Ministra ex bracciante Bellanova: legge su caporalato va applicata

"La legge contro il caporalato di cui si è dotato il nostro Paese è, come si riscontra ancora una volta oggi, una norma eccellente, considerata best practice a livello europeo. Una legge che sta dando risultato importantissimi e che a maggior ragione per questo deve essere fatta funzionare completamente. Deve essere infatti chiaro che quella non è solo una norma repressiva ma contiene in sé una parte preziosissima legata alla prevenzione e alla rete del lavoro agricolo di qualità". Lo ha affermato la neo ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova (Pd), aggiungendo che "va spezzato il legame malato e illegale tra caporali e imprese e tra caporali e lavoratori. Non è quello il luogo dell`intermediazione del lavoro. Va spezzato il legame tra caporali e lavoratori migranti (costretti anche a doparsi per sopportare la fatica di giornate intere sui campi, ndr) sul versante dei servizi: trasporti e luoghi di residenza. Uno sforzo enorme che va fatto non contro le aziende ma con le aziende, perché il caporalato significa concorrenza sleale e danneggia quelle imprese, e sono tantissime, che operano nella legalità, con esiti eccellenti. E che va fatto con i consumatori e la grande distribuzione.
"Se una lattina di pomodoro costa 50 centesimi - prosegue la ministra - da qualche parte qualcuno sta pagando un prezzo altissimo, spesso con la vita. Una spirale che va assolutamente spezzata.Per questo intendo, nei prossimi giorni, incontrare imprese della produzione, della trasformazione, della distribuzione, per riequilibrare la catena del valore. Deve funzionare la filiera. Naturalmente, grazie a Forze dell`Ordine e Magistratura per il grande lavoro che stanno compiendo".

La Bellanova (nella foto d'apertura, quella pubblicata su Twitter in replica a chi l'aveva criticata per il vestito usato al giuramento da ministra, che ha scatenato i social) afferma che la legge sta funzionando: funzionerebbe meglio se si incrementassero di più le azioni ispettive sui campi, dove il lavoro nero rappresenta ancora una fetta consistente di quello complessivo. In ogni caso, chi meglio di lei conosce il fenomeno visto che la nel ministra è stata da giovane bracciante agricolo in Puglia, dove è nata 61 anni fa, è da lì è nata la sua carriera sindacale nella Cgil, dove la lotta al caporalato l'ha contraddistinta sin da quando era ancora minorenne.

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