Fuga da Italia? 10 paesi dove vale la pena emigrare. Pensionati vanno a Canarie

Molti giovani italiani cercano migliori opportunità di vita e di lavoro all’estero. Come scegliere, però, il paese di destinazione? Lavoce.info stila la classifica dei più interessanti per reddito pro capite, prospettive di crescita, facilità di fare business e accettazione degli immigrati. Non mancano le sorprese. Da anni ormai in Italia si parla della perdita di capitale umano. In inglese si chiama “brain drain”, da noi “fuga dei cervelli”, e nel nostro Paese è un fenomeno di entità significativa. Il dibattito pubblico sul tema è centrato sulle conseguenze per il “sistema Italia”. Per lo più, la fuga dei cervelli è vista come un fenomeno negativo, anche se alcuni sostengono che ciò non è necessariamente ovvio, giacché molti dei cervelli in fuga finiscono per rientrare portando con sé un patrimonio di esperienza acquisita all’estero.
Partire sì, ma per dove? A chi si è fatto, magari a tempo perso, questa domanda, Nicola Persico, redattore del sito, nonchè docente alla Northwestern university nella Kellogg school of business di Chicago (Stati Uniti), offre una possibile risposta in una forma provocatoria, ma divertente. Propone, infatti, una classifica delle destinazioni per l’emigrante, che tiene conto di quattro parametri: il primo è il pil (prodotto interno lordo) pro capite del paese di destinazione. Il secondo parametro è il rapporto debito/pil, un parametro importante perché predice se il paese continuerà a essere ricco nel medio periodo. Il terzo criterio considerato è un indice di “efficienza” del sistema economico, cioè quanto è facile “fare business” in quel paese. Il quarto e ultimo criterio concerne i valori dei cittadini del paese di destinazione, con riferimento alla loro l’apertura all’immigrazione. A questo scopo è stata utilizzata la World value survey, un'indagine campionaria di carattere sociologico. Sulla base di questi quattro indicatori, è stato calcolato l’indice di desiderabilità semplicemente sommando tutti gli indicatori. Ed ecco i primi dieci paesi della speciale classifica (sette su dieci non sono europei): Qatar, Australia, Svezia, Kuwait, Singapore, Stati Uniti, Olanda, Germania, Nuova Zelanda e Taiwan. "In classifica spicca la presenza di due paesi arabi (Qatar e Kuwait) nei primi quattro posti - afferma l'autore dello studio - Il risultato, forse inatteso, è dovuto al basso debito pubblico e al fatto che il loro pil pro capite è tra i più alti al mondo grazie al petrolio. Tuttavia, l’indice di accettazione degli immigrati in Qatar (0,54) è uno dei più bassi del nostro campione, mentre il valore per il Kuwait è 0,63, comunque inferiore alla media (0,754)". L’Australia risulta una destinazione molto appetibile rispetto a tutti i parametri considerati, con alta accettazione degli immigrati (0,89), alta libertà economica e basso debito pubblico. La Nuova Zelanda ha indicatori sovrapponibili all’Australia, a parte il pil pro capite (40842 dollari contro 67468). "Il modello scandinavo - prosegue Persico - ottiene a sua volta un ottimo piazzamento con la Svezia, caratterizzata da elevato pil pro capite, altissima accettazione degli immigrati (0,96) e buona libertà economica". Per quanto riguarda l’Asia, Singapore - che è anche il Paese più sicuro al mondo - primeggia per pil e, soprattutto, libertà economica (l’indice è 89,4, il più alto del nostro campione). Tuttavia, l’indice di accettazione è solo di 0,64 e preoccupa il rapporto debito/pil al 105%. Taiwan è forse una destinazione più sicura nel lungo periodo: garantisce, infatti, alta accettazione (0,8) e un debito pari al 38,9% del pil. "Gli Stati Uniti si confermano una delle migliori destinazioni - prosegue l'autore dell'indagine - interessante notare che il loro indice di libertà economica (75,5) non è molto lontano da quello svedese (73,1).
Olanda e Germania, infine, si segnalano come le migliori destinazioni in Europa centrale grazie a un buon punteggio in tutti i parametri considerati, senza contare che sono paesi con un ricco patrimonio calcistico".

