Bandiera venezuelana a lutto esibita in Vaticano a Papa Francesco

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Una bandiera venezuelana di 10 metri di lunghezza con le stelle colorate di nero, in segno di lutto, è stata esibita ieri a piazza San Pietro, durante l’Angelus, da centinaia di venezuelani residenti in Italia per chiedere papa Francesco la sua intercessione per la pace, la democrazia e il rispetto dei diritti umani in Venezuela, a seguito dei violenti scontri di inizio febbraio tra forze di polizia e studenti e oppositori al governo chavista di Nicolas Maduro.

Tre morti, più di 70 feriti e oltre 125 arrestati. Fra questi anche il giovane abruzzese Giuseppe Di Fabio, consigliere comunale d’opposizione all’isola di Margarita e cognato di Gianmarco Marsili, sindaco di Castiglione a Casauria (Pe). In Vaticano c’era anche la sorella di Giuseppe, Rosalia che, nata in Venezuela, vive in Abruzzo da tanti anni. Rosalia ha fatto già appello a Giorgio Napolitano ed Emma Bonino e i parlamentari abruzzesi sono informati per sollecitare un intervento del Governo italiano a Caracas, per far liberare Di Fabio. La famiglia del giovane arrestato denuncia il fatto che Giuseppe è “prigioniero politico” a tutti gli effetti perché, non si trovava a Margarita, nella manifestazione per la quale è stato incriminato, ma da tutt’altra parte del Paese, vicino Puerto la Cruz. La concentrazione dinanzi al Papa è nata dalla volontà di alcune associazioni e dei partiti che si riuniscono nel Mud che si oppone al Psuv di Maduro. L'obiettivo è quello di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica verso la difficile situazione politica, economica e sociale del Venezuela, “Le forze dell'ordine - afferma uno degli organizzatori - aggrediscono persino gli studenti che manifestano pacificamente contro il governo”, accusato sin dai tempi del defunto presidente Hugo Chavez di aver creato una dittatura. I venezuelani hanno fatto sentire la loro voce in Vaticano cantando l'inno nazionale. Lo scorso giugno, in occasione della visita di Maduro in Vaticano, papa Bergoglio aveva già chiesto al nuovo presidente sudamericano “una convivenza sociale e serena e democratica”. Parole cadute nel vuoto a giudicare da cosa è accaduto nei giorni scorsi. Il leader dell’opposizione Henrique Capriles, sconfitto di misura alle contestate elezioni (per brogli) dello scorso anno, alla vigilia del viaggio di Maduro in Vaticano, aveva scritto una lettera al Papa auspicando un “dialogo fondato sulla verità”. Anche Amnesty international è preoccupata “che la violenza sia diventata una caratteristica normale durante le manifestazioni – ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicedirettore di Ai delle Americhe - I manifestanti ancora in stato di detenzione devono essere accusati di un reato o immediatamente rilasciati. Il governo deve dimostrare che è impegnato a rispettare la libertà d’espressione, associazione e riunione, assicurando la partecipazione a proteste senza timore di essere maltrattati, arrestati o addirittura uccisi. E' essenziale che i giornalisti possono raccontare gli eventi liberamente e i difensori dei diritti umani siano in grado di monitorare le manifestazioni”.


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