Cuba, liberato ed espulso Giulio Brusadelli, condannato per tre spinelli

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Giulio Brusadelli, il giovane 34enne italiano arrestato il 3 marzo scorso a Cuba (dove viveva da quattro anni) perché trovato in possesso di 3,5 grammi di marijuana e condannato a quattro anni di carcere, è stato liberato. Ne ha dato notizia Luigi Manconi, senatore del Pd e presidente della Commissione Diritti umani, che è stato informato dai genitori. "Stamani alle 3,40 - afferma Manconi - ho ricevuto un sms da Cuba”. I genitori “mi scrivevano che il loro figlio Giulio era finalmente stato liberato". Il giovane romano, spiega Manconi, "soffre da quasi vent'anni di una grave sindrome maniaco-depressiva che, una volta recluso nel carcere di Santiago, è precipitata fino a ridurlo in uno stato catatonico. Dimagrito in maniera spaventosa, da settimane si sottrae al cibo, alle cure, a qualunque comunicazione verbale, così che la sua stessa incolumità fisica è in grave pericolo. Questo ha fatto sì che un caso giudiziario si sia trasformato in una drammatica vicenda umanitaria”. Manconi, nella sua nota, ringrazia – oltre che e ambasciate italiana a L’Avana e cubana a Roma - anche Mario Giro (foto sotto), il sottosegretario agli Esteri che è stato il principale protagonista di questa delicata vicenda, di cui solo il nostro giornale si è occupato alla vigilia della condanna. “Sono stato in costante contatto col mio omologo cubano Rogelio Serra – racconta Giro – e ho insistito con le autorità cubane che Brusadelli doveva innanzitutto essere trasferito dal carcere all’ospedale, perché era ed è tuttora in gravi condizioni di salute. Anche i medici cubani hanno convenuto dello stato di salute del giovane”. Così Brusadelli (foto sopra) è stato nel frattempo trasferito in ospedale e, quindi, liberato ed espulso da Cuba. “L’espulsione è modo tecnico per farlo tornare in Italia, trattandosi di un condannato”, ha spiegato il sottosegretario agli Esteri che si occupa di America Latina. Anche il Tg3 Rai delle 14 di oggi ha dato notizia della liberazione con tanto d’intervista telefonica al padre del giovane condannato a Cuba. Ci fa piacere che Brusadelli sia stato liberato e ci fa piacere anche che il padre (che non nominiamo, perché siamo stato da lui e sua moglie diffidati a farlo a fine agosto) abbia cambiato idea sull’importanza che ha la stampa per la soluzione di casi del genere che vedono italiani e stranieri detenuti all’estero (vedere ultimi casi di cui ci siamo occupati: Giuseppe Di Fabio in Venezuela o Meriam Yahia in Sudan). Solo pochi giorni fa i genitori di Giulio fecero l’appello “Riportate Giulio in Italia, altrimenti rischia davvero di morirci in galera”, pubblicato da “L’Ultima ribattuta”, giornale delle “Notizie e retroscena che i media nascondono” (forse non avevano letto il nostro articolo di luglio). Un appello dettato dalle gravi condizioni di salute del figliolo, tossicodipendente da molti anni, e del rifiuto iniziale delle autorità cubane di concedere l’estradizione, peraltro prevista fra Cuba e l’Italia. I genitori avevano precedentemente inviato una lettera a Manconi pubblicata da alcuni giornali (non a noi, che abbiamo ricevuto solo una diffida a cancellare nomi e persino articolo completo) che da Cuba scrivevano: “Gentile senatore Manconi, siamo i genitori di Giulio Brusadelli e le scriviamo da Cuba. Ieri, 28 agosto, abbiamo incontrato nostro figlio nel reparto psichiatrico dell’ospedale ‘Juan Bruno Zayas’ vicino a Santiago, dove si trova recluso e piantonato. Giulio era in stato catatonico, visibilmente prostrato e depresso, dimagrito in maniera impressionante (…), incapace di pronunciare parola e di riconoscere i propri genitori (…). Giulio ha commesso un errore ma non può certo, per questo motivo, rischiare di morire (…). Il nostro è un grido di aiuto (…). Prima che sia troppo tardi”.

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