In base ai dati dell'Istat, nel 2012, le principali mete di destinazione degli italiani sono, però, sempre le stesse di chi decise di emigrare nel dopoguerra: Germania (3355 persone), Svizzera (2278) Gran Bretagna (1698), Francia (1572), Stati Uniti (1479), Spagna (1125), Brasile (897), Argentina (492), Belgio (491) e Austra (146). Interessante è anche vedere quali paesi scelgono i pensionati italiani che decidono di emigrare. Secondo Eurostat nel 2012 erano 400mila e nel 2013 il trend non è previsto in calo. I pensionati italiani fanno scete in base al potere d'acquisto delle loro pensioni, al clima, la vicinanza con l'Italia e le agevolazioni fiscali. I paesi preferiti Marocco e Tunisia, Thailandia e Filippine, Repubblica Dominicana e persino l'Ecuador. Anche se la maggioranza rimane in Europa spostandosi in Spagna (isole Canarie in testa), in Grecia o a Cipro. Non importa se qui l'economia è peggiore della nostra: il clima è decisamente più gradevole, specialmente in inverno, e l'appartenenza all'Unione europea garantisce le cure mediche necessarie. Il 77% dei pensionati emigrati ha un assegno medio mensile inferiore ai mille euro, mentre il 49% resta sotto i 500 euro. Facile quindi capire perché ci sia chi, dopo una vita di lavoro, scelga di emigrare. Alle isole Canarie sono ben 20mila gli italiani che hanno scelto di risiedervi. Qui l'Iva è appena al 4% e, complice lo scoppio della bolla immobiliare, i prezzi delle case sono particolarmente convenienti, quasi dimezzati rispetto a due o tre anni fa: per un'abitazione in affitto si sta sotto i sette euro al metro quadro e chi vuole comprare non fatica a trovare un bilocale a 60mila euro. Non a caso l'arcipelago spagnolo - che gode del sistema fiscale ridotto rispetto al Continente - ha attirato sempre più pensionati italiani, anche perché fino a un lordo massimo di  22mila euro non è nemmeno necessario presentare la dichiarazione dei redditi. Uno dei "pensionati" più originali emigrati alle Canarie, nel 2007, è certamente Giuseppe Iannantuoni, anche se a Las Palmas, dove vive, non c'ha pensato nemmeno un giorno proprio a stare a riposo. "Peppino", più noto così fra amici e clienti, ha, infatti, rilevato il Sailor Bar, un ristorante di cucina italiana e spagnola (ora di successo), gestito insieme alla famiglia: la moglie Manuela e le figlie Marta e Giulia (con lui nella foto sopra). Iannantuoni, in Italia è stato un noto gestore di discoteche in provincia di Como, nonché dirigente nazionale del Silb, il sindacato locali da ballo. Il suo locale estivo, il Triangolo Open, s'era trasformato d'inverno, alcuni anni fa, in cantiere dove Peppino ha realizzato, in cinque anni, il sogno di una vita intera: costruirsi da solo la sua barca a vela di 10 metri (foto sotto). Una volta terminata, Iannantuoni s'è imbarcato a Genova, dove ha fatto il varo, per finire alle Canarie e lì decidere di trasferirsi sì come tanti italiani ma con un viaggio davvero unico. "Volevo fare il giro del mondo - racconta Peppino - ma dopo aver girato il Mediterraneo ho deciso che era ancora presto per navigare da solo. Còsì, mi son fermato a Las Palmas - dove il clima è mite tutto l'anno - e sono entrato al Sailor Bar, allora gestito da uno svedese che si lamentava degli affari". Iannatuoni ha così deciso di comprare il locale e di trasformarlo del ristorante più gettonato nella zona, punto di arrivo, partenza e ristoro per tutti i naviganti "anche i barcastoppisti squattrinati - rivela l'ex discotecario marinaio ristoratore - Stanno qua anche tutto un giorno ad aspettare l'imbarco, predendo solo un caffè". All'interno del Sailor c'è anche una libreria nautica, dove consultare le mappe. Comprare casa? neanche per idea: Peppino vive nella sua barca, ormeggiata a 20 metri dal locale.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=