Presidenziali argentine tutte "italiane" viste da altra parte Atlantico

(da Buenos Aires Walter Ciccione / "Tribuna Italiana") - Come è noto, lo scorso 25 ottobre, circa 32 milioni di argentini sono accorsi alle urne per eleggere il presidente che li governerà fino al 2019. Dopo un’interminabile notte elettorale, carica di suspense e di attese, finalmente sono stati resi noti i risultati. Il primo posto è stato conquistato da Daniel Scioli (nella foto è al centro), che ha preso il 36,8% dei voti, ma è Mauricio Macri (a sinistra nella foto) colui che, ottenendo il 34,3% dei voti, ha dato l’enorme sorpresa, non prevista da nessun sondaggio, di quasi ottenere una parità tecnica, che comporta una sonora sconfitta per il peronismo ufficiale. Visto che nessuno dei candidati ha ottenuto i voti sufficienti, torneranno ad affrontarsi in un secondo turno presidenziale che per la prima volta si verificherà in Argentina, domenica 22 novembre. La performance di Macri ha provocato un terremoto politico che è stato rispecchiato dai media locali e ha avuto ripercussioni tra la gente abitualmente preoccupata per quanto avviene nel Paese. Di fronte a questa valanga d'informazioni, la stampa internazionale e quella italiana in particolare, presentano nelle copertine e portali, dettagli e punti di vista sul particolare scenario politico, sociale ed economico post elettorale che offre oggi l’Argentina. Specificamente i media del Belpaese hanno dato grande rilievo all’elezione del futuro presidente che nei prossimi quattro anni, guiderà un Paese che si trova “quasi alla fine del mondo”, inviando corrispondenti per raccontare queste elezioni particolari. La notizia di grande interesse è, però, il fatto che il futuro presidente sarà di origine italiana: Scioli, infatti, è discendente di molisani, Macri di un calabrese e Sergio Massa (a destra della foto), che per i voti ottenuti è diventato una sorte di arbitro del ballottaggio, è figlio di un siciliano e una triestina. Al riguardo ci permettiamo di mettere da parte i titoli dei giornali locali che riguardano il sorprendente risultato delle elezioni e le sue conseguenze politiche, per dare spazio ad alcune definizioni e curiosi punti di vista dei nostri colleghi italiani dell'altra parte dell’Atlantico, sull’origine italiana dei candidati, argomento che è 'leit motiv' di numerosi articoli, e alcune “perle”, errori nei quali possiamo incorrere nella nostra professione. 

Cominciamo dalle copertine, "L’Espresso" titolava: “Il nuovo presidente dell’Argentina? Un italiano”; mentre Il "Corriere della Sera” puntava su: “Daniel Scioli, è il favorito di chiare origini italiane” . Poi “Il Sole 24 ore” sottolineava: “Argentina al voto, tre 'italiani' per l’eredita di Cristina Kirchner. A sua volta “IlFatto-Quotidiano” affermava: “Elezioni Argentina, finisce l’era Kirchner: candidati favoriti di origine italiana”. Infine “Il Giornale.it” enfatizzava: “L'Argentina al voto: vincerà un italiano”, e poi aggiungeva: “l’italianità dei candidati papabili è un dato che non è da disprezzare, poiché appare anche come segno di affermazione sociale, economica e politica della vasta comunità di origine italiane in Argentina”. Il quotidiano, proprietà della famiglia Berlusconi, dedica grande spazio alle elezioni e punta sul successo di Macri, che chiama “il Berlusconi argentino”. In questo caso non fa certo riferimento al Silvio Berlusconi “bunga bunga”, ma al percorso parallello fatto dal candidato argentino: “Macri, già presidente della squadra di calcio Boca Junior, è un imprenditore prestato alla politica intesa, come lui ama ripetere, come 'servizio per la comunità e non strumento per trarre vantaggi indebiti', – Due temi molto cari anche al 'Berlusconi d'Argentina'. L'aver conquistato tutto con il Boca nei suoi anni di presidenza e la rapida carriera politica hanno fatto, infatti, guadagnare al timido e pio Mauricio questo soprannome. In realtà non si tratta di un self-made-man alla Silvio – il genio di famiglia Macri negli affari era il padre – né possiede l'empatia con il popolo del Berlusconi dei tempi d'oro, ma ha due vantaggi dalla sua rispetto al nostro: l'anagrafe e un elettorato argentino”. Il sopranome però è stato subito ripreso da un altro periodico online, “QuiCosenza.it”, che annuncia: “Il Calabrese che chiamano il 'Berlusconi argentino', candidato a governare l’Argentina”. Per quanto reguarda le piccole perle dei nostri colleghi del Belpaese, sono parecchie, come questa: “...E tanto per chiarire che, in Argentina, si deve comunque essere peronisti, Macri è andato a Cordoba a inaugurare un monumento dedicato a Juan Domingo Peron…". C’è da ricordare che il monumento dell’ex presidente è stato inagurato a Buenos Aires, vicino alla sede della Cgt, la centrale confederale dei lavoratori. Un altro giornalista, in questo caso di “Euronews”, ha ribattezzato il candidato ex motonauta: “Argentina al voto. Il molisano David Scioli verso la Casa Rosada…”. Non possiamo chiudere questo sguardo su “come ci vedono”, prescindendo un tocco ironico all’italiana, come i commenti di alcuni lettori: “Con i politici di origine italiana al potere, l'Argentina rischia di piangere davvero!” ,o anche “Pure gli argentini non sono messi troppo bene se devono scegliere chi li governa tra due 'Italo-argentini'". O anche “Se hanno bisogno di politici in gamba potremmo inviargli 'in prestito gratuito' (come si fa per i calciatori ) qualcuno dei nostri”. Per chiudere vorrei aggiungere una riflessione personale che certamente ci dovrebbe far valutare la cruda realtà che mette in evidenza: Se vengono eletti negli Usa sono motivo di orgoglio e riveriti, se vengono eletti in Argentina tutt'altro! Dov'è la differenza?.

Nella foto a destra, il giornalista italo-argentino Walter Ciccione (presidente della Casa abruzzese di Buenos Aires), in visita l'anno scorso a Pescara, è nella redazione del quotidiano "Il Centro", col direttore Mauro Tedeschini.

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