesti, mediante un’autocertificazione resa in forma libera, che i flussi non costituiscono redditi di capitale o redditi diversi derivanti da investimenti all’estero o da attività estere di natura finanziaria”. Il contribuente può, quindi, solo richiedere poi alla banca la restituzione dell’imposta non dovuta. “La ritenuta del 20% rappresenta l’ennesimo abuso di potere”, affermano Adusbef e Federconsumatori.

